Di rotonde, semafori e distributori di ticket

L’altro giorno ero sintonizzato su rai3, non ricordo sinceramente il programma perché buttavo di tanto in tanto un orecchio, fatto sta che l’ospite di turno se ne esce con questa affermazione: ” Gli Italiani tra il semaforo e la rotonda preferiscono il primo, che è autoritario, rappresenta lo stato che dice cosa devi fare e quando, mentre la rotonda che è più democratica e prevede le precedenze e il proprio turno tende a creare più difficoltà nell’automobilista“.

Per contro cercando in rete qualcosa sull’argomento ho trovato un pdf con questo passaggio: “ La rotonda, a differenza del semaforo, che è molto autoritario e incrementa l’aggressività dell’uomo, è un accorgimento democratico, perché quando ci avviciniamo alla rotonda siamo più gentili: “Passo prima io? No, passa prima tu, perché tanto, in ogni caso, passiamo tutti e due“.

image010Sempre parlando di precedenze e turni, ieri mattina mi trovavo in posta per spedire dei pacchi, c’era gran vociare all’interno del pubblico ufficio che era strapieno di gente, come sempre il lunedì mattina. C’erano vecchietti, ma non solo, che protestavano animatamente. Ci ho messo un attimo a capire il motivo delle nemmeno troppo velate proteste. Alcuni sportelli erano chiusi, credo per lavori in quella fascia dell’ufficio, e così per gestire meglio l’afflusso dei cittadini, in rapporto a limitato numero di sportelli disponibili, sono stati messi i distributori di tickets, che comunque sono presenti nel 90% degli uffici postali. In quell’ufficio non c’era mai stato il distributore di numerini. Essendo un piccolo paesino di campagna con l’ufficio a pieno regime e tutti gli sportelli aperti la cosa era gestibilissima. Ma la novità ha indispettito gli utenti, e non poco. Perché dovevano mai seguire un’ordine? E nonostante le spiegazioni e le giustificazioni più che logiche e motivate da parte dei dipendenti la cagnara non accennava a diminuire. E questo è un fenomeno solo Italiano.

Mi raccontava una mia amica che in certi suoi viaggi all’estero agli ingressi, ad esempio di monumenti o edifici di interesse, in alcuni casi c’era una fila separata da transenne indovinate per chi? Se non ci fosse il numerino nei tanti uffici probabilmente ogni giorno sentiremmo parlare di baruffe durante i telegiornali. Altrove se c’è una fila non serve il numerino, ci si accoda civilmente e si aspetta il proprio turno. La scena a cui ho assistito ieri invece è stata da paese cafone e incivile, tanto che la voglia di prendere na mazza da baseball e stuzzicare gli stinchi di qualche scassa palle è stata forte.

Sarà anche vero, come dice Brunetta, che i dipendenti della P.A devono migliorare il loro servizio e il loro porsi con il cliente/utente, ma è anche vero che si rapportano ogni giorno con orde di vecchi cafoni, dame impellicciate che non possono aspettare, giovani furbastri che tentano quattro sorpassi alla volta. Pensiamo anche a questo.

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Un pensiero su “Di rotonde, semafori e distributori di ticket

  1. duhangst ha detto:

    Questa nostra indisciplina “genetica” o il tentare di fare sempre i furbi ci si sta ritorcendo contro..
    Non capisco il perchè si deve sempre dimostrare di essere più furbi di altri.

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