Meno male che Di Pietro c’è?

antonio-di-pietroUltimamente sento molta gente, anche persone che hanno sempre votato a sinistra, dire che ora il loro consenso va ad Antonio di Pietro. Personalmente sono di sinistra, da quando ho diritto di voto ho sempre espresso la mia preferenza verso l’area Bertinottiana, escluse le ultime elezioni in cui, come molti altri, ho espresso il mio voto in favore di quello che per il momento è il disastroso esperimento del Partito Democratico, e forse è stato un’ errore.

Ecco, la virata verso l’area dipietrista prende forma nel momento in cui si paventa l’idea di una mancanza, di uno sbaglio nell’urna. Uno sbaglio a cui, molti forse pensano, in qualche modo vada posto rimedio al più presto. Non è mistero che nei sondaggi (sempre attribuendo loro il reale valore che meritano, mai fidarsi troppo) il bell’Antonio – eufemismo – abbia già macinato metri lungo la parete e che sopra di lui già intraveda le natiche degli esponenti Pd, rallentati dai continui bisticci che di tanto in tanto rischiano di farli precipitare rovinosamente di sotto. Ora, tenendo presente che un sorpasso è pura fantascienza per ora –sarebbe più facile vedersi apparire la casa della Vergine Maria nel giardino di casa– è però da tener conto che tanti voti quasi sicuramente alle prossime tornate verranno sottratti al PD per esser deviati all’Italia dei valori . E questo in termini puramente numerici, e non solo, non è un bene per il PD e la sinistra in generale, perché quei voti non resteranno a sinistra, ma andranno all’Idv che è altra cosa.

Personalmente non mi sono mai aperto più di tanto nei confronti di Di Pietro e del suo partito. Prima di tutto perché l’ex pm non è uomo di sinistra – nel 94 (già sapeva muoversi bene) accorse ad Arcore in odore di ministero degli interni, ma poi, si dice su consiglio di Borrelli e Scalfaro, declinò. Sua l’affermazione “il mio cuore batte a destra” poi aggiunse “ma lì c’è Berlusconi -in secondo luogo perché mi sembra una foglia matta, capace da un momento all’altro di virare. Lo stesso motivo per cui sempre mi tenni alla larga dai radicali. E si è capito poi il perché.

Ma Di Pietro ha una sua funzione, almeno momentanea. Come ha scritto recentemente Curzio Maltese sul Venerdì di Repubblica, attribuendogli il coraggio che non ha la sinistra. Ha la funzione di opposizione. Almeno su certi temi. Quella che il PD non è in grado, o per riprendere Maltese, non ha coraggio di fare:

“Non una volta su un singolo tema, su uno dei valori fondanti e costituzionali, come il diritto al lavoro, e la legge è uguale per tutti, la laicità dello stato e la libertà d’informazione, il centrosinistra ha saputo tenere il punto, magari con la forza di remare per una volta controcorrente”.

E non posso che essere concorde con questa analisi, ed proprio da qui, da questa mancanza di grinta, di motivazione, di coraggio di unità che trae forza e voti Antonio di Pietro. Tra azzardo populista e giustizialismo coraggioso. D’altra parte solo uno sprovveduto non lo avrebbe tenuto in considerazione come potenziale incognita, anche in visione sfavorevole in caso di mancata alleanza – come poi è stato- visto che lui il mestiere lo conosce bene. Benissimo. Chi meglio di lui, che con la politica dell’adulazione, del raggiro, delle speranze, delle scale mobili e immobili ci ha avuto a che fare, anzi, l’ha eliminata (in teoria), può conoscere il metodo migliore per far breccia nell’elettorato insoddisfatto?

Se il Partito Democratico non troverà a breve quel coraggio di cui è privo dai natali allora la vedo faticosa la scalata. Estremamente ardua, a tratti impossibile.

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9 pensieri su “Meno male che Di Pietro c’è?

  1. alberto ha detto:

    La sinistra antagonista, anche con l’ultima scissione del PRC, è in brandelli. Il PD non è né carne né pesce. Di Pietro è l’unico che fa opposizione col suo populismo, e il populismo in certi periodi paga, ma non paga a lungo. Senza giri di parole siamo nella merda.

  2. BECA ha detto:

    arg! anche tu hai ceduto al voto “utile”. Confessati e i tuoi peccati verranno cancellati 😛

    La divisione dentro a Rifondazione è nata dal desiderio di un partito unico a sinistra (lo so, è una contraddizione..)

    Io nel nuovo progetto de “la sinistra” ci credo.. anche perchè, come si dice, la speranza è l’ultima a morire (sempre che qualcuno non l’alimenti contro la sua volontà..)

  3. Mirtilla ha detto:

    Io sostengo l’IdV da molto tempo ormai. Non mi sento di essere al momento né di sinistra né di destra, ma Di Pietro rappresenta l’unico capace di far rispettare e portare l’attenzione su determinati valori e problemi. Ho stimato e stimo tutt’ora Prodi. Provo profonda nausea sia per quella che è diventata l’area di sinistra e ciò in cui si è trasformato il PD.

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