Uomo nel buio – Paul Auster

uomo nel buioE il folle movimento del Mondo viene avanti rotolando. Ripetuta più volte all’interno del suo ultimo romanzo assume quasi la forma di un mantra. L’inevitabilità degli eventi, nel loro succedersi, finisce per trascinarci dentro tutti. E poco si può fare. Paul Auster scrive un libro godibilissimo e attuale come non mai.

Uomo nel Buio” è il titolo, e l’uomo nel buio è appunto il protagonista, August Brill. Un’anziano critico letterario. Il buio è la cornice entro cui Auster dipana la sua matassa narrativa. E’ il buio della notte, dei ricordi e degli errori, è il buio della guerra e delle tragedie che finiscono per abbattersi sulle nostre vite, nelle nostre storie. Un racconto lungo 50 anni Americani, un racconto che parte dalla guerra di secessione negli Stati Uniti dell’epoca Bush. La seconda dunque, racconto nel racconto. Il protagonista del libro non riesce a trovare il sonno nella notte, preso dai ricordi di una vita costernata di errori, di passi falsi, di sfortune e di sensi di colpa, una vita come quella di ognuno di noi. Per evitare di cadere nei tristi pensieri, steso nel suo letto, sofferente alla gamba per via di un incidente, nel buio della notte Brill inventa storie per tenere la mente occupata, crea altre realtà in cui muove come un Dio i suoi protagonisti. Un’ ennesima guerra di secessione negli Usa appunto. Una storia in cui i protagonisti individueranno lo stesso Brill come causa del conflitto. Arriveranno a progettarne la morte, se Brill Muore il conflitto muore. Ma è Brill con la sua immaginazione a muovere i fili di questa storia nella storia, in un gioco simile alle scatole cinesi. Brill dunque crea un complotto ai suoi danni, concepisce la sua morte come fine delle sofferenze dei partecipanti al suo racconto. Ma la fantasia, per quanto potente non può oscurare la realtà, e così gli eventi passati, reali, di tanto in tanto finiscono per prendere il sopravvento e ci vengono narrati attraverso il dialogo tra il vecchio Critico e la Nipote poco più che ventenne, Katya, anch’essa alla ricerca della pace, e del sonno, dopo la Morte del fidanzato Titus in Iraq. Ed ecco che l’atrocità della guerra, quella vera, quella spina nella costola dell’America, torna reale più che mai, nel buio, a risvegliare le angoscie, i rimorsi e i tormenti. Katya è ossessionata dalle immagini. Quelle del cinema, del cinema che consuma assiema al Nonno Brill vogliono essere forse un tentativo per cancellare e sostituire nella mente ben altre immagini, immagini che tutti noi che leggiamo il romanzo conosciamo (quali siano non ve lo dico, leggete e capirete), che abbiamo imparato a conoscere. Katya tenta di fare quello che forse tutti avremmo voluto fare, rimuovere l’orrore e sostituire. Vengono tirati in ballo Renoir, De Sica, Ray, OzuAuster attraverso alcune sequenze ben descritte di alcuni loro film spiega l’oggetto inanimato come mezzo per esprimere le emozioni, emozioni tra persone, coppie, e non a caso -. E’ tra queste cinevisioni e il dialogo che scaturisce a più riprese tra nonno e nipote ( due punti ad unire un lungo passo di storia Americana) soprattutto nel buio insonne della notte che Veniamo proiettati nell’intimo della famiglia, di genitore in genitore fino al momento, presente, in cui essei parlano nella stanza. Divorzi, tradimenti, morti, matrimoni, momenti tristi e meno tristi attraverso un’America spesso contraddittoria. Storie che sono di tutti, tutti i giorni. Forse anche per questo bene ci si riesce ad immedesimare. Il buio non è solo nella guerra, ma dentro l’animo di ogni persona e nella storia di ogni famiglia. E in fondo, quello che tutti vogliamo e che chi ci è caro sia felice. Voglio che tu sia Felice, dice il vecchio a Noriko (in una delle sequenze citate). E il folle movimento del mondo viene avanti rotolando.

Di seguito vi incollo il video in cui è contenuta una delle sequenze descritte nel libro. Parte dal 6° minuto circa fino al 7°.40 circa.

-Katya:“…adesso gli uomini sono andati via, e poiché sono andati quei piatti si sono trasformati in un segno della loro assenza, nel solitario dolore delle donne quando gli uomini vanno in guerra; e a uno a uno, senza dire una parola, lei li raccoglie, i piatti, e rigoverna la tavola. Quanto dura la scena? Dieci secondi? Quindici? Praticamente nulla, ma ti mozza il respiro, non è vero? Ti scaraventa a terra.”

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