Dichiarazione universale per i diritti dell’ Uomo. Il mio cane ha più diritti!

Il mio cane ha più diritti. No, non è uno scherzo. E’ un pensiero che mi è balzato in testa. Il mio cane puo’ bere, il mio cane ha un posto caldo dove dormire, il mio cane non viene picchiato, torturato, seviziato, il mio cane ha di che nutrirsi. Il mio cane ha cure mediche, quando sta male. Il mio cane ha, tutto sommato, una famiglia che si prende cura di lui. Il mio cane è tutelato dalla legge. Se qualcuno nuoce alla sua salute o incolumità fisica finisce nel penale e viene perseguito. Il mio cane quando vuole chiedere qualcosa abbaia, se ha fame, sete o necessità lo fa capire e viene ascoltato. Ed è, con tutto il rispetto parlando, un cane.

Molti bambini e persone nel mondo non hanno da bere, ne di che nutrirsi. Vengono torturati, seviziati. Non hanno possibilità di accedere a cure mediche, perché non esistono o perché è negato loro l’accesso. Non hanno spesso ne una famiglia, ne un posto accogliente in cui ripararsi. Spesso il centro del loro mondo è una discarica a cielo aperto, malsana, unica fonte di cibo. La loro casa un cartone o quattro lamiere d’amianto, e per bere fanno chilometri per giungere ad una pozza d’acqua stagnante. Queste persone se hanno necessità, fame o sete o disaccordo non possono, a differenza del mio cane, farlo sapere. Non gli è permesso. Verrebbero represse sul nascere le loro voci.

Parecchi anni fa l’umanità decise di creare un documento ad hoc, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale. Perché nulla si ripetesse.  Tutti i paesi delle Nazioni Unite, a quel tempo, compresi alcuni che oggi vengono meno a questa carta, votarono ad unananimità a favore del documento. Forse forti anche del fatto che quel documento non è purtroppo vincolante, ma è lasciato al buon senso democratico di ogni paese nella sua attuazione. Dopo 60 anni persino in alcuni paesi democratici alcuni di questi diritti vengono subdolamente calpestati. E lo sappiamo. In 60 anni abbiamo fatto tanti passi avanti e parecchi altri indietro.

E siamo arrivati al punto che il mio cane oggi ha più diritti di alcune centinaia di milioni di persone presenti sul pianeta. L’auspicio è che non ci vogliano altre sei decadi per accorgersi della direzione che stiamo prendendo. L’attenzione deve essere tenuta alta senza distinzioni tra paesi di serie A e B perché spesso sono quei paesi considerati A a calpestare i B, o a calpaestare i diritti dei propri cittadini. E nessuno fa niente. E’ labile il confine. Bisogna restare sempre vigili e alzare la voce quando è necessario. Questo che si va concludendo non è stato certo l’anno dei diritti. Nemmeno qui in Italia. Speriamo che qualcosa cambi. Speriamolo vivamente. Ma perché questo accada bisogna imparare a curiosare oltre lo steccato di casa, bisogna essere curiosi del vicino, della sua cultura, delle sue idee, delle sue motivazioni. Bisogna accettare che il nostro (generico, vale per tutti) punto di vista non è esatto, non perché sia in se sbagliato, ma semplicemente perché non è l’unico, quindi impossibile da applicare ad ogni situazione. Un saluto a tutti

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7 thoughts on “Dichiarazione universale per i diritti dell’ Uomo. Il mio cane ha più diritti!

  1. Il problema non è tanto che il tuo cane ha più diritti, ma che a tutti gli uomini non sono garantiti i diritti che dovrebbero invece avere per legge… la stessa cosa si potrebbe dire anche per i cani, mica tutti hanno garantiti i diritti che tu garantisci al tuo 😉

  2. Va be’ anche molti cani del mondo non hanno da bere né crocchette e vengono torturati ecc. Sono d’accordo però è un po’ come dire che ci auspichiamo la pace nel mondo. Per carità, ben venga eh!

  3. Si è svolta a Roma una lettura collettiva della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, evento promosso dalla Provincia di Roma. Sebbene sia innegabile la valenza retorica di una simile manifestazione, ben venga se può servire ad avvicinare le nuove generazioni ad una maggiore consapevolezza della propria e dell’altrui dignità di esseri umani. Zingaretti faceva notare che non sono molti i nostri connazionali che conoscono realmente il contenuto della Carta, puntualmente bistrattata oltretutto nella maggior parte dei paesi che l’hanno sottoscritta. Per cui, trovo che qualunque manifestazione che contribuisca ad inculcare il senso di una coscienza civile della quale oggi (in un generalizzato clima di intolleranza) noi italiani sembriamo privi, costituisca in ogni caso un segnale positivo, al di là degli intenti meramente celebrativi.

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