Se ne sentiva il bisogno del Bianco

DCF 1.0

Avevo scritto un post umoristico con tema la morte 2.0, come i servizi social che usiamo avrebbero rilanciato la notizia della nostra dipartita. Poi però succede che apri i giornali, che ti guardi attorno, che di vita e di morte se ne parla tanto, ultimamente troppo. E allora ti scopri a non avere poi tutta questa gran voglia di far dell’ironia, dell’umorismo. E’ vero, bisogna saper guardare avanti, e riderci su. Ma non sono tipo, o meglio, sono il tipo che fa ironia su tutto, senza troppi problemi, solo che ultimamente mi cadono le braccia. Io parto anche predisposto a scrivere la burlonata, ma poi non ci riesco. E’ più forte di me. Ultimamente mi è difficile riderci su, in generale. Anzi, non c’è davvero nulla di cui ridere, nulla che ti porti anche solo lontanamente alla voglia di ridere e scherzarci su. E allora è meglio restare qui, e guardare questa nevicata che imperversa sulla campagna. Le macchine tacciono, i campi si estendono all’orizzonte col primo bianco che li copre. Bianco, si, se ne sentiva il bisogno del bianco. E tutto è sospeso, come tra vita e morte, giustizia e ingiustizia, ora, è silenzioso, d’un silenzio che ci voleva sopra tutto questo baccano che non porta mai a nulla. Solo qualche uccellino che starnazza chissà dove tra gli alberi del cortile. Cade la neve, anche lei, e non è tragica, non è fatalità. E’ bianca, e di bianco se ne sentiva davvero il bisogno

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