Ci sono certi gruppi Facebook che hanno delle regole talmente assurde e talmente arzigogolate che prima di postare ti tocca controllare il tuo stato di famiglia, chiamare l’avvocato per fargli consultare il codice civile, dare un trillo al commercialista per vedere se sei in regola, fare un corso accelerato per astronauta. E poi, dopo aver completato questi passaggi te posti e loro ti scrivono (e lo fanno subito, che non succede mai che ti arrivi un commento così veloce in casi normali, nemmeno con lo scoop del secolo): no, non sei a norma, devi toglierlo. E quando chiedi perché loro ti rispondono che non hai rispettato la regola 133, comma 18 del paragrafo c) delle Faq che riportano il regolamento del gruppo: possono postare solo quelli che si chiamano Mario.
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Olimpiadi Londra 2012: alcuni link utili
Ecco alcune fonti da cui poter seguire e reperire news sulle Olimpiadi di Londra 2012
Oltre al sito ufficiale http://www.olympic.org
L’account ufficiale Olimpico su Twitter, su Facebook su Tumblr e ovviamente su Youtube e Google Plus.
Google dedica una pagina specifica all’evento: qui
Il Guardian, che è di casa, ha creato un blog apposito oltre ad un account dedicato su twitter e uno su Tumblr.
Reuters ha invece aperto un blog specifico sull’evento.
Da questo sito potete invece reperire gli Account Social degli atleti Olimpici.
Sul fronte Italia, qui la pagina dedicata del CONI e qui la pagina Coni Social
Queste sono solo alcuni dei mille altri riferimenti web da cui poter seguire l’Olimpiade londinese 2012.
Se ne avete altri potete indicarli nei commenti se vi va.
Solo per riempire dello spazio
Devo essere molto sincero, una delle cose che non sopporto sono quegli articoli sui quotidiani online che ad un certo punto ti sparano il capoverso retorico sui commenti postati a caldo sui social network in relazione ad un determinato evento.
Non li sopporto perché spesso non sono funzionali alla notizia, non ne viene fatta una analisi e non vengono estrapolati dati che possano rappresentare un tassello per completare in maniera più ampia il quadro di quello che si sta tentando di raccontare. Spesso sono buttati lì, verso la fine a chiusura del testo. Solitamente tre o quattro tweet tra i più banali che si possano pescare (cosa ardua in un mare di migliaia di cinguettiii all’ora), come ci fosse la volontà di un estremo tentativo a voler dare un minimo di corposità, quantitativa e non qualitativa, all’articolo. Concediamo l’alibi ai media d’aver scoperto twitter (ad esempio) da relativamente poco e che quindi l’enfasi sia ancora alta, ma c’è contenuto e contenuto e ad ogni modo non mi spiego perché mai dovrei leggere, all’interno di un articolo in cui cerco informazioni precise e raccontate con competenza su quella specifica notizia, i commenti che potrei benissimo reperire bussando alla porta del dirimpettaio o, senza nemmeno alzarmi, navigando da solo semplicemente sui social network.
Insomma, il commento da social alla notizia di turno può avere senso se contestualizzato, intelligente, funzionale o attinente al millesimo. Altrimenti sono caratteri buttai al vento che potrebbero essere sfruttati per meglio informare invece che spruzzare lì una nota di anonimo colore per riempire dello spazio.
#TwitterBlackOut: alcuni link per capire meglio la censura di Twitter
In queste ore si sta parlando molto della censura di twitter, qualcosa lo avevo scritto pure io ieri. L’hashtag sul social network è #TwitterBlackOut.
Sull’argomento sono stati scritti alcuni post interessanti, utili per provare a capire meglio la faccenda e le varie posizioni. Provo a linkarvi dunque queste risorse per introdurvi un momento alla mappa della conversazione. Poi di link in link vedrete che la strada la troverete da voi
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Cominciamo con il post di GBA che prova a spiegare le ragioni del social network, ma anche quelle degli utenti che hanno deciso di restare in silenzio. Poi c’è ValigiaBlu che propone parecchi link interessanti ad aritcoli e post che analizzano l’argomento. Un’altra analisi qualche link lo trovate anche sul blog di Catepol. Sulla faccenda resto ad ogni modo del mio pensiero, cioè che scioperare stando zitti non mi pare una soluzione, che quando c’è qualcosa che non ti piace allora bisogna spiegare agli altri contro cosa e perché, dirlo. Magari forte. Ma ognuno ha il suo punto di vista e va bene così. Chi tace e chi parla, in ogni caso mirando se non altro ad un obiettivo comune: pretendere chiarezza!
(come sempre, in questa mia tipologia di post, l’update eventuale a nuove risorse è d’obbligo)
L’autocensura di Twitter
Oggi ho letto qui la notizia che Twitter si riserverà il diritto di “autocensurarsi”, o meglio, di “censurare” alcuni tweet qualora lo ritenesse opportuno.
Scrivono quelli di Twitter, a proposito delle motivazioni, in un passaggio del post:
As we continue to grow internationally, we will enter countries that have different ideas about the contours of freedom of expression. Some differ so much from our ideas that we will not be able to exist there,” the company said. “Others are similar but, for historical or cultural reasons, restrict certain types of content, such as France or Germany, which ban pro-Nazi content.
Non ho ancora letto per bene tutte le nuove Policy, quindi aspetto di avere le idee più chiare prima di esprimermi in un modo o nell’altro. Nel frattempo sempre sulll’argomento vi rimando anche al post di Luca Perugini.
