Un viaggio, un Natale

Il mio 25 dicembre è stato in viaggio, per la maggior parte. E durante questo viaggio tante sono state le immagini. E sono le cose che meritano d’essere raccontate, momenti di umana continuità nel bene e nel male, partendo dalle carcasse di due auto su ciglio dell’autostrada mentre noi si scorreva a passo d’uomo sulla corsia di sinistra lasciata libera mentre due vigili del fuoco, chinati dentro una delle auto, cercavano di strappare quel che si poteva dalle lamierie e un paramedico appena nascosto dai veicoli cercava di dettare nuovamente il tempo prima che il tempo finisse. Fino a quel momento si era parlato di tablet, di novità, tutto sommato cercando di passare sopra le incertezze che ostinate incombono. Il sole era beffardamente alto e tiepido, abbastanza da darti quella sensazione di calore sulla sua traiettoria. A Milano sono andato per l’abituale pranzo natalizio con il parentado. Mentre spizzicavo tartine potevo notare dalla finestra un fiacco ma sereno movimento nel parco delle Basiliche, li a pochi metri. Sono uscito a fumare una sigaretta, per regalarmi quel po’ di sole, un poco d’aria e un momento di solitudine. Ho visto due ragazzi baciarsi su di una panchina. Non c’era il freddo, non c’era la crisi, non c’erano pensieri. C’era solo il regalo più giusto, un lungo bacio il giorno di Natale che spazzava via tutto il marcio almeno per un momento, come una sferzata potente di vento le nubi. Una sferzata così potente da colpire anche me, semplice osservatore su quella rotta. Il ritorno in treno, da una Centrale ormai stanca e che procede per inerzia appesantita dal cibo e dai brindisi nel tardo pomeriggio natalizio. Sono salito sul treno e ho appoggiato la faccia al finestrino. Pochi secondi dopo la partenza, verso la fine delle pensiline mi trovo al di la del vetro il presidio dei lavoratori dei treni notte. Orgogliosi e ritti in piedi a sorreggere gli striscioni, controcanto a quella sonnolenza che si respirava tutt’attorno, persino nell’agonizzante sforzo del treno a prender velocità. La locomotiva accenna un’abbozzo di fischio nel passare davanti al presidio, forse per solidarietà, o forse ho solo voluto provare piacere nell’ immaginare che fosse così. Nel mio vagone percepisco un “ma io ti amo”, punto l’occhio in quella direzione in tempo per scorgere il sorriso in risposta di una ragazza, il secondo più bel regalo dopo quel bacio. Auguri a voi, sentitamente, che le gioie oggi son davvero poche. Scendo a Modena, ma vorrei tanto restare comatoso sul treno a farmi coccolare da dondolio isterico dei vagoni lungo i binari. E’ sera, e decido di guardare internet per vedere qualche notizia. E’ morto Giorgio Bocca leggo, mi rammarico, ma è morto dopo una vita intera. Sono sicuro, non è poi così male, forse il terzo regalo se mi capite. Esco, bevo, mi ubriaco, tutto sommato sono felice, torno a casa da mio padre, il fisico non regge, vomito, collasso sul letto, e mi sveglio stamattina rintronato. Mi rimetto in marcia, verso la campagna, verso casa. Lungo la strada un fosso, un albero su cui sono legati due mazzi di fiori lungo una curva che è dramma da sempre, che è sfida che a volte non si vince nemmeno con la cautela. Il 24 sera, mentre percorrevo la medesima strada in direzione opposta quei due mazzi di fiori non c’erano. E’ passato un Natale li, come una vita, mi diranno qualche ora dopo di 21 anni. Poco più avanti dal fosso, come emergesse dalle viscere della terra, spicca il volo un airone che si perde nel cielo terso. E’ finito un Natale, l’ennessimo, il ventottesimo per me. Entro in casa, accendo una sigaretta e butto giù questi pensieri e poi li posto, perché oggi è il 26 e mi va di condivderli con voi.

Perché poi non riesco a scrivere quello che volevo scrivere

Tanto tempo fa questo blog era nato con la funzione di raccogliere ciò che mi accadeva e ciò che pensavo, ma decisamente più la prima che la seconda, più una serie di cazzate mirabolanti frutto della mia mente malata che a tutti i costi dovevo condividere con il mondo intero. Poi ho smesso di raccontare ciò che mi accadeva (poco in realtà) lasciando tutto lo spazio a quel che pensavo, più qualcuna di quelle cazzate mirabolanti cui accennavo sopra. Alla fine sono sparite anche le cazzate ed è rimasto solo quello che pensavo, ma solo la parte politica di quello che pensavo. E quello che pensavo, in chiave politica, si riduceva sostanzialmente a PD e Berlusconi. Solo che poi anche il PD è sparito (e non per colpa mia) ed è rimasto solo Berlusconi. E’ a quel punto che ho cominciato a pormi qualche domanda, perché se quello che mi accadeva (poco in realtà, come ho scritto) è sparito, e le cazzate sono sparite, e poi pure il PD (ma, lo ribadisco, non per colpa mia) è sparito io cosa dovevo fare? Dedicarmi solo a Berlusconi? Che poi uno dice va bene, ci può stare, ma non è che puoi passare il tempo a catalogare le boiate che fa quello. E poi di cose da dire ne hai, anche troppe, è finisce sempre che quando hai lo spunto e ti metti davanti al pc commetti l’imperdonabile errore di aprire la stampa. Allora il dente ti si avvelena, la nebbia ti offusca il cervello e finisce che ti dimentichi l’input iniziale e dopo due ore sei li che fissi sullo schermo l’ennesima pappardella in cui è delineato il tuo pensiero che per forza di cose è in contrasto con l’attuale forza al governo. Rifletti due secondi e poi pigi su PUBBLICA. Andata, anche questa volta. Ti rassegni all’evidenza dei fatti. Sei condizionato. Ti riprometti che più tardi butterai giù quel pensiero che ti gira in testa da settimane, che è tuo e nulla centra con la politica e che non è uscito, per ora, ma solo perché sai… la crisi economica, il conflitto di interessi, la protezione civile, il legittimo impedimento, prescrizioni, furbetti del quartierino, puttane e transessuali, eroi e santori, veline e teenager, voli di stato e terremoti, appalti ed evasori, corrotti e corruttori, Bavagli e Travagli, ville e a mia insaputa, manganellate e amore che vince sull’odio, Casette e viaggi in Canada, e poi il caldo. Cristo il caldo. Quello è il peggior nemico del blogger, peggiore ancora di silvio. E allora ti rassegni, che già lo sai che dopo non avrai voglia. Al massimo ti spari un Cornetto Algida in endovena perché è l’unico modo per gustarlo in tempo prima che si sciolga, e fine. Come direbbe Porky Pig: E..E..E… E questo è tutto gente.

Il nostro paese innocente

Mentre mi appresto a fare la valigia (starò via qualche giorno) cerco di pensare a qualcosa da scrivere nel post che verosimilmente sarà l’ultimo, ovviamente fino al mio ritorno; scorro allora le cose postate nelle ultime settimane in cerca di qualche spunto, qualche filo argomentativo da riprendere, aggiornare, concludere o più semplicemente per non cadere in una ripetizione, in una riproposizione della stessa salsa di cui probabilmente cambierebbe solo la presentazione ma non il contenuto: il gusto, per beffa, rimane sempre quello. E’ allora che mi scontro con l’ineluttabile realtà: la disgregazione, lo sfascio, almeno apparente e di certo solo familiare ad una parte, che continua a rimanere, per via della diversa consistenza delle forze in campo, sconosciuta o addirittura rifiutata dall’altra, di parte, che a sua volta intravede nel proprio pensiero un discernimento opposto. Perché non è vero quando si dice di noi Italiani che siamo come un ciottolo sul letto di un fiume che immobile sta li, perché altro non può fare se non aspettare che il corso dell’acqua, degli eventi compia il suo lento ma inesorabile processo di plasmazione della forma, corrodendo piano piano i profili più irti e scomodi. Non è vero perché rimanere fermi, cercando di mantenere una posizione in contrasto con il flusso generale ammetterebbe un tentativo, seppur sconfitto in partenza, di opporre una, anche se minima, resistenza alla forza disgregante degli eventi; siamo tutto fuorché questo, ci schieriamo seguendo la corrente su ogni questione, drizzando alta la bandiera di turno, digrignando con orgoglio i denti per resistere all’urto con l’esercito nemico sempre pronto ad ogni piè sospinto a dar battaglia. E qui sta il vero problema, l’inghippo cento-cinquantenario, e mai risolto, che come il marchio a fuoco su Milady De Winter ci perseguita nei momenti decisivi del confronto con la realtà che soccombe sotto la voluttà della partigianeria a tutti i costi, e che vede nel partitismo l’unica strada percorribile verso la soluzione di ogni problema. Non restiamo immobili nello scorrere del fiume aspettando che ci plasmi. Seguiamo invece la corrente facendoci corrodere in corsa, per arrivare meglio adeguati alla foce; forse per comodità. Peccato che poi sempre troppo tardi ci si accorga dell’illusione artificiale del moto: quel fiume la cui corrente seguiamo per comodità, partigianeria, interesse, compromesso, o a cui almeno idealmente vorremmo opporci restando ancorati al letto su cui scorre per non farci trascinare via, è fermo, aridamente secco mentre noi da ciottoli e rocce ci troviamo improvvisamente trasformati in pesciolini che si dimenano, si contorcono inarcando le membra, nell’estremo tentativo di chi si scopre improvvisamente tradito e adesso non vuole soccombere all’inevitabile destino. Siamo fermi e ci crediamo in movimento, in marcia verso una battaglia gli uni con gli altri. Citando Vittorio Zucconi, forse un atto di partigianeria anche questo: “come una democrazia che ha bisogno, come la rana di Galvani, di periodiche scosse per muovere le zampette e sembrare viva, restando morta”. Siamo tutti senza colpe e nel giusto e per questo tutti colpevoli mentre cerchiamo, come Ungaretti, il nostro paese innocente.

Cambiamenti nell’aria

Caffè, sigaretta e si comincia la giornata. Bisogna arrivare solo a domani per staccare, per gettare i pensieri alle spalle. Poi cervello e cazzeggio web disattivati fino a lunedì. Solo Real Life per 72 ore. Bisogna che mi rimetta ad usare il blog per parlare delle mie cose, d’altra parte è lo scopo per cui l’ho aperto anche se si è un po’ perso nei giochi. Bisogna resettare le strategie. Questa la missione. Ho già il buon proposito per il nuovo anno: ridefinire gli schemi. Sono già proiettato verso l’anno nuovo. Ho capito che c’è molto da sfoltire. Viaggiare leggeri alle volte conviene, con buona pace degli epurati. I prossimi mesi mi diranno. Buona giornata a tutti