Forse fra qualche anno qualcuno ritirerà fuori le 16.00 circa del 13 giugno 2011, la data dei referendum, come l’istantanea che ha palesato al mondo la crepa nella diga del berlusconismo, che dietro di sé ha ingabbiato per oltre un ventennio (e a dire il vero trattiene ancora) le energie di questo paese sfruttandole a proprio uso personale finendo per deleggitimarlo assieme al suo popolo agli occhi del resto del mondo. Ma questo magari verrà scritto (o postato) nei libri di storia, magari digitali, delle prossime generazioni, perché oggi è ancora tutto in divenire, tutto rimane da definire, è troppo presto ancora. Oggi si deve sì scendere nelle piazze, ma a festeggiare – legittimamente – il momento in cui il paese ha riaperto gli occhi per la prima volta dopo vent’anni di coma, e di questo dovrebbe esserne felice anche Ferrara. E’ statata la gente, dal basso a dare il primo scossone, a indicare quello che vorrebbe, dovrebbe essere il cammino. Ora la mano deve passare alla politica: che si svegli dal suo torpore, dalle sue paure, perché non è vero che qui c’è un paese che non vuole essere governato, al contrario c’è un popolo che ha fretta di rimettersi in moto, che ha il desiderio di essere guidato, anzi, di guidare assieme a forze politiche responsabili questo paese per troppo tempo rimasto immobile, verso il domani. E’ l’occasione che si presenta; ripartire. Non credo sia l’ora di stabilire se destra o sinistra, schieramenti o schemi, è il momento di convergere nuovamente tutti verso la piazza e decidere assieme una volta per tutte dove vogliamo andare. Gli Italiani, noi, il popoletto (come qualcuno spesso ci ha definiti) in maniera trasversale nelle piazze, reali e virtuali c’è già e aspetta, aspettiamo. Se i politicanti riusciranno a capire che è giunto il momento di levarsi paraorecchi e paraocchi allora ci vedranno, ci sentiranno e a quel punto dovranno prendere la decisione, camminare con noi o continuare sulla loro strada tenendo però ben presente che questa è stata una decisione di popolo e che comunque vada la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
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Referendum 12-13 giugno 2011: Sì, votare!
E mi perdoni Battisti per il gioco di parole del titolo.
Partiamo dalla notizia di oggi: la consulta ha dato il via libera anche al quesito referendario sul Nucleare. Approfondisci qui.
Il 12 e 13 giugno abbiamo l’occasione per esprimerci in merito a quattro quesiti importantissimi e che toccano direttamente la vita di tutti, indipendentemente che uno sia elettore di centro destra o centro sinistra. Dalla privatizzazione dell’acqua e relativi profitti, al nuclerare, passando per il legittimo impedimento i quesiti su cui siamo chiamati ad esprimerci sono fondamentali anche dal punto di vista strategico del paese e determinanti per il suo cammino futuro all’interno della comunità internazionale. Berlusconi e il suo governo hanno fin dall’inizio cercato di ostacolare con tutti i mezzi la messa in atto di questa consultazione dimostrando ancora una volta, caso mai ce ne fosse stato bisogno, quanto poco sia importante per loro la voce e l’interesse del cittadino che rimane in secondo piano rispetto agli interessi personali del premier e del suo seguito. E’ l’occasione per dimostrare che non è il paese di Berlusconi, ma quello degli italiani, è l’occasione per dimostrare che possiamo essere un paese che è in grado di decidere e di badare a se stesso e non un gregge di pecore alienate, l’occasione per dimostrare che non siamo diversi dagli altri e che quando vogliamo siamo in grado di alzare la testa e camminare guardando avanti. Mentre il mondo va in una direzione il governo Berlusconi ci spinge nell’altra. Siamo un paese a rischio, nonostante chi ci governa si ostini a farci credere il contrario. Nemmeno tre settimane fa l’agenzia di Rating Standard & Poor’s ha tagliato l’outlook dell’Italia da stabile a negativo, questo vuole dire bollino rosso e allarmismo da parte dell’Europa e del mondo nei nostri confronti. L’economia ristagna, non c’è crescita, il futuro per noi giovani (vi scrive un ventisettenne) è nebuloso per non dire peggio. Siamo lo zimbello dell’Europa e del mondo. Chi ci governa è una macchietta ossessionata dai fantasmi, una persona malata incapace di intendere e volere quando si tratta degli interessi nazionali, quindi dei nostri, di tutti. Non possiamo permetterci di essere tagliati fuori dal resto del mondo per colpa di poche persone. Dobbiamo riprendere in mano questo paese e la consultazione referendaria ormai alle porte è l’ennesima rara occasione che ci siamo conquistati con fatica alla faccia di chi cerca continuamente di mettere il bastone tra le deboli ruote della democrazia di questo paese.
Andare a votare il referendum non rappresenta solo un esercizio democratico, ma è anche una delle rare occasioni dove noi cittadini possiamo dire la nostra esprimendo un voto che corrisponde esattamente a quella che è la nostra volontà, a differenza delle elezioni dove poi a decidere del nostro voto sono altri. Quando in questa settimana di avvicinamento parlerete con amici e parenti convinceteli ad andare alle urne, spiegate loro l’importanza di questo voto e ricordategli che perché passi è necessario il 50% + 1 degli aventi diritto al voto, che in Italia sono all’incirca 47 milioni e 300 mila persone e che quindi anche il loro apporto è fondamentale. Raggiungere la metà più uno di questi 47mln è fondamentale.
Di seguito (sotto i vari tasti di condivisione social), nella seconda pagina di questo post, i quattro quesiti a cui ci verra chiesto di dare voto il 12 e 13 giugno. Per dire no bisogna votare si, mi raccomando.
Bravi: fanno un po’ come cazzo gli pare
Sarà cambiato il nome ma non i metodi. Con la faccia tosta, per non dire di peggio, che li contraddistingue i signorotti del governo palesano quello che in fin dei conti era un segreto di pulcinella: quel referendum non s’ha da fare, né oggi né mai. Lo dicono senza pudore oggi, il perché quel No sul referendum al Nucleare. Aspetteranno che passi la tempesta e poi zitti zitti ci riproveranno, come al solito, perché in fondo il lupo perde il pelo ma non il vizio e buon sangue non mente. Dopo tutto erano quelli della casa della libertà, che facevano e fanno un po’ come cazzo pare a loro
Stop al nucleare, referendum disinnescato
Lo stop del governo sul nucleare (che probabilmente ora farà decadere la consultazione referendaria) è probabilmente, anzi certamente dovuto più che alle difficoltà tecniche ed economiche sul piano per il suo rilancio, alla paura che venga raggiunto al referendum il quorum anche sul quesito numero 4 (Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale), quello che riguarda il legittimo impedimento. Insomma, a conti fatti hanno cercato di disinnescare la bomba atomica prima che potesse esplodergli tra le gambe.
Di balconi e scalinate
Quindi domani Berlusconi, anche se a porte chiuse, sarà presente in tribunale per la ripresa del processo Mediatrade. Un evento più unico che raro, un po’ come vedere il papa entrare in una discoteca di Berlino per mettersi a ballare sul cubo. Ritornando a Berlusconi, si dice abbia già chiamato a raccolta i suoi fans e che domani potrebbe allietarli tenendo un comizio da sopra la scalinata del tribunale. I balconi dopotutto non vanno più di moda e portano male, e comunque l’assenza di un parapetto che ostruisca la visione del miglior mammolo degli ultimi 150 anni favorirà anche le esigenze tecniche televisive. La speranza mi suggerisce l’ideale ultimo comizio di Berlusconi tenuto in un luogo simile, la ragione mi dice che non accadrà. Ma insomma, bisogna pur imparare ad accontentarsi
