L’Italia dei diritti Respinti


Respinti, come i loro diritti. Si riassume così la politica estera in fatto di migranti dei Governi Berlusconi. Come bestie, li abbiamo trattati. E dire che era stato detto. Le misure in materia di immigrazione messe in piedi dal governo Berlusconi erano illegali e ancor più immorali, a partire dalla Bossi-Fini. Ma non ci voleva un esperto per capirlo. Una società matura avrebbe dovuto protestare con tutta la voce a disposizione, anzi, avrebbe dovuto Respingere. Avrebbe dovuto, appunto. Nella sanzione della Corte Europea vengono chiamati in causa i respingimenti, nello specifico il caso del 6 maggio 2009 quando 200 migranti vennero fermati in acque internazionali e riaccompagnati vero le coste libiche. Di questi 200 solo 24 sono stati rintracciati, di cui 22 idonei all’assistenza da parte del Cir (consiglio italiano per i rifugiati), avendo quindi la possibilità di avviare una azione legale che oggi porta alla sentenza e all’imposizione del risarcimento. Questo vuole dire che, probabilmente, ci sono stati 176 migranti non altrettanto fortunati. Oggi con questa decisione di fatto la Corte Europea segna sulla fedina penale Italiana un reato gravissimo, la violazione dell’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’uomo a cui si conforma anche l’Unione Europea, e che cita:

Articolo 3 – Divieto di tortura

Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamento inumani o degradanti.

Poi ci sarebbe anche il discorso dei Cpt (o Cie). Insomma, quelle strutture in cui i clandestini venivano costretti a detenzione per un reato, quello di clandestinità, che è stato solo il frutto della follia xenofoba della classe politica di centrodestra. In un paese sensato dovrebbero essere presi coloro che hanno messo in piedi queste norme e portati davanti ad una giustizia che ne valuti le eventuali violazioni conto i diritti umani. Perché di questo si tratta.

Oggi non è comunque solo una sconfitta per l’italia, ma una vittoria per i diritti, che anche se con lungaggini e trafile burocratiche, vengono riconosciuti. E un paese come il nostro, dove i temi dell’integrazione, dei diritti e delle libertà, anche personali (e sessuali), sono ancora fonte di asprissimo dibattito dovrebbe trarre spinta per imboccare una strada che guardi con coraggio al futuro.

L’immagine è presa da questo post, di cui vi consiglio anche la lettura. E’ datato 31 gennaio 2011, e parla proprio di questo, di come già dal 27 gennaio 2011 l’Italia fosse stata messa sotto accusa dalla corte europea, proprio per le sue leggi in materia di immigrazione.

Per approfondire i temi in materia di diritti di cittadinanza vi consiglio invece la lettura di questo sito: Progetto Melting Pot Europa

Tutti dicono Gianfranco

Negli ultimi mesi, parlando qui e la, ho notato una sempre maggior inclinazione nei confronti di Fini e dei suoi discorsi fino al tripudio generale degli ultimi tempi. Tutti avevano in bocca Fini e le sue parole, la sua linea, le sue idee. Quelle con cui parlavo erano sempre state persone dichiaratamente di sinistra, le stesse che fino a qualche tempo fa imputavano al presidente della camera la grave macchia di quella legge che portava il suo nome a fianco di quello del senatur e che trattava di immigrazione, oltre ovviamente al fatto che il suo passato, seppur rinnegato almeno di facciata, era politicamente incompatibile con il loro pensiero. Ma allora adesso perché in molti sono così presi dall’osannare il nuovo Re, dimentichi di tutto quello che su e contro di lui hanno detto e urlato negli ultimi anni? Credono che Fini improvvisamente andrà a riempire quel vuoto emotivo a sinistra? Perché a sentire certi discorsi la sensazione che si percepisce è questa. Che a sinistra non ci sia coerenza è un dato di fatto, lo sappiamo tutti. Ma arrivare a saltare sul carro finiano, con un’ agilità che manco l’olio cuore, mi pare troppo. E se dal PD, invece di continuare a pensare a cosa sarà di Berlusconi, del governo, di Fini e di Bossi, iniziassero a pensare a cosa ne sarà di loro, cominciando a proporre anche idee invece che solo polemica, forse una speranza per il futuro potrebbe ancora esserci, insieme a qualche elettore.