Intanto da qualche parte nel mondo, il primo maggio

Intanto, proprio ora, da qualche parte nel mondo, stanno lavorando per produrre. Produrre per qualche spicciolo a settimana, i vestiti fashion che indosseremo il prossimo inverno. O le componenti degli ammennicoli elettronici (compreso il mio) da cui twitteremo e vomiteremo, comodamente ma con sdegno, status sulla prossima tragedia  che colpisce i lavoratori, spesso minorenni e sottopagati, di un qualche paese troppo lontano perché ce ne si possa ricordare a lungo.

Cara Fornero, io speriamo che me la cavo

Il Ministro Fornero dice che i giovani non conoscono matematica e italiano e che pure l’università non sta troppo bene. E’ vero, grazie per aver scoperto l’acqua calda. Ma dopotutto siamo stati governati (e ci siamo circondati) da una classe politica che non aveva la padronanza delle due materie in questione per non parlare dei cenni storici fondamentali riguardanti il nostro paese. Di peggio, non aveva e non ha nemmeno i titoli e il percorso di studi che ci si aspetterebbe da persone che poi dovrebbero ricoprire ruoli istituzionali. Se la meritocrazia deve essere applicata in Italia allora deve riguardare tutti. La situazione a livello istruzione e accademico è così grave in buona parte anche per colpa di questi signori incapaci di infilare due congiuntivi che siano due, e che del valore e delle potenzialità anche economiche della buona formazione se ne sono proprio fregati. Ci si poteva aspettare quindi qualcosa di diverso?

Limitiamoci a chiamarla disperazione

Sto ascoltando la rassegna stampa con le prime pagine. Questa mattina molti giornali nelle loro versioni cartacee apriranno con la storia dell’imprenditore che si è barricato all’agenzia delle entrate negli uffici di Romano di Lombardia tenendo in ostaggio un dipendente. Nei titoli le parole più usate sono follia, pazzia, addirittura Kamikaze. Quasi nessuno userà il termine forse più adatto: disperazione. E intanto nella giornata di ieri si devo sommare altri tre suicidi alla già lunga lista.

UPDATE: Appunto, lo scrivevo qui sopra ieri. Ora le parole delle vedove delle vittime della crisi dicono: i nostri mariti non erano folli o pazzi, ma disperati.

Caduti senza lavoro

E’ strano, perché ormai dovrebbe apparire evidente a tutti. Eppure incontri ancora qualcuno che nonostante tutto si ostina ad affermare che la crisi non c’è, o meglio, che è una questione astratta. Roba di numeri e di mercati finanziari. Cose da Wall Street o al massimo, per restare in casa nostra, da Piazza Affari. Perché il suo negozio, la sua attività va bene e anzi non è mai andata meglio e quindi dove sta il problema? Evidentemente sono gli altri che non sanno gestirsi. Cose sentite che mettono i brividi, cose di gente che forse non vuole ammettere a se stessa che forse è anche peggio, cose di cattiva informazione. Io non lo so. Quello che vedo e che sento però non è astratto. Quella che stiamo attraversando è una batosta che uccide, nel vero senso della parola. Lascia sul campo un numero di vittime tali che si direbbe quasi una guerra, una guerra di persone che non si sentono più tali, o forse proprio perché sentendosi fortemente tali decidono di non accettare più. Basta andare a leggersi qualche dato del rapporto Eures che parla di una media di uno / due morti al giorno. Non ci credete? Serve solo una veloce ricerca in rete per scoprire che ad esempio nel mese di Marzo i casi sono stati una decina. Ma senza andare così indietro, basta guardare ai giorni scorsi col tentativo di un ventenne l’altro giorno, o la storia di Lucia, 28 anni laureata  ma precaria con una figlia piccola, la cui madre oggi ha scritto una commovente lettera. E ancora l’anziana di Gela a cui è stata ridotta la pensione o l’imprenditore ieri a Fano, e poi il 27enne che aveva paura dei debiti con Equitalia. Sono le storie dei “caduti senza lavoro”. E intanto sui giornali continuiamo a leggere di truffe, lingotti, diamanti, ruberie milionarie, di ripartizioni di rimborsi in soldi pubblici, proprio da parte di quelle persone che di risolvere questi problemi dovrebbero occuparsi e che invece con la mente e con il cuore sembrano davvero così lontani da un paese che in tutti i modi cerca di chiedere aiuto, anche con gesti estremi, e che invece di essere ascoltato viene ancora una volta umiliato.

A nostra insaputa

Leggendo i giornali, da un lato troviamo i Lusi e i Belsito del caso con tutti i peccati e i sotterfugi meschini della politica della seconda repubblica, e se, come scriveva qualcuno, eravamo già entrati nella terza con la caduta di Berlusconi e la venuta di Monti, allora, permettetemi di dirlo, abbiamo iniziato malissimo. Dall’altro ci sono i piccoli imprenditori e i lavoratori che si impiccano, si danno fuoco, si sparano per debiti e per vergogna sotto l’insostenibile peso di questo Stato. Sono i due estremi dell’attuale realtà. In mezzo tutti gli altri, noi, che certo non stiamo affrontando un periodo di villeggiatura in Costa Azzurra, a meno che non sia a nostra insaputa, e allora si spiegherebbe il perché non si vedano mare e sabbia. Ma visto il conto che ci stanno presentando mi da tanto l’idea che sarà tutta a nostre spese, comunque vada.