Quei venti secondi di Gheddafi mortale

Di tutta questa giornata, in cui si è vissuto minuto per minuto grazie all’ipervelocità delle notizie l’ultimo rantolo di un dittatore come Gheddafi, una cosa mi ha colpito. Sono quei 20 secondi di filmato in cui vediamo l’ex leader libico ancora in vita. In quelle immagini il potere, l’arroganza e tutto quello che un uomo come Gheddafi ha rappresentato scompaiono, azzerate, riportandolo alla dimensione vulnerabile di ogni altro essere umano. Mortale.

L’augurio è quello che chi prenderà in mano le redini della Libia ora si fissi quegli ultimi secondi e se ne ricordi nel prossimo futuro.

Afghanistan, La Russa e cattiva ricezione

In Italia abbiamo questa brutta abitudine di cambiare versione ai fatti ogni quattro ore a seconda del vento. A volte forse può essere imputabile ad un problema di comunicazione, ma non è da poco soprattutto in certe situazioni. Prendiamo il caso dell’ultimo militare ucciso in Afghanistan, prima si parla di un cecchino poi di uno scontro a fuoco con gli insorti. Ma voglio dire, c’è una bella differenza nel passare da un tiratore solitario nascosto chissà dove al far comparire sulla scena un gruppo di insorti che ingaggia un conflitto a fuoco “durato parecchie decine di minuti” con i militari posti a difesa di una base. Come è possibile che ci sia voluta quasi una settimana per sapere esattamente cosa fosse successo? Va bene la concitazione del momento, la tragedia e tutto quello che volete ma, ripeto, da un cecchino solitario ad uno scontro a fuoco con più forze coinvolte ce ne passa. Non se ne sono accorti? Chi informa La Russa, che dovrebbe essere il nostro ministro della difesa quindi anche delegato a rispondere e ad informare il paese su questi fatti, che prima dice una cosa e poi è costretto a ridisegnare quasi completamente il quadro? Su certi argomenti bisogna esprimersi con chiarezza, non appoggiare li due parole provvisorie non accurate in attesa di qualche certezza più concreta. Non traspare certo un’idea di affidabilità nemmeno in questo da parte del governo. Può apparire un fatto banale, ma per quanto mi riguarda non fa altro che aumentare la mia perplessità e preoccupazione.

Wikileaks rilancia

Qualche giorno fa da Stoccolma era stato spiccato un ordine di arresto internazionale per Julian Assange, l’accusa è quella di molestia e stupro. Ora Wikileaks rilancia annunciando un’altra mega pubblicazione di documenti riservati, sette volte più grande di quella sull’Iraq.

Campo di battaglia

Quello che si è visto allo stadio Marassi non è solo una brutta pagina di sport, ma è soprattutto (almeno secondo me) l’ennesimo segnale preoccupante che proviene dalla regione mai pacificata e ora in balia più che mai delle nuove destre estreme e xenofobe. Basta andare indietro di qualche giorno al Gay Pride e agli scontri che ne sono scaturiti. Al di la dei fumogeni, dei tafferugli e della partita sospesa c’è purtroppo molto altro, e questa immagine forse rappesenta quello spettro ancora vivo più che mai.

(foto dal sito della Stampa)

The fog of War: Wikileaks,Top secret America e i documenti pubblicati

Poco tempo fa sul Washington Post era uscita l’inchiesta (che ha richiesto due anni di lavoro e prende il nome di Top secret America) di Dana Priest e William M. Arkin sull’apparato segreto e mastodontico formato da centinaia di organizzazioni governative e private statunitensi, messo in piedi dopo gli attentati dell’11 settembre per contrastare il terrorismo e le eventuali minacce alla sicurezza Nazionale del paese. Ora il solito Wikileaks ( che già qualche mese fa aveva pubblicato i video di un attacco americano che aveva colpito civili in Iraq) ha messo online migliaia di documenti di provenienza militare (92 mila rapporti di cui alcuni molto riservati) che riguardano le attività nemiche e quelle americane in Afghanistan. New York Times, Guardian e Spiegel d’accordo tra loro e con wikileaks hanno avuto accesso a questi dati tempo prima della loro messa online. Da questo materiale hanno poi ricavato svariati articoli (vedi link sopra) pubblicati sulle loro pagine nelle ultime ore. Sia l’inchiesta del Washington Post, denominata Top secret America, che il materiale messo a disposizione da Wikileaks e relativi articoli dei tre giornali valgono la lettura e in un certo senso sono collegabili tra loro. Quello che ne esce e senza dubbio una fotografia molto precisa degli ultimi nove anni Americani, almeno dal punto di vista della guerra senza quartiere data al terrorismo.