La Cei e l’equità

La CEI (Conferenza episcopale Italiana), tramite Mons. Giancarlo Bregantini  ha fatto sapere che, pur trovando necessarie le misure della manovra Salva Italia, queste avrebbero dovuto essere più eque:

La manovra del governo Monti era necessaria ma poteva essere più equa, si è fatto ancora poco. Si sono fatti passi ma potevano essere ancora più equanimi

Va là che ve la siete sfangata anche questa volta, con l’ICI.

La grande televisione, di Stato

Ieri sera a giudicare, dal rumor in rete, parecchia gente doveva essersi sintonizzata sulla conferenza stampa relativa alla manovra, tenuta dal Governo Monti. Caso strano, ma positivo, seguendo i flussi qui e la sui vari social ho notato che anche gli amici più restii al tema politica hanno seguito e commentato. Non so se sia stata la curiosità, oppure il fatto che quando le istituzioni comunicano con i cittadini, e lo fanno con garbo e professionalità allora la cosa funziona (e piaccia o non piaccia Monti, ieri ha funzionato). Dicevo che non lo so se è stata la curiosità o altro, perché ho 27 anni, e capirete che per venti di questi è stato impossibile avere un metro di paragone. Ad ogni modo, come scrive Mantellini, è stato un grande momento di televisione. Tanto che, in uno scambio di tweet con pedroelrey (Il Giornalaio) ho espresso la mia curiosità relativa ai dati di ascolto della conferenza. Confido in uno dei suoi post sul tema in questione.

A margine, in molti, compreso il sottoscritto, hanno sottolineato sulle tre reti Rai non è stato dato spazio ad un momento così importante. Solo RaiNews 24, meritevole di plauso, è stata sulla diretta.

Qui una nota dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei Ministri con la sintesi del pacchetto di interventi inseriti nella manovra

UPDATE: ero sicuro che sarebbe arrivato il post del Giornalaio, in merito ai dati ascolto della conferenza di ieri, lo avevo scritto, ed ora eccolo il post

(foto via VanityFair)

10 Proposte dalla generazione sottoscosto

Ieri in rete si parlava dell’arrivo su Twitter di Giulio Terzi, ministro agli affari esteri, il primo della squadra del Governo Monti a salire a bordo del social network. Qualcuno era dubbioso, altri l’hanno ritenuto un buon segno. Personalmente mi inserisco tra i secondi. L’unico dubbio che resta è se poi l’account verrà usato solo per comunicare informazioni oppure verrà usato anche per ascoltare /dialogare (nei limiti del consentito ovviamente) con gli utenti, che sono poi alla fine dei conti una rappresentanza di quei cittadini a cui il ministro deve pur rendere conto. In seguito, sempre su twitter, mi sono auspicato l’arrivo anche di altri rappresentati dell’attuale governo in carica.

L’apertura di un canale di questo tipo è, se usato bene, di grande importanza a mio parere nell’instaurazione di un dialogo tra cittadino e istituzione, ancor più se l’istituzione in questione è una tra le massime rappresentanze del paese. Quello che in Italia manca è un dialogo a due voci che sostituisca la forma monologo che fino ad oggi ha prevalso: io istituzione parlo, tu cittadino ascolti.

Proprio di questo parlavo ieri con Cristina Simone su Facebook, che subito mi ha chiesto se su twitter era presente anche Elsa Fornero ( Ministero del Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità ) per poterle fare la domanda che con No Free Jobs era stata posta anche a Sacconi, ovviamente senza ricevere risposta (e probabilmente nemmeno lettura). Oggi, nemmeno a farlo apposta arriva questo post, sempre su WikiCulture, sempre a firma di Stronco (ricorderete il post dei 40 post a 20 euro) in cui viene posto l’invito a buttare giù 10 punti, 10 proposte in fatto di lavoro e giovani, magari da indirizzare poi a Monti e alla Fornero:

Non dico di scrivere la tavola dei 10 comandamenti, ma magari10 cambiamenti. Una specie di manifesto popolare, niente di tecnico, niente proposte politiche, ma più che altro ansie e volontà per migliorare il nostro prossimo futuro. Chiamiamoli #10cambiamenti.

In maniera ovviamente wiki:

Commentate e proviamo a realizzare una lista, insieme, una lista ben diversa da quella proposta nel nostro primo post, in cui si elencavano i modi per ottenere 20 euro senza bisogno di usare il proprio prezioso ingegno. Stavolta con il nostro prezioso ingegno cerchiamo di essere propositivi e veri!

Chi mi segue sa bene che la tematica mi è cara e che fin dalla prima ora ho appoggiato l’idea che c’è dietro #nofreejobs che io vedo, al di là degli elementi e delle dinamiche tipicamente web, un buon presidio (uno dei tanti, perché non sono mai troppi) su di un’argomento fin troppo serio per essere preso sotto gamba o sminuito come una delle tante mode virali del momento che arrivano, passano e spariscono. Ecco, io credo sia qualcosa di più. O almeno ci si prova a farlo diventare tale, me lo auguro, tutti assieme cercando, insistendo, provando ad aprire quel dialogo a più voci di cui scrivevo poche righe sopra.

(a margine, se volete supportare comunque l’iniziativa #nofreejobs potete farlo con un badge da aggiungere ai profili twitter o facebook andando qui