Resistenza alla Mafia e percezione dei giovani sul fenomeno

Il centro studi Pio La torre ha pubblicato i risultati dell’indagine sulla percezione del fenomeno mafioso dei giovani studenti che vi hanno partecipato. Qui il link del pdf che vi consiglio di leggere attentamente. Ci siamo appena lasciati alle spalle le commemorazioni del 25 aprile e trovo naturale paragonare i Falcone e i Borsellino con i partigiani di allora, perché anche la loro è stata una Resistenza dalla parte del giusto, in nome dello stato e per il bene di tutti gli Italiani. Anche loro, non dimentichiamolo mai, come molti partigiani hanno pagato con la vita il sacrificio. La resistenza alla mafia è un impegno che tutti nel nostro piccolo dovremmo assumerci, soprattutto per lasciare un paese migliore ai giovani.

Ecco cosa riporta uno dei grafici estratti dall’indagine

La strategia della pensione

Pensavo tra me e me, il che richiede già di per sé un notevole sforzo, al solito problema della veneranda età di certuni uomini, politici, ma non solo. Faccio un esempio a caso, ma proprio a caso. Cossiga. E così, inevitabilmente non poteva che tornarmi in mente un concetto come quello della strategia della tensione. Agli anziani si deve portare rispetto, questo è un valore, prima di tutto, che fin da giovani ci viene insegnato. Ed è certamente sensato, ed è sicuramente buona cosa. Nessuno lo mette in discussione. Ci mancherebbe anche questo. Ma un anziano signore che “guida” non essendone più in grado, per i più svariati motivi, può alla lunga incappare in qualche errore, magari lieve, ma vallo a sapere prima. Quanta ammirazione nutro invece per quegli arzilli vecchietti che, nonostante la visibile e riscontrabile verve, sia fisica che mentale, decidono comunque di mettersi da parte da se, perché sazi, esauditi, o semplicemente perché consapevoli che guidare l’auto oggi non è come lo era decadi fa. Reputo questi ultimi, quelli che volontariamente appendono i guantini da guida al chiodo, persone degne di rispetto. Persone che, arrivate ad un certo punto, sanno autonomamente porsi un limite ultimo oltre il quale andare sarebbe rischioso per chi gli sta intorno. Un senso di rispetto nei confronti di chi sta attorno e di chi verrà. Per tutti gli altri invece, per quelli che di appendere i guantini al chiodo non ne vogliono sapere, che a staccarli dal seggiolino (vedi anche poltrona o scrano) cacciano urla e improperi, servirebbe una strategia dal pugno duro, intransigente e realmente esecutiva: La strategia della Pensione. Perché anche mia nonna a 80 anni avrebbe guidato volentieri, ma certamente io o un altro nipote saremmo rimasti vittime di una retromarcia.

L’ha detto Aldo Busi a proposito dei giovani, ma non è Pasolini!

 

Aldo Busi

Aldo Busi

Quando leggo di Aldo Busi, o ciò che Aldo Busi ha detto, o meglio, mi sta per dire attraverso ciò che mi appresterò a leggere o a vedere (nel caso della tv, assai raro) so già, quasi per certo che qualcosa in me nel bene o nel male scatterà. È un provocatore, un bravo provocatore. Spesso tacciato di essere un urlatore, di cultura, ma pur sempre urlatore. Questa volta leggo un virgolettato di un articolo, e subito penso a Pasolini, ma penso anche che Busi l’abbia davvero fatta fuori dal vaso. Forse ha generalizzato un pochino troppo.  

“La nostra è una gioventù di non lavoratori, i ventenni pensano a frequentare università-parcheggio come Scienze della Comunicazione. Al massimo si iscrivono a Giurisprudenza. Sono gli stranieri che provvedono a noi e non i nostri ragazzi”

“Il senso del lavoro e della cultura del Nord non è entrata al Sud, ma la cultura barbarica del Sud è arrivata fin qui. Siamo tutti terroni. Solo il 10% dei ragazzi si laurea da Roma in giù, gli altri pensano a farsi le canne, ad avere i capelli rasta, a girare con i cani. Fanno i barboni, ma sono figli di borghesi”.

 

Pasolini

Pasolini

Mi torna in mente dicevo, quel Pasolini del 1968, quello de “Il PCI ai giovani”, che vi consiglio di leggere, con la sola differenza che oggi un Pci non c’è, né c’è tanto meno Rc, né quasi il Pd, insomma, la sinistra, una in cui identificarsi, una contro cui valga anche la pena di scontrarsi non c’è, non ancora. E se non c’è il senso del lavoro e della cultura che c’è al Nord è anche perché una parte di quei figli di Borghesi, forse radical Chic oggi, vai a sapere, non ha imparato con gli anni a donare un fiore al poliziotto, ma ha continuato a dargli le botte (letto nell’ottica della poesia sopra linkata). Voglio dire che non si è fatto nulla per trainare il Sud, che è pur vero, hai i suoi problemi. In compenso si è omologato, il nord italiano, a quello generalmente occidentale, guardando il sud con un’ottica funzionale alle proprie esigenze, e non solidale. Non cercando magari un punto di contatto utile ad allinearlo. La nostra gioventù, pur con tutti i suoi indiscutibili difetti, a qualcuno dovrà pur aver guardato, no? BUON WEEKEND!