Da #nofreejobs a #gratisnotrabajo: tragici percorsi condivisi

(foto via La Rotella)

Da un lato fa sentire meno soli sapere, per una volta, che anche in altre parti d’Europa il problema è il medesimo. Dall’altro non lascia intravedere buone prospettive per il futuro dei giovani (e a questo punto dell’Europa stessa). E in una giornata che in Italia vede il dibattito sul Forum giovani al cospetto del Governo Monti

In Italia #nofreejobs era partito a seguito del famoso post dei 40 post per 20 euro al mese, diventando Trendig Topics su twitter, e dando il via a tutta la sequenza di eventi che ben conosce chi ha seguito tutta la storia. In spagna, altro paese che condivide in buona parte la nefanda situazione Italica, sia per quanto riguarda la situazione giovani sia più in generale quella economica, #gratisnotrabajo (che vuol poi dire gratis non si lavora) è diventato oggi Trendig Topics a seguito di una denuncia tutto sommato simile: un’offerta che prevedeva un compenso di 75 cents di euro per articolo. Percorsi tragicamente condivisi che riassumerei in una frase: il lavoro lo devi fare gratis, ma le prese per il culo te le fanno comunque pagare care.

UPDATE: stupidamente l’ho scritto su facebook, ma mi sento di riproporre e aggiungere qui una sorta di delucidazione in riferimento al post spagnolo in questione:

In sintesi, in riferimento al post che ho scritto prima su #gratisnotrabajo, la denuncia si riferiva ad una offerta di lavoro che prevedeva un compenso di 75 cent di euro ad articolo, per un minimo di 800 battute a post. Oltre questo chiedeva pure conoscenze SEO ed articoli di qualità (se ho ben tradotto dallo spagnolo). Torniamo poi al concetto di forte impegno, motivazione etc etc (a gratis) tipico di queste offerte. E pure in questo caso, ancora una volta si rivolgono a lavoratori del web che alcuni cercano di far rientrare nei cosiddetti knowledge worker (una categoria che non esiste ma che forse dovrebbe) e che ad ogni modo per ora, almeno in italia rientrano credo tra gli atipici, se non sbaglio. Riflettiamoci su, che è meglio.

Startup Café Modena, 17 novembre

Ultimamente a Modena spuntano parecchi incontri su temi come innovazione, startup, giovani etc, e questo è un bene. Se siete quindi da queste parti Giovedì 17 novembre sappiate che alle 17,30 presso la facoltà di economia “Marco Biagi” – Via Berengario n. 51. – si terrà lo Startup Café, per discutere di imprenditorialità giovanile, incubatori e startup, tutti temi molto caldi.

L’iniziativa si svolgerà seguendo la forma partecipativa del world café in cui piccoli gruppi di 4 o 5 persone discutono in modo informale connettendo e collegando le proprie idee in merito a spunti di riflessione proposti da un facilitatore.

Vi segnalo inoltre che la partecipazione è riservata a un massimo di 40 persone, quindi nel caso foste interessati è necessario iscriversi mandando una mail a: effettomodena@comune.modena.it

per eventuali info questi i numeri: 059 – 2032559 oppure visitate la pagina dedicata http://www.comune.modena.it/effettomodena/

 

Startup Café locandina

I giovani d’oggi non ci stanno

Potrà apparire un dato marginale per qualcuno, ma i giovani d’oggi non ci stanno. Che siano in Cina, Europa, Iran o Nord Africa, nell’ultimo anno e mezzo o poco più sono stati parecchi i casi di manifestazioni e proteste che, spesso organizzate e divulgate via internet, hanno visto scendere in piazza, per un motivo o per l’altro i giovani al grido universale di “Adesso basta! Non ci stiamo!”, segno forse di un disagio più globalizzato di quanto si possa immaginare. Bisognerebbe forse cominciare a tenerne conto e ripensare alcune cose in loro funzione.

 

Vedozero, il blog movie che aggiorna i modi di fare cinema

Ne avevo sentito parlare qualche tempo fa di Vedozero, lavoro cinematografico particolarissimo del regista Andrea Caccia, che il 17 settembre ha cominciato il suo giro nelle sale italiane. Ovviamente è inutile dire che la distribuzione è autonoma, e che per capire se e quando verrà proiettato nella nostra città, o nei suoi pressi, è necessario tenersi un attimo informati, qui c’è il calendario delle prossime proiezioni per ottobre e dei relativi cinema, novembre è ancora vuoto ma speriamo si riempia presto. Di questo lavoro ho avuto occasione solo di leggere qualche articolo e di vedere i contenuti video che sono a tutti reperibili in rete. Ve li riporto più avanti. Ma cosa è Vedozero? Non avendolo visto è inutile che stia qui a scrivere chissà cosa, mi limito a riproporre quanto è scritto sul sito del regista e del film (dove scorrendo la home trovate anche una rassegna stampa):

70 adolescenti. 70 telefoni cellulari.
Per raccontare i diciotto anni dal proprio punto di vista.
70 realtà diverse, più o meno complicate, più o meno connesse, più o meno sfuggenti.
Un film che le raccoglie. Un ritratto generazionale senza protagonisti, se non l’adolescenza stessa.

SINOSSI
Vedozero è una visione. Qualcosa che sta intorno a noi. Dentro al mondo degli adolescenti. Liquido e cangiante. Vedozero è lo “sbattimento” della scuola, le gioie e le paranoie, lo “sballo” artificiale e quello naturale, il culto degli amici, la famiglia mai scontata. E’ il fidanzato che non arriva mai, le serate vuote, le fughe dalla classe, gli slalom in skateboard, il dramma della patente, i sogni al luna park, la filosofia sull’altalena e i jeans nuovi che fanno un bel culo. E infine, è una domanda: sarà questa l’età più bella?

Alcuni critici hanno scritto del film:

“Vedozero è quel genere di film per il quale ho sempre pensato che prima o poi qualcuno l’avrebbe fatto e chi l’avesse fatto per primo sarebbe entrato nella storia del cinema.” Vincenzo Cerami

“Vedozero è davvero e soprattutto un film nuovo e innovativo dal punto di vista registico, produttivo, tecnologico e anche educativo.Da questo film esce il ritratto di un’Italia che mostra ciò che in televisione non si vede e che può sentire solo chi ha il coraggio di guardare in faccia le persone.” Gianni Canova

“La sensazione che ho avuto è stata di spaesamento, come se la macchina da presa fosse un occhio. Qualsiasi altro mezzo tra i ragazzi e le loro storie non sarebbe stato così consono. È un lavoro molto impressionista e se parliamo di innovazione e senso del cinema, quello dello spaesamento è un valore assoluto.” Saverio Costanzo

Qui l’articolo di wired: “Noi l’abbiamo visto in anteprima: Vedozero è un ibrido tra diario, cinema e documentario, tutto in formato mpeg4.

Ecco, leggendo e guardando le risorse che si trovano in rete a proposito del film la curiosità di vederlo mi è cresciuta dentro. Speriamo che questo lavoro, definito come il primo blog movie, passi anche da queste parti. In caso capiti dalle vostre vi auguro buona visione, anche perché non si può campare di solo Di Caprio. ;-)

Vado a fare le pizze a Bruxelles

Qualche giorno fa, sul treno, di ritorno dal Wordcamp di Milano mi è capitato di conoscere e scambiare due parole con alcuni ragazzi. L’età era all’incirca la mia. Inevitabilmente si è finiti a parlare di quello che succede oggi nel paese, di futuro, di possibilità e di lavoro. Già, lavoro. Così uno di loro racconta che presto partirà per Bruxelles, dove andrà a fare il pizzaiolo. All’inizio, ci dice, lo stipendio non sarà altissimo, e svela la cifra, a grandi linee, del suo futuro compenso che comunque posso assicurare è più alta della media delle buste paga percepite da un ragazzo con buona istruzione che qui in Italia svolge lavori anche più “qualificati”. Per quanto riguarda il cibo, perché bisogna pur nutrirsi, risolverà la questione mangiando direttamente nel locale dove andrà a lavorare, mentre per l’alloggio racconta che sarà inizialmente ospitato da un ragazzo marocchino e che poi si vedrà. Per una stanza o un monolocale servono alcune centinaia di Euro (sicuramente meno che in Italia, ma son sempre soldi) e al momento la cosa non è fattibile. Uno degli altri viaggiatori che discuteva con noi ha poi chiesto se fosse solo per lavoro estivo, ma la risposta che ha ricevuto è stata negativa. In Italia, ha detto, non si sa più dove girarsi, non va bene, e allora si prova altrove. E se comunque tutti abbiamo convenuto, doverosamente, che anche nel resto d’Europa non è che le cose vadano molto meglio è pur vero che forse qualche chance in più c’è il caso di trovarla. Che dire? Tanto coraggio hanno quelli che provano a cercare futuro altrove, e ugualmente tanto ne ha chi nonostante tutto decide di rimanere. Ad ogni modo vien da dire: altro che bamboccioni!