La media religiosa

L’italia è uno stato laico..
Dovrebbe esserlo, ma io ho sempre più dubbi sul fatto, che non sia una repubblica cristiana italiana..

Il consiglio di stato ha stabilito, che l’ora di religione maturerà un credito e inoltre farà media con le altre materie.

Chi per motivi diversi non parteciperà all’ora di religione, avrà la possibilità di guadagnarsi quel credito in altra maniera?

Si può dire quel che si vuole, ma in questo modo ci saranno alunni privilegiati e altri danneggiati, solo in virtù di una scelta religiosa, il principio di eguaglianza già a scuola è violato..
A scuola legittimiamo chi è nel giusto (cristiani), e chi no, in virtù di una scelta religiosa?

Mi viene da fare una domanda a chi è credente e si è battuto per questo:

Non è degradante immaginare, che molto probabilmente l’ora di religione nella maggior parte dei casi, sarà scelta per convenienza scolastica e quindi per motivi materialistici, anziché per spiritualità o coscienza religiosa?

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Tutto ruota intorno all’articolo 3…

Mi ricollego in un certo senso ad una frase del post di ieri in cui parlavo della situazione a Gaza. Riparto da questa frase: “Bisogna recuperare quel Gap inteso come dignità umana a cui tutti hanno diritto”. La ripropongo per prendere spunto e parlare di casa nostra. Ripensavo al discorso di Napolitano del 31 dicembre. Mi tornano in mente gli ultimi minuti, dove in maniera molto esplicita seppur pacata e raffinata fa riferimento alla costituzione e ai valori che essa rappresenta nello spirito unitario (almeno dovrebbe esserlo). Nei quasi 15 minuti di discorso il presidente della repubblica costruisce parte del suo discorso intorno a questo:

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

E non è un caso, io credo. E’ compito della Repubblica, dunque dello stato, che la rappresenta, operare per la riduzione del divario sociale che mai come in questi ultimi tempi divide le varie classi. Non è nemmeno un caso che questo articolo sia tra i primi della costituzione.

Eppure, nonostante questo, molteplici sono state e sono le occasioni in cui esso è stato scavalcato con grande faccia tosta. Non vedo pari dignità sociale, ne di sesso (qualunque esso sia) ne tanto meno di religione. Non vedo la pari dignità delle condizioni personali, del diritto di una persona di decidere della propria esistenza. Quel diritto all’autodeterminazione. Forse è solo una mia scellerata opinione, ma  tale opinione ha pari dignità alle altre. Dalla crisi si deve trarre il carburante che ci proietti più forti e uniti verso il futuro. Questo l’auspicio. Nobile, nobilissimo. In un anno passato tra impronte prese a minori, divieti ad una morte dignitosa, minacce di impedimenti alla costruzione di luoghi sacri di altre confessioni, missioni punitive ai campi rom, ronde varie, insulti, aumento della disparità sociale, assalto all’istruzione, manovre che vorrebbero essere imposte ai medici, totalmente anti deontologiche e discriminatorie nei confronti degli immigrati, per non parlare delle questioni energetiche, dove addirittura si è messo un tappo agli incentivi verso il rinnovabile, se no altrimenti chi la compera dopo quella nucleare. Insomma, in un anno che ha portato questi bei pacchi dono il riferimento alla costituzione e all’eguaglianza, alla parità di dirtti, pareva dovuta. Necessaria. Ho sentito qualche rappresentate politico definirlo un discorso addirittura bipartisan. Se fosse realmente bipartisan quanto sopra elencato dovrebbe sparire dalla nostra memoria recente e non palesarsi mai più nel futuro. Ho grandi dubbi. Ma mai dire mai.