Qualche giorno fa, sul treno, di ritorno dal Wordcamp di Milano mi è capitato di conoscere e scambiare due parole con alcuni ragazzi. L’età era all’incirca la mia. Inevitabilmente si è finiti a parlare di quello che succede oggi nel paese, di futuro, di possibilità e di lavoro. Già, lavoro. Così uno di loro racconta che presto partirà per Bruxelles, dove andrà a fare il pizzaiolo. All’inizio, ci dice, lo stipendio non sarà altissimo, e svela la cifra, a grandi linee, del suo futuro compenso che comunque posso assicurare è più alta della media delle buste paga percepite da un ragazzo con buona istruzione che qui in Italia svolge lavori anche più “qualificati”. Per quanto riguarda il cibo, perché bisogna pur nutrirsi, risolverà la questione mangiando direttamente nel locale dove andrà a lavorare, mentre per l’alloggio racconta che sarà inizialmente ospitato da un ragazzo marocchino e che poi si vedrà. Per una stanza o un monolocale servono alcune centinaia di Euro (sicuramente meno che in Italia, ma son sempre soldi) e al momento la cosa non è fattibile. Uno degli altri viaggiatori che discuteva con noi ha poi chiesto se fosse solo per lavoro estivo, ma la risposta che ha ricevuto è stata negativa. In Italia, ha detto, non si sa più dove girarsi, non va bene, e allora si prova altrove. E se comunque tutti abbiamo convenuto, doverosamente, che anche nel resto d’Europa non è che le cose vadano molto meglio è pur vero che forse qualche chance in più c’è il caso di trovarla. Che dire? Tanto coraggio hanno quelli che provano a cercare futuro altrove, e ugualmente tanto ne ha chi nonostante tutto decide di rimanere. Ad ogni modo vien da dire: altro che bamboccioni!
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L’effetto domino della crisi: dalla cassa integrazione agli sfratti

La crisi si sta ritirando, a dircelo ci tengono tutti, santoni dell’economia, istituzioni nazionali, europee e mondiali, salvo poi contraddirsi le une con le altre dopo qualche ora. Se il primo dice che la crisi sta finendo il secondo per tutta risposta fa il bastian contrario e ci avverte che no, state attenti, sarà ancora lunga e difficile la ripresa.
E ci potrebbe anche stare in questa girandola di voci il parere contrapposto, se poi chi lo ha espresso non cambiasse opinione il giorno dopo andando a sostenere la tesi del primo che nel frattempo è passato a sua volta da ottimista ad allarmista. Negli ultimi due mesi questo teatrino del sappiamo tutto senza sapere niente l’ho sentito più e più volte dai tg e più e più volte l’ho letto sui giornali. Ma allora la verità dove sta? Destra? Sinistra? O nel mezzo? Credo nessuno lo sappia, nemmeno loro.
Quello che però appare chiaro è che i danni lasciati dai due meteoriti, finanziario ed economico (in questo ordine d’arrivo sul pianeta terra) sono ancora evidenti e lontani dal trovare una risposta vera.
Leggevo oggi un’articolo sulla gazzetta di Modena (che a sua volta riprendeva da uno più ampio apparso sull’Espresso) dell’ennesimo tassello di domino che si è abbattuto su chi più duramente è stato colpito da questa crisi economica. I cassaintegrati e chi il lavoro lo ha perso ad esempio, che adesso l’affitto non riescono davvero più a pagarlo. Mutui e finanziamenti è quasi impossibile averli dal momento che garanzie è impossibile darne e chissà per quanto tempo ancora. E così la morosità nel pagamento degli affitti fa scattare sfratti e sfratti coatti. Senza lavoro e senza casa insomma. A Reggio Emilia, si legge nell’articolo che: ” l’aumento è stato spaventoso, da marzo a giugno sono arrivate 936 istanze e l’aumento medio rispetto al 2008 è del 557 per cento“. Ma la città che a quanto pare batte tutti su questo nuovo fronte degli sfratti è Modena. Un passaggio della Gazzetta riporta: «Solo nella zona sassolese della ceramica – riferisce l’ufficiale giudiziario – dobbiamo vendere 270 appartamenti, molti acquistati con mutuo da operai del distretto ceramico ora in cassa integrazione».
L’esempio di Modena e Reggio è preoccupante, proprio perché arriva da alcune delle provincie più ricche non solo d’Italia ma d’Europa. E siamo nel cosidetto Nord produttivo, non nel sud “abbandonato a se stesso”. Questo dovrebbe dare un’idea chiara io penso della situazione. Ovviamente chi ci rimette di più sono le persone già più colpite nei mesi passati.
E allora se la crisi si sta ritirando non lo so, è però chiaro che fatta cadere la prima tessera l’effetto domino si propaga fino a che tutte le altre tessere non sono in terra. E se anche rimetti in piedi le prime due o tre tessere, quelle da cui è partito tutto, non fermi certo quelle che più avanti magari meno rumorosamente e nel quasi totale disinteresse (forse perché colpiscono i più deboli, le forze povere del paese, chi lo sa) stanno continuando a cadere. Bisogna individuare quella che dovrà cadere e bloccarla per evitare che tiri giù quelle davanti a lei, e poi con santa pazienza rimetterle in piedi una ad una. Ma questo non si fa creando confusione su affermazioni contraddittorie giorno dopo giorno sempre di più