Liberté, Égalité, Fraternité…Déportés

Qualche giorno fa alla festa del PD di Modena c’erano alcuni ragazzini, Rom (o zingari, le definizioni si sprecano, ma restano pur sempre ragazzini) che giocavano con dei palloncini gonfiabili, quelli che hanno l’elastico e te stai li con la mano a farlo rimbalzare avanti e indietro. Dovevano avere età comprese tra i 6 e i 12 anni, non di più. Poco più in la c’era la madre, beveva una coca-cola. Erano li come qualsiasi altra famiglia normalissima. In un mondo normale nessuno ci avrebbe fatto caso. Mi è venuto però in mente un articolo di Antonio Tabucchi scritto per Le Monde Magazine (e che io avevo letto proprio quel pomeriggio su Internazionale). Tabucchi riprendeva una osservazione di George Mosse (storico contemporaneo del Razzismo) che diceva che

“il Razzismo tende a diventare il punto di vista della maggioranza. E che la Maggioranza tende a eliminare naturalmente la minoranza…”

poi Tabucchi continua

“perché (e qui sta il salto logico constatabile oggi in Francia e in Italia) il razzismo fa crede che criminali si nasce, non si diventa. Si è criminali se si appartiene ad una determinata etnia, indipendentemente dal delitto che si può commettere. Rientrare in quella categoria è già un delitto”.

Ho pensato che siamo nel 2010 e all’interno della comunità europea, e che esiste una carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea  che ci dice che i cittadini facenti parte della comunità hanno i medesimi diritti, a prescindere dallo stato sociale, dal credo religioso, dalla lingua o dall’etnia. Un esempio pratico di quanto citato sopra lo si può ripescare andando banalmente indietro di qualche mese, nel periodo in cui balzarono agli onori della cronaca i misfatti, in parte veri in parte presunti, di alcuni cittadini Romeni residenti in Italia. Improvvisamente tutti i Romeni in Italia erano diventati criminali a prescindere, per il semplice fatto di essere nati e provenire dalla Romania. E’ un po’ come se la Germania, e i tedeschi, dopo i fatti di Duisburg avessero deciso che tutti gli Italiani erano criminali sanguinari, mafiosi, e avessero deciso di espellerli tutti al di fuori dei confini tedeschi. La Francia ci stava provando con i Rom, ma poi l’Unione Europea, che fino ad oggi, per la cronaca, ha sempre chiuso gli occhi su questa cosa, perché prima della Francia altri paesi hanno fatto uguale, si è finalmente svegliata dal torpore.

Sempre nell’articolo, Tabucchi riprende quella nuova legge del governo Berlusconi che

“considera ontologicamente criminali coloro che vivono in Italia senza documenti. Non si finisce in galera perché si è commesso un crimine, come vorrebbe il codice penale in un paese democratico, ma per un “meta-crimine”, cioè perché non si è uguali a tutti gli altri.”

A quel punto guardavo quei ragazzini che stavano li a far rimbalzare il loro palloncino nella sera dalla temperatura ancora gradevole e mi sono messo a ridere. Ho pensato che, potenzialmente, mi trovavo davanti a dei pericolosi “meta-criminali”, che se non oggi sicuramente domani avrebbero potuto delinquere. Avrei dovuto chiedere se avevano i documenti, o meglio, da “bravo cittadino” avrei dovuto avvertire i poliziotti all’ingresso della festa e chiedere di verificare l’effettivo possesso dei documenti da parte di quella famiglia, anzi, magari avrei addirittura dovuto chiedere che venissero prese le impronte digitali ai ragazzini, la prevenzione innanzi tutto. Ma questo è il bravo cittadino che probabilmente piace a quei signori che hanno creato la maggioranza (quella dei muri di cinta e dei roghi ai campi abusivi) di cui parla Mosse, e che oggi fanno le leggi (e che sovente non le rispettano), e che di “meta” non hanno nulla, in quanto a criminali invece qualche dubbio consistente c’è. Alla fine ho pensato che non mi piaceva essere quel tipo di “bravo cittadino”. Preferisco essere un cattivo cittadino piuttosto che un “bravo cittadino” buono per la tosatura sotto elezione.

ps: dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea:

Capitolo Uguaglianza.

Articolo 21

Non discriminazione

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi.

Capitolo Cittadinanza

Articolo 45

Libertà di circolazione e di soggiorno

1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

2. La libertà di circolazione e di soggiorno può essere accordata, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea, ai cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.

Fischia tu che fischio anch’io

Un tempo, nel mondo dello spettacolo, chi saliva su di un palco sapeva che, in caso di mancata conquista del pubblico, vi era la possibilità di fischi o, nel caso peggiore, di trasformarsi in una grande insalatona mista, di quelle che oggi vanno tanto di moda. Oggi, chi fa politica dovrebbe tenere conto di una simile possibilità, a maggior ragione se su di un palco ci si sale con alle spalle parole e azioni che hanno lasciato un segno nel dibattito, e non solo, del paese. In teoria dovrebbe esserci differenza tra politico e teatrante (senza voler essere offensivi per questo paragone nei confronti del teatrante a cui vanno tutti i miei rispetti), dovrebbe, se non fosse che negli ultimi venti anni il lavoro operato per assottigliare questo confine è stato molto intenso. In campo doveva essere schierato il politicamente corretto, il rispetto per l’avversario, il suo diritto ad esprimersi diversamente dalla nostra opinione, in virtù di quel principio democratico a cui tutti però si rifanno solo quando è il loro momento; dovevano esserci appunto, peccato che proprio loro, quelli che salgono sul palco pronti all’orazione politichese di turno siano i primi a circumnavigare abilmente queste convenzioni (e non solo, ed è qui che poi scatta lo scazzo) a proprio piacimento. Con questo non voglio giustificare determinate azioni atte a interrompere l’esercizio democratico della libera espressione, ne tanto meno il lancio di oggettistica varia pescata tra souvenir vacanzieri(vedi alla voce riproduzioni di monumenti) o attrezzatura da stadio (azioni queste, portate avanti sempre da gente che ha il cervello intaccato da guano di piccione) , sia ben chiaro. A mio parere la contestazione, non violenta, ci sta, meglio se dopo l’intervento, giusto per renderle almeno un alibi di qualche tipo. Ma non si provi ad intraprendere una caccia alle streghe quando i primi ad esercitare la “magia oscura” sono proprio i signori oratori politichesi che salgono sul palco e che delle “convenzioni democratiche” se ne sono sempre infischiati altamente.

Le tre principesse.

Le tre principesse della Birmania, è in queste maniera che sono chiamate in Birmania. Le tre donne sottolineano che per il regime loro sono piuttosto tre streghe.

Sono tre donne che sfidano il regime della giunta militare guidata dal generale Than Swe, le loro possibilità di vittoria sono pochissime, ma secondo loro l’importante è dare alla gente una possibilità di scegliere, di avere un’alternativa alla dittatura.

Le tre principesse: Cho Cho Kyaw Nyein, Nay Ye Ba Swe e Mya Than Than Nu sono le figlie di tre ex primi ministri, esponenti della generazione che ha combattuto per l’indipendenza della Birmania dalla Gran Bretagna. I loro genitori sono stati poi perseguitati dopo il colpo di stato che portò al potere il generale Ne Win nel 1962.

Oggi le tre donne, che sono amiche dall’infanzia e, dopo anni di esilio e di carcere, hanno deciso di riunirsi per continuare il lavoro dei loro padri. Hanno annunciato la loro candidatura alle elezioni e sono già diversi mesi che vanno di villaggio in villaggio a parlare con la gente e convincerla che è importante andare a votare. Le tre principesse preferiscono partecipare che boicottare le elezioni, perché è l’unico modo per tentare di democratizzare il paese.

Voglio cambiare il sistema e il governo, ma non voglio più vedere spargimenti di sangue.
Cho Cho Kyaw Nyein.

La scelta delle tre principesse è diversa da quella della Lega Nazionale per la democrazia (Nld), infatti, il partito si è sciolto e boicotterà le elezioni, che giudica una truffa a causa della nuova legge elettorale, che proibisce la partecipazione di tutte le persone detenute e scritta su misura per tagliare fuori Aung San Suu Kyi.

Lei è la quarta sorella. Siamo cresciute insieme, i nostri padri erano grandi amici, dicono le tre signore, speravamo che potesse partecipare con noi alle elezioni.
Le tre principesse.

Le quattro sorelle hanno avuto lo stesso passato di persecuzione e violenza.
La mia vita è stata un’esperienza traumatizzante. Ogni parte del mio corpo è ricoperta di cicatrici. Cho Cho che ha scontato 7 anni nel famigerato carcere di Insein, a Rangoon.

[sdreng]

La media religiosa

L’italia è uno stato laico..
Dovrebbe esserlo, ma io ho sempre più dubbi sul fatto, che non sia una repubblica cristiana italiana..

Il consiglio di stato ha stabilito, che l’ora di religione maturerà un credito e inoltre farà media con le altre materie.

Chi per motivi diversi non parteciperà all’ora di religione, avrà la possibilità di guadagnarsi quel credito in altra maniera?

Si può dire quel che si vuole, ma in questo modo ci saranno alunni privilegiati e altri danneggiati, solo in virtù di una scelta religiosa, il principio di eguaglianza già a scuola è violato..
A scuola legittimiamo chi è nel giusto (cristiani), e chi no, in virtù di una scelta religiosa?

Mi viene da fare una domanda a chi è credente e si è battuto per questo:

Non è degradante immaginare, che molto probabilmente l’ora di religione nella maggior parte dei casi, sarà scelta per convenienza scolastica e quindi per motivi materialistici, anziché per spiritualità o coscienza religiosa?

[sdreng]

Ci vuole la Mediocrazia

E mo basta, in Italia o c’è troppa democrazia o ce n’è troppo poca. E in entrambe le situazioni sempre a sproposito. Ed entrambi, i sostenitori delle due posizioni, sbagliano. E ci hanno anche cagato il cazzo abbastanza. C’è vuole una mediocrazia, una via di mezzo tale da spazzare via la momento giusto sti magnapatate che ogni giorno da giornali, tv, palchi e palchetti ci sfranzolano la minchia. Il PD sostiene che c’è poca democrazia in Italia, io sostengo che, ad esempio, all’interno del partito ce ne sia anche troppa, di democrazia, troppa e usata male. Tanto è vero che consentono ancora a gente come Binetti, Rutelli e compagnia bella di prendere parola e posizione all’interno del PD stesso. E questo esubero di democrazia, lo abbiamo visto tutti, è come una pelota scagliata ai 180 km/h sui coglioni del Partito. Non va bene. Berlusconi sostiene che c’è tanta democrazia, ma intanto non permette agli elettori del suo partito di mettere in discussione la sua figura attraverso votazioni, sostiene anche che la magistratura, i giornali, una parte della tv e della società sia addirittura una milizia rivoluzionaria pronta a scaravoltarlo (o ti decidi o sei schizofrenico eh). Caro Silvio, se così davvero fosse, e magari mi vien da aggiungere, ghe penso mi, anzi, ghe penserebbero loro a scaravoltarti senza troppi problemi, un bel calcio nei ciapet e a casa, e invece te bello bello pacioccoso te ne stai da vent’anni sulla breccia dell’onda con in bocca sempre quella percentuale di sostegno che fai oscillare dal 68 al 72%. Feltri se la prende con tutti invece, senza distinzione, ebrei, musulmani, comunisti, giudici, gay, PD, giornalisti, salumieri, kebabbari, prostitute, puffi bolscevichi, papi, chiese, emo e pure con sua nonna e chi più ne ha più ne metta e ancora sta li a scrivere sul giornale, e ti vien da pensare che forse c’è libertà di informazione, anche troppa. Che se così non fosse il caro Vittorio se ne starebbe rintanato nella sua cantina umida a fumar oppio bestemmiando come un contadino rosso della bassa modenese intento a roteare a tutta foga la manovella di un cazzo di ciclostile analogicissimo e tanti saluti. A sinistra poi tiriamo in ballo la mancanza di democrazia ogni volta che ci toccano un comico, come se fosse solo quella la democrazia. Ma i comici al massimo possono essere gli alfieri, i porta confalone, ma se dietro non c’è l’esercito, la masnada di persone hai voglia te a cambiare qualcosa. Metti in Chiapas, non è che quei poverelli, che eran quasi tutti indios contadini in infradito e in gran parte analfabeti, un giorno hanno detto “toh non c’è democrazia, salvi i comici chi può” e poi boni boni se ne son stati a sedere nei loro salotti. Si son messi il passamontagna e hanno marciato. Invece belli noi, comodoni. E allora se uno dice che non c’è bisogna che poi agisca, e se c’è è giusto che essa si esprima. Ma se ci deve essere un infinito tira molla che non produce nulla se non chiacchere che senso ha? Allora bisogna che il cittadino imponga la mediocrazia, una via di mezzo. Non troppa ma neanche troppo poca e che la applichi su sti equilibristi della polemica del giorno