Costretti al ritorno: quando la crisi ti riporta al via


Una panchina alla stazione delle corriere, una sigaretta offerta, una chiacchierata che nasce spontanea sulle difficoltà del momento, la crisi e le incertezze del domani. Una storia semplice, come tante, quella che mi sono trovato davanti. E nella facile semplicità con cui le incontri sta tutto il dramma.

Quello che segue è un post scritto per Intervistato.com

Sono seduto su di panchina lungo la corsia 4 della stazione delle corriere di Modena. La 4 è quella che riceve la linea extraurbana 500 Carpi-Modena su cui solitamente sale un crogiolo di umanità che nemmeno Babele. Ci si avvicina a mezzogiorno e la giornata è forse la prima tiepidamente scaldata dal sole. Me ne sto seduto li a fissare l’allegro saltellare della  prima generazione di nuovi Italiani, la musica nelle orecchie, quando davanti agli occhi mi si para una mano che regge un pacchetto di Winston blue ancora pieno. Una sigaretta è leggermente fuori dai bordi e mi viene offerta. La estraggo ancora prima di individuare la faccia a cui appartiene quella mano.

La infilo in bocca e alzo lo sguardo: è un ragazzo sulla trentina, jeans bassi al cavallo, una felpa stile street-skate, occhiali da sole e una piccola borchia all’orecchio. L’alito emana odore d’alcol quando manca ancora un quarto alla mezza. Nell’altra mano tiene una lattina di weiss. Tolgo gli auricolari, ringrazio e accendo la sigaretta quasi all’unisono con lui. Lo sento che borbotta qualcosa tra lui e lui, interrotto da un singhiozzo. Nella mano ora tiene un foglio di carta piegato in due su cui istericamente scrive numeri che ricopia dal cellulare appoggiato sulla panchina. Lo osservo con discrezione. Il singhiozzo si rivela essere un pianto malamente smorzato. Prende il cellulare e comincia a comporre un numero. Non ho capito perché se li ricopia e poi li compone quando potrebbe chiamarli direttamente, ma non indago… [continua qui su intervistato.com]

Lettera a Mohamed Bouazizi

Caro giovane morto il quarto giorno di questo turbolento 2011, caro Mohammed Bouazizi,

ti scrivo per raccontarti un anno sorprendente, quando mancano ancora due mesi alla sua fine. Voglio raccontarti il potere della disperazione, i confini della speranza e i legami della società civile.

Rebecca Solnit, su Tomdispatch, ha scritto una lunga lettera a Mohamed Bouazizi, il ragazzo tunisino di soli 26 anni che si diede fuoco per protestare contro la confisca delle sue merci da parte della polizia tunisina. Il suo gesto, che ne provocò la morte, diede il via di fatto alla rivolta tunisina che innescò l’effetto domino delle rivolte arabe.

La lettera della Solnit è anche, soprattutto, un pretesto per ripercorrere quasi un anno di proteste globali, dalle rivolte arabe con la caduta dei regimi con l’occupazione di piazza Tahrir fino a Porta del Sol con gli indignados spagnoli e giù via fino a Zuccotti Park per Occupy Wall street. Ma la lettera viaggia, e tocca le grandi manifestazioni Italiane, e poi le proteste greche, fino alle marce pacifiche anti-narcos in Messico scatenate dalla morte del figlio del poeta Javier Sicilia arrivando a quelle degli studenti Inglesi e poi Cinesi e Cileni, l’Islanda, il disastro nucleare in Giappone e poi quel 99%.

Mohamed Bouazizi, tu che sei morto a 26 anni, a cui sto scrivendo questa lettera, ecco uno dei contributi più recenti a questo sito:

“Ho 26 anni. Ho un debito di 134mila dollari. Ho cominciato a lavorare a quattordici anni e lavoro a tempo pieno da quando ne ho venti. Sono un informatico e sono stato licenziato nel luglio del 2011. Sono stato FORTUNATO perché ho trovato SUBITO un nuovo lavoro: con una riduzione di stipendio e PIÙ ORE. Adesso ho scoperto che mio padre è stato licenziato la settimana scorsa, dopo 18 ANNI con lo stesso datore di lavoro. Soffro di un disturbo ossessivo-compulsivo debilitante e non posso assentarmi dal lavoro perché non potrei permettermi le rate del mutuo se non andassi al lavoro e ho paura di perdere il mio NUOVO lavoro se chiedo dei permessi!! NOI SIAMO IL 99 per cento”.

E’ una lunga lettera, ad un ragazzo morto -ora un simbolo come non ne vorremmo mai ma che proprio per questo assumono un valore ancora più grande e profondo- che però col suo gesto come spesso accade in questi casi ha scatenato la scintilla, la volontà di lottare per quello che si ritiene giusto. E’ una lunga lettera, una riflessione, scritta ad un ragazzo morto ma che in fondo esalta la vitalità, quella vitalità che nonostante tutto il 99% della popolazione cercare di tenere stretta, con le unghie e con i denti.

Qui la versione originale della lettera, con un post introduttivo che comunque vale leggere.

Qui la versione riportata da Internazionale, tradotta in Italiano.

La bilancia cade sul bilancio, l’oroscopo di B.

Questo è l’oroscopo di Berlusconi di questa settimana. C’è del vero, e in momenti come questi si ci appiglia a tutto pur di prevedere il domani.

Bilancia

23 settembre – 22 ottobre

Nel 2004 il Jet propulsion laboratory ha inviato due veicoli robotizzati su Marte. Avrebbero dovuto esplorare il pianeta e inviare informazioni per 90 giorni. Ma quello chiamato Spirit ha continuato a funzionare per più di sei anni, e il suo compagno, Opportunity, è ancora attivo. Secondo i presagi astrali, qualsiasi progetto ben preparato che lancerai nelle prossime settimane potrebbe essere altrettanto durevole, Bilancia. Approfitta delle tue grandi potenzialità. Non risparmiare sull’amore e sull’intelligenza che metterai nelle tue fatiche.

L’oroscopo di Rob Brezsny Via Internazionale

Testa o croce?

(foto presa da qui)

La Germania (assieme alla Francia) gioca a fare la prima donna forte della sua posizione, la Grecia collassa sempre più, i sindacati di mezza europa scendono in piazza a turno. I mercati affannano, la presisone fiscale sale (almeno qui da noi). La tensione è sempre più alta nel vecchio continente, la gente è al limite e gli sfoghi sempre più violenti e il primo a rimetterci la pelle se la situazione non cambierà va a finire che sarà l’Euro che da tanto l’idea d’essere appeso al verdetto di un testa o croce.

 

 

Tra disperazione e secondo emendamento

LE IMMAGINI SONO FORTI E POTREBBERO DISTURBARTI

Panama City –  Florida

Il gesto dell’uomo che ha fatto irruzione e tenuto sotto tiro il consiglio scolastico pare sia stato scatenato dal licenziamento della moglie. Nonostante alcuni colpi sparati non ci sono stati feriti, l’uomo si è poi tolto la vita.

La dichiarazione dei diritti negli Stati Uniti prevede nel secondo emendamento il diritto di possedere armi da parte dei cittadini, nonostante la questione sia da sempre fonte di forte dibattito.