Oggi è la giornata della memoria. Uno di quei giorni che andrebbero ricordati 365 giorni all’anno ma che finiscono inevitabilmente per rinfoltire la lunga lista delle ricorrenze. Un giorno per non dimenticare quello che è stato ieri, ma un giorno buono anche per guardarsi attorno, aprire gli occhi e osservare quello che sta purtroppo accadendo anche oggi in molte parti del mondo.
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In Italia regna tanta confusione…
Non vi sembra che in Italia regni un certo stato di confusione?
Ultimamente non si riesce mai a capire come stiano veramente le cose. E così capita che poi uno finisca per porsi delle domande. Il problema arriva quando sono sono le risposte che bisogna darsi.
I Fascisti- Ad esempio; in Italia esiste ancora o no il fascismo? Cert’uni dicono dicono di non esserlo, altri di non esserlo mai stati, altri dicono che no, non esiste più, poi ci sono quelli che dicono di essere Anti-Antifascista che vorrebbe dire? Che non si riconoscono nell’ideologia fascista ma però sono contro quelli che sono contro chi dovrebbe rispecchiarsi nell’ideologia fascista? Cavoli, e poi dicono che i politici de no artri non sono in grado di sviluppare pensieri complessi…questi hanno troppo tempo libero. Poi alla fine arriva la sinistra che dice che addirittura ci governano, i fascisti, e allora finisce che te non ci capisci più una mazza.
I Comunisti- Ma vale lo stesso per i comunisti. Quando il Cavaliere vinse le elezioni si rallegrò (come poi il Pd) della non presenza della sinistra antagonista e comunista all’interno del parlamento (che poi voglio dire, hai Dalema che vale per 8 partiti comunisti, ma facciamo finta di niente) e quindi dai luoghi di potere decisionale, e dopo due settimane era già li che ci sbragava il cazzo con la bava alla bocca in prede alle sue fobie anticomuniste. Ma come? Allora o ci sono o non ci sono…mettiamoci d’accordo.
Il razzismo- Il razzismo; allora, a sentire Emilio Fede (che per quanto mi riguarda fa informazione tanto quanto un teletubbies) non c’è! Oh, finalmente uno deciso. Il razzismo non c’è, ma non c’è nemmeno la malaintegrazione. A sentirlo ieri, lui e i suoi servizi, sembrava che non ci fosse nessun problema di integrazione. Allora mi son detto: Wow, ma che bello, allora andremo tutti d’amore e d’accordo, siamo un paese perfettamente integrato e che sa integrare. Ho chiamato allora un mio amico di milano per fare un test. Il cellulare è squillato e lui ha risposto così: “we terun com’è che la va’?” allora mi son detto che forse qualche problemino c’è ancora…
L’Economia- Fino a ieri l’altro c’era il fufino di Montecitorio, Tremonti (ma anche trementi concentrate in una, e infatti funzionano male) che scodinzolava euforico di studio in studio dicendo che in Italia e in Europa più di tanti problemi non ce ne sarebbero stati. Però poi oggi leggo di 400 mld bruciati dalle borse europee, e in più quelli di Unicredit stanno cominciando a puzzare, perché quando arriva la strizza al culo puzza e tanto. Poi a confondermi le idee c’è pure il papa che dice che i Soldi svaniscono ma la parola di Dio no..ma che cazzo centra ratzi? Ti starai mica riferendo ai soldi, sfumati, dell’8 per mille alla chiesa cattolica? Aiutati che il ciel t’aiuta dico io…che poi se uno è per dire ateo e a Dio non ci crede che cappero fa? Si impicca?
Alla fine di tutta la faccenda sono ancora qui che mi pongo le mie grandi domande.
Spike Lee, l’Italia e le solite ideologie
Le reazioni viscerali di questi giorni mi fanno pensare che la profonda ferita apertasi in Italia durante la Seconda guerra mondiale non si sia ancora rimarginata.
Queste le parole finali della risposta del regista Spike Lee all’intervento di ieri ad Opera di Giorgio Bocca (nei due link qui sotto il dialogo tra i due).
Al di là della diatriba, se così la possiamo definire, tra Bocca e Lee in relazione all’ultimo lavoro del regista americano, "Miracolo a Sant’Anna", mi soffermo su queste ultime righe dell’intervento. Le reazioni che da tempo si susseguono nel nostro paese sono in parte ancora strascichi di quei giorni, e della non capacità di entrambe le parti di cominciare a vedere le cose come storia per poter affrontare con serenità il futuro? Ogni giorno sentiamo dire fascista di qui e comunista di là, ma quello che non sentiamo, sepolto da accuse di appartenenza, sono i fatti, quelli che servirebbero al paese. Con questo non intendo dire: mettiamoci una pietra sopra, quel che è stato è stato. Semplicemente oggi non è ieri, o quanto meno non dovrebbe esserlo, non dovrebbero esserci i presupposti perché lo sia. Un giornalista fa una domanda: lei, Signor Onorevole cosa pensa di fare in merito alla questione dei lombrichi con la sciolta?
La risposta è sempre: Noi ereditiamo un duro macigno dalle sinistre “comuniste”, oppure, noi ereditiamo un danno dalle destre “neofasciste”, ma alla fine mai nessuno che dica:noi abbiamo questa idea, vogliamo fare questo. C’è sempre qualcosa che è stato “fatto” (sempre a metà) e che poi in fine è stato distrutto dall’altro. Ci si maschera sempre dietro l’ideologia dell’uno o dell’altro. Sembra quasi il protrarsi faticoso e comico di un eco a cui in qualche modo mezzo mondo a messo delle briglie, tranne noi. Non voglio dire che fascisti e comunisti non esistano, dico solo che il primi hanno perso e fallito, i secondi pure. E parlo di ideologia. Non c’è molto da aggiungere. Non hanno funzionato. Dovremmo essere già usciti da quel clima di guerra civile, da quelle divisioni. E oggi invece sono lo scudo, dietro cui mascherare le inefficienze sempre più frequenti.
La mia vita, in fin dei conti è tutta una questione di rosso
Succede che nella vita, volenti o nolenti, ci si parino davanti dei percorsi, dei punti fissi, con i quali dovremo confrontarci fino alla fine. Succede anche, che il sottoscritto decida di farsi la barba dopo due settimane di rimandi ingiustificati e che, mentre si trova davanti lo specchio il suo cervello parta con un’elucubrazione quanto mai veritiera e stupefacente visto anche il caldo che impera.
La tua vita è costellata dal rosso, dal colore rosso. Direttamente o indirettamente, fatti, cose e persone tinte di questa nuance si sono intersecate con te, che tu lo volessi o no, che tu te ne rendessi conto oppure No. Tu sei lì che ti fai la barba e in men che non si dica ti balena nel cervello, come un gancio sinistro che non t’aspetti, che è vero. Che se ci pensi bene tante cose, seppur insignificanti a prima vista, si sono incastrate come tasselli, tasselli sparsi qui e là ma tutti accomunati da un dettaglio, il colore rosso. E allora ritorni indietro e…si, sei nato alle 23 e 45, il 31 dicembre del 1983, sotto le feste, quelle feste dove il rosso abbonda, negli addobbi degli alberi ancora da disfare, nelle insegne lungo le strade, nei fiocchetti che adornano il vischio, nelle guance intimidite di chi sotto quel vischio si bacerà per la prima volta, nei centri tavola, nell’indumento porta fortuna per l’anno nuovo di chi ti sta attorno, come quegli infermieri, poverelli, costretti allo straordinario da uno che già prometteva rotture di cazzo, dalla faccia di tua madre sotto sforzo mentre ti dava alla luce, al tenue colorito del tuo corpo che mano mano che passano i minuti lascia affluire il sangue che colora la pelle. E poi penso, inevitabile, alla mia terra, l’Emilia, alla mia città, Modena, e alla campagna nella sua provincia, dove abito ora, indiscutibilmente rosse, per natura, per orgoglio e ideologia, a volte per partito preso, rosse come il vino che si produce a pochi km da casa mia, il Lambrusco, rosse come il colorito del ragù, delle lasagne e via dicendo. Il rosso della ferrari, amata, dentro come il sangue, il rosso come i capelli del mio primo amichetto all’asilo, Emanuel, così come rossi rossi erano i capelli del mio amicone alle elementari Carlo. Rosso, come rossa è la tua idea politica, d’un rosso fuoco, che ti chiedi, ma come cazz…che i tuoi parenti erano tutti monarcodemocristiani. Di rosso era colorato il mio primo regalo di una certa dimensione, un bel trattore a pedali col rimorchio, anch’esso rosso, e giallo. Che ci scorazzavo sull’anello di ghiaia intorno all’aiuola in casa di zia, in campagna, e mi ricordo che lì, quando a volte il sole si abbassava, nel tardo pomeriggio sembrava esplodesse questa enorme sfera rossastra che tingeva la prima luna delle calde sere estive. Poi la mente corre veloce ad alcune foto di tuo padre, che ora, quando lo vedi non ci fai caso, ma ti ricordi che chiedevi sempre perché quei baffetti, che spiccavano sopra la divisa da carrista, erano rossi…
E pensando, surfando su rossi ricordi mi tornano in mente gli odiati capelli rossi di pippi calze lunghe, la mia prima vera acerrima nemica. Dopo di lei nessuno è mai riuscito a bissare l’odio che mi provocava. Rosse erano le frequenti sbucciature sulle ginocchia, rossa è la maglia che indosso ora, mentre scrivo, una maglia con un toro, quello di Barcellona, ricordo di un viaggio fatto con cari amici. Rosso, o in rosso come il budget del mio portafogli ora, che però potrebbe rimpolparsi se riuscissi a piazzare quel fumetto di Manara, quello su Valentino Rossi, appunto. E ora che ci penso con una rossa non sono mai stato, per dire, che son cose se ci pensi a modo. Rosso, anzi, rosscio di una particolare sfumatura, è il termine che goliardicamente utilizzo ultimamene in alcune conversazioni, nemmeno a farlo apposta, e la cosa divertente è che non è partito da me, è sto rosscio che mi è capitato tra capo e collo. RedCarpet era anche il nickname splinderiano della mia prima commentatrice affezionata, tappeto rosso, appunto, e che adesso ha un blog dal nome rossovivo. E mentre il mio cervello flashbackka di qui e di là, avanti e indietro nella mia vita alla ricerca del rosso, mi taglio facendomi la barba, quello che ne esce è un rivoletto rosso, sanguineo, proprio sotto al mento, appena sopra osservo con perizia da geometra se vi siano per caso imperfezioni nelle geometrie della mascherina, baffi, pizzetto e mosca, rigorosamente rossi, come il resto della mia barba, come in quelle foto di mio padre di tanti anni fa durante il militare.
E se adesso uno di voi mi incontrasse dal vivo, la prima cosa che mi chiederebbe sarebbe del perché ho i capelli neri, gli occhi verde scuro, ma la barba rossa…

Italian History X violenze e ingiustizie quotidiane

L’Italia delle teste di cazzo e del non mi ricordo mica più da dove provengo, ma che bella settimana.
Direi che non posso andarci delicato, non si può non avere il desiderio di prendere quei cinque pischelli, chiuderli in una stanza e dargli giù una rotta di botte che non se la scordano più. Perché ad esempio non chiamate due o tre di quei poliziotti che agirono alla Diaz? Sono sicuro che saprebbero il fatto loro. Resta comunque una voglia che sopprimo, perchè abbassarsi a livello della cacca non vale la pena, non è logico. Non ci sono dietro, dicono per ora, motivazioni politiche, il che vuol dire che queste deiezioni della società hanno deliberatamente ucciso per una sigaretta, per un rifiuto, insomma per il gusto di farlo. E non venite a dirmi che non volevano deliberatamente uccidere, non venite a dirmi sta stronzata. Queste bestie putride (chiunque sia stato, visto che la certezza della colpevolezza di tutti e cinque non è ancora chiara, è chiaro però che non si è spaccato la testa da solo, concordiamo tutti no?) hanno agito in maniera violenta usando la sigaretta come pretesto, mi par chiaro, perché io se uno mi rifiuta una sigaretta non lo riempio di botte. Poi, non venite a dirmi nemmeno che il fatto di dichiararsi naziskin non centri con l’accaduto, perché il solo fatto di riconoscersi in questa “ideologia” li predispone di pensiero all’uso della violenza. Non raccontiamoci boiate. Non si parla di gente che porta i malati nei santuari qui.
Poi veniamo a Fini, che insomma, anche lui ci mette del suo. D’accordo nel denunciare, criticare e mettersi fuori e lontani dall’antisionismo, che sia di destra o di sinistra, ma non mi si dica che è più grave bruciare una bandiera rispetto al pestaggio di un ragazzo che per giunta poi è praticamente morto. Non me lo dica Fini. Io apprezzo il cambio di direzione che lei ha preso, da persona di sinistra ho piacevolmente preso le sue dichiarazioni in cui si discostava nettamente da una certa storia passata e che, oggi, non può certo rappresentare le idee di una classe politica che governa un paese come l’Italia nel 2008, in europa. Concordo pienamente con la mala sanità delle ideologie radicali e violente, schifo senza problemi chi brucia una qualsiasi bandiera, e chi oggi inneggia ancora all’antisionismo, ma non accetto che si faccia una classifica dei fatti, non accetto che una vicenda del genere, così tragica e insensata, venga da lei definita meno rilevante. È uno schiaffo alla decenza, alla dignità, alla moralità e all’intelligenza. E lei è senza dubbio uomo intelligente.
C’è chi continua a dire che il pericolo viene dall’est, c’è chi continua a dirci di guardare all’orizzonte, fuori della finestra, di stare in guardia, ma come nel film the village, si finisce per scoprire che quello che pensavamo essere un pericolo nascosto, a noi sconosciuto, esterno, è in realtà tra noi, è già qui, che cova, che si muove, senza bisogno di andarlo a cercare altrove. Invece di guardare sempre di fuori sarebbe il caso di fermarsi a guardare dentro, prima che dilaghi. Episodi come quello riportato in questo VIDEO non lasciano presagire nulla di buono per il futuro. Se si continua a istigare alla violenza, dai palchi torinesi, dagli scrani della politica, dagli studi della tv, non si farà altro che giustificare, fomentare, rendere lecite azioni, comportamenti(anche oggi vedi il caro dottor Marcelletti) che poi saranno anche sorretti dall’esempio costante di impunità che vige in Italia, e che coccola sia il politico corrotto, quanto l’autista omicida, tanto il mafioso, quanto il brigatista, passando per i poliziotti pestatori e via dicendo. Pensiamoci.
