Quella piazzetta 29 settembre che invece del beat mi ricorda tanto Silvio

Lo so, sono uno che va a cercare il pelo nell’uovo non trovando altri luoghi ove cercare…il pelo. A differenza di noi sappiamo chi. Ecco, ora io mi chiedo cosa penserà il mio cervello tutte le volte che nei weekend uscendo da casa di mio padre passerà davanti a quella piazzetta che ora è intitolata piazzetta 29 settembre (qui alcune foto della giornata via quotidiano.net), a seguito di una giornata dedicata alla musica beat d’origine modenese degli anni 60. La canzone è quella famosa cantata da Battisti e dall’Equipe84…chi???? Ma si, l’Equipe84…quanto siete matusa voi che non conoscete questa musica giovvine!! Il problema sorge quando passandoci davanti, e io lo so, quella maledetta targa non ricorderà gli albori gucciniani, o dei nomadi e dell’equipe84 e via dicendo. No, paradossalmente quella targa mi ricorderà sempre che Silvio c’è. Ora, con tutte le canzoni che sono state prodotte in quel periodo proprio 29 settembre? Io non lo so…ho sempre pensato che avrei fatto una firma per avere Via Silvio Berlusconi, ma anche una piazza, una città intitolata al santo uomo, che si sa che quando questo accade vuole dire che il caro ricordato è appunto un ricordo. Fuori dai maroni insomma. Signori, ma non si poteva intitolare piazzetta L’avvelenata..o piazzetta Fiera di san Lazzaro? Per dire..eh?! No! Già che c’eravate potevate intitolarla piazzetta tanti auguri Silvio. Sarò polemico io, ma che ci posso fare. A me piace la musica, mi piace ascoltare, mi piace pure quella musica li. Ma è più forte di me, ogni volta che passerò di li penserò che Sfortuna che Silvio c’è.

Tutti dormono sulla collina

on-the-road

L’arte è buona quando muove dalla necessità; questo tipo di origine ne garantisce il valore, e nient’altro

(Neal Cassady)

Dove sono Fernanda, Tullio?

Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Nel giro di pochissimi giorni se ne vanno due figure, Fernanda Pivano e Tullio Kezich che personalmente ho sempre apprezzato e che neanche a farlo apposta hanno rappresentato due delle mie più grandi passioni. La letteratura beat (chi mi segue fin dal blog precedente sa quanto spesso abbia citato, pescato, rubato da quella realtà, e fu grazie alla Pivano che autori come Kerouac, Burroughs, Ginsberg arrivarono in Italia, fu sempre grazie a lei che approdarono autori più recenti da Buwkoski a Palahniuk) e il cinema (di Kezich consiglio: Federico: Fellini, la vita e i film- Fellini altra mia grande passione grazie alla quale conobbi Kezich) . Questo non vuole essere il solito post commemorativo, ci mancherebbe altro, anzi. Il mio augurio è che almeno in queste occasioni qualcuno incuriosito si metta, magari approfittando dell’estate, alla ricerca di alcune delle pagine che questi personaggi hanno scritto, o la cui presenza in Italia (come nel caso della Pivano) hanno reso possibile. Giusto ieri, nel post che trovate sotto a questo, parlavo di cervelli Italiani. Anche se quello che scrivevo era nello specifico incentrato sulla ricerca scientifica ho nominato, anche se in maniera generica gli artisti, le grandi menti della cultura. Quelle menti che hanno dato e creato tanto nel nostro paese e che ad oggi, almeno a mio parere, non vedono eredi. E questo è un peccato. Dopo di loro non ci saranno solo i Moccia e i Vanzina, è vero, ma per ora non ci sono nemmeno eredi degni di tale nome e non perchè manchi l’animale da reinserire, il cervello, ma perché manca l’habitat in cui questo possa facilmente crescere e svilupparsi, la cultura. E allora un pochino di tristezza vien giù, ma non chiamatelo pessimismo il mio. Signori, mi pare un dato di fatto più che appurato. Cosa riserverà il futuro non si sa, speriamo che qualcosa di buono trovi in qualche modo terreno fertile.

Il banchetto elettorale

dino battaglia16

Uno strattone, dolore, i capelli si tendono. Emersione. I polmoni quasi esplodono all’enorme boccata che mette fine all’apnea. La finestra aperta sul giardino, fuori concerto di cinguettii e motori. Bocca impastata, appiccicume sul ginocchio e sul fianco della pancia. Tv accesa.

Tg: aperta inchiesta su voli di stato…

Carnica s’alza, sigaretta già in bocca. Fiamma, brusio di brace che s’accende. Boccata di fumo.

Tg: in Abruzzo i terremotati protestano…

Carnica muove verso la poltrona, rotazione degli occhi. Telecomando individuato.

Tg: NoemiGate, il presidente del consiglio attacc….

Carnica, telecomando, tasto rosso, spegnere tv. Spenta. I piedi ancora incerti sul da farsi saggiano il perimetro sicuro entro cui muoversi. Ostacoli, campo minato, giornali, spigoli, mozziconi. Lentamente avanzano. Si interrompono. Strana sensazione, piccicoso, piccicoso, quasi bello, sensazione di lecca lecca. Niente tempo per ricordi.

Carnica osserva, individua il giaciglio per quando cala il sole. Entra, maglietta, pantaloni, sporchi, fa lo stesso, calze…dove sono? Ininfluente, scarpe. Trasformazione. Vestito!

Carnica pensa: missione di recupero. Nuovo target: Chiavi. Obbiettivo individuato.  Recupero. Fatto, ottimo. I piedi traballano ancora, la testa è un calcinculo. Non ha pagato il biglietto. Perfetto, il risparmio oggi giorno è fondamentale.

Carnica pensa: missione evasione. Nuovo target: toppa delle chiavi. Obbiettivo individuato. Agganciato bersaglio. Sganciare. La mano saetta decisa verso il bersaglio. Orecchio di Carnica intercetta rumore legnoso. Bersaglio mancato. Secondo tentativo. Ripetuta operazione. Rumore metallico, ingranaggi che scattano. Obbiettivo centrato. Generali applaudono… “bravo ragazzo, sei stato addestrato per questo. Nessun senso di colpa. L’arma ti sarà sempre vicina”.

Carnica zompetta come un gummies giù per le scale, una rampa, due rampe. Era solo una ieri. Si guarda attorno. Umido, buio. Cantina. Troppo slancio. Rampa di scale, all’insù questa volta. Atrio, apriporta. Sclack. Fuori. Veloce lungo il marciapiede. Aria, c’è bisogno d’aria, malsana, grigia, ma pur sempre aria. Gratis. Boccata, passo, boccata, colpo di tosse in fila per tre col resto di due. Nel suo cervello il luna-park, calcinculo, meno male che è gratis…musica da baracconi…papapaparapa pa paparapa pa pa…Tg1, ok ma è lo stesso. Mentre cammina saluta tutti, non conosce nessuno. Tutti lo guardano, anche lui si guarda. Riflesso davanti ad una vetrina.

Lanciato lungo il portico cammina, sigaretta in bocca. Brucia ma non fuma. Sulla destra banchetti elettorali. Si fanno avanti come morti nell’Ade, mani tese, sguardi persi. Non guardarli, non farsi ammaliare per poter continuare la camminata. Leggera, frivola nell’aria malsana. Ma è gratis, quella si. Non Salubre ma gratis. Si avvicina il presidiatore, uscendo da dietro il banchetto. Canticchia Carnica…

Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice “È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito”.
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai

Un minuto, Carnica pensa, anche meno, tutto quello che ha. Ama e vota. In un minuto non ci si innamora, nemmeno per un voto. Nemmeno per amore.

Passano veloci come insegne a bordo strada, i banchetti elettorali, tutti in fila , mentre Carnica accelera. Occhi bassi, mani sulla cartina, girare..avanti marche, movimenti istintivi, rolla tra le mani, filtro in bocca. Cammina sollevato dai lastroni di cemento, sotto i suoi piedi solo volantini, dichiarazioni d’amore elettorale perse sul selciato come lettere d’amanti mai corrisposte tra feci e piscio. Una mosca è già sul luogo dell’incidente, soddisfatta tra una merda di cane e una faccia da candidare. Cammina e mentre cammina Carnica pensa…Urlo, Elegia, Ginsberg…Santifica…

Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo!

Il mondo è santo! L’anima è santa! La pelle è santa! La lingua e il cazzo e la mano e il buco del culo sono santi!

Luce, il portico finisce. Appena oltre il suo termine Carnica blocca le ruote del treno che lo spinge. Lì, sospeso a fissare avanti qualcosa che…

Pensa. “William diceva sempre: La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili. Che ironia la vita”. Oltre a lui qualcosa.

(l’immagine è tratta dalle opere di Dino Battaglia, la prima citazione è tratta da Pezzi di vetro di Francesco De Gregori, la seconda da note al piede per Urlo di Allen Ginsberg, la terza è di William Burroughs)

La Dottrina e tecnica della prosa moderna si articola in trenta punti essenziali

jack kerouac

jack kerouac

La Dottrina e tecnica della prosa moderna  si articola in trenta punti essenziali. Kerouac Insegna.

A questi mi sono spesso ispirato, nello scrivere, non solo in alcuni post. Dovete sapere che il paz scrive sempre, su qualsiasi supporto gli si pari d’innanzi, e non solo ad uso del blog. Questi mi hanno influenzato. Molti appresi inconsciamente, leggendo opere di grandi scrittori mi sono rimasti impressi. Col tempo, e la maturità sono poi stati meglio codificati. (questi 30 punti che seguono non sono frutto del mio sacco ovviamente, ma frutto di una analisi della prosa moderna)

  1. Taccuini segreti scribacchiati, e incredibili pagine dattiloscritte, per puro piacere personale.
  2. Sottomesso a qualsiasi cosa, aperto, in ascolto.
  3. Cerca di non ubriacarti mai fuori di casa.
  4. Sii innamorato della tua vita.
  5. Qualcosa di quello che senti troverà la sua forma.
  6. Sii il folle santo muto della mente.
  7. Soffia forte quanto vuoi.
  8. Scrivi quello che vuoi senza fondo dal fondo della mente.
  9. Le inesprimibili visioni dell’individuo.
  10. Per la poesia solo il tempo che ci vuole.
  11. Tic visionari che vibrano nel petto.
  12. Fantastica in trance sognando l’oggetto che hai di fronte.
  13. Rimuovi le inibizioni letterarie, grammaticali e sintattiche.
  14. Come Proust sii un vecchio tempomane.
  15. Racconta la vera storia del mondo attraverso il monologo interiore.
  16. Il gioiello centrale d’interesse è l’occhio dentro l’occhio.
  17. Scrivi per te stesso nel ricordo e nello stupore.
  18. Lavora dal succoso occhio centrale verso l’esterno, nuotando nel mare del linguaggio.
  19. Accetta per sempre la perdita.
  20. Credi nel sacro profilo della vita.
  21. Lotta per disegnare il flusso che già esiste intatto nella mente.
  22. Non fermarti per pensare alle parole ma per mettere meglio a fuoco il disegno complessivo.
  23. Tieni conto di ogni giorno la data magnificata nel tuo mattino.
  24. Non aver paura o vergogna della dignità della tua esperienza, lingua e conoscenza.
  25. Scrivi perché il mondo possa leggere e vedere le immagini precise che ne hai.
  26. Filmlibro è il film in parole, la forma visiva americana.
  27. In lode del Personaggio nella Deprimente Solitudine disumana.
  28. Componi in modo scatenato, indisciplinato, puro, procedendo dal basso, più folle è meglio è.
  29. Tu sei sempre un genio.
  30. Scrittore-Regista dei film Terrestri Sponsorizzati e Finanziati in Paradiso.

In questo link una interessante analisi su alcuni autori beat. I 30 punti spiegati in rapporto alla scrittura di Kerouac, a sua volta confrontata con lo stile di scrittura di William Burroughs