La mia vita, in fin dei conti è tutta una questione di rosso

Succede che nella vita, volenti o nolenti, ci si parino davanti dei percorsi, dei punti fissi, con i quali dovremo confrontarci fino alla fine. Succede anche, che il sottoscritto decida di farsi la barba dopo due settimane di rimandi ingiustificati e che, mentre si trova davanti lo specchio il suo cervello parta con un’elucubrazione quanto mai veritiera e stupefacente visto anche il caldo che impera.

La tua vita è costellata dal rosso, dal colore rosso. Direttamente o indirettamente, fatti, cose e persone tinte di questa nuance si sono intersecate con te, che tu lo volessi o no, che tu te ne rendessi conto oppure No. Tu  sei lì che ti fai la barba e in men che non si dica ti balena nel cervello, come un gancio sinistro che non t’aspetti, che è vero. Che se ci pensi bene tante cose, seppur insignificanti a prima vista, si sono incastrate come tasselli, tasselli sparsi qui e là ma tutti accomunati da un dettaglio, il colore rosso. E allora ritorni indietro e…si, sei nato alle 23 e 45, il 31 dicembre del 1983, sotto le feste, quelle feste dove il rosso abbonda, negli addobbi degli alberi ancora da disfare, nelle insegne lungo le strade, nei fiocchetti che adornano il vischio, nelle guance intimidite di chi sotto quel vischio si bacerà per la prima volta, nei centri tavola, nell’indumento porta fortuna per l’anno nuovo di chi ti sta attorno, come quegli infermieri, poverelli, costretti allo straordinario da uno che già prometteva rotture di cazzo, dalla faccia di tua madre sotto sforzo mentre ti dava alla luce, al tenue colorito del tuo corpo che mano mano che passano i minuti lascia affluire il sangue che colora la pelle. E poi penso, inevitabile, alla mia terra, l’Emilia, alla mia città, Modena, e alla campagna nella sua provincia, dove abito ora, indiscutibilmente rosse, per natura, per orgoglio e ideologia, a volte per partito preso, rosse come il vino che si produce a pochi km da casa mia, il Lambrusco, rosse come il colorito del ragù, delle lasagne e via dicendo. Il rosso della ferrari, amata, dentro come il sangue, il rosso come i capelli del mio primo amichetto all’asilo, Emanuel, così come rossi rossi erano i capelli del mio amicone alle elementari Carlo. Rosso, come rossa è la tua idea politica, d’un rosso fuoco, che ti chiedi, ma come cazz…che i tuoi parenti erano tutti monarcodemocristiani. Di rosso era colorato il mio primo regalo di una certa dimensione, un bel trattore a pedali col rimorchio, anch’esso rosso, e giallo. Che ci scorazzavo sull’anello di ghiaia intorno all’aiuola in casa di zia, in campagna, e mi ricordo che lì, quando a volte il sole si abbassava, nel tardo pomeriggio sembrava esplodesse questa enorme sfera rossastra che tingeva la prima luna delle calde sere estive. Poi la mente corre veloce ad alcune foto di tuo padre, che ora, quando lo vedi non ci fai caso, ma ti ricordi che chiedevi sempre perché quei baffetti, che spiccavano sopra la divisa da carrista, erano rossi…

E pensando, surfando su rossi ricordi mi tornano in mente gli odiati capelli rossi di pippi calze lunghe, la mia prima vera acerrima nemica. Dopo di lei nessuno è mai riuscito a bissare l’odio che mi provocava. Rosse erano le frequenti sbucciature sulle ginocchia, rossa è la maglia che indosso ora, mentre scrivo, una maglia con un toro, quello di Barcellona, ricordo di un viaggio fatto con cari amici. Rosso, o in rosso come il budget del mio portafogli ora, che però potrebbe rimpolparsi se riuscissi a piazzare quel fumetto di Manara, quello su Valentino Rossi, appunto. E ora che ci penso con una rossa non sono mai stato, per dire, che son cose se ci pensi a modo. Rosso, anzi, rosscio di una particolare sfumatura, è il termine che goliardicamente utilizzo ultimamene in alcune conversazioni, nemmeno a farlo apposta, e la cosa divertente è che non è partito da me, è sto rosscio che mi è capitato tra capo e collo. RedCarpet era anche il nickname splinderiano della mia prima commentatrice affezionata, tappeto rosso, appunto, e che adesso ha un blog dal nome rossovivo. E mentre il mio cervello flashbackka di qui e di là, avanti e indietro nella mia vita alla ricerca del rosso, mi taglio facendomi la barba, quello che ne esce è un rivoletto rosso, sanguineo, proprio sotto al mento, appena sopra osservo con perizia da geometra se vi siano per caso imperfezioni nelle geometrie della mascherina, baffi, pizzetto e mosca, rigorosamente rossi, come il resto della mia barba, come in quelle foto di mio padre di tanti anni fa durante il militare.

E se adesso uno di voi mi incontrasse dal vivo, la prima cosa che mi chiederebbe sarebbe del perché ho i capelli neri, gli occhi verde scuro, ma la barba rossa…