Archivio per la categoria 'Sostenibilità'

Bloggers Unite for human rights: Danger Mines

Oggi Blogcatalog chiede ai bloggers di unirsi per i diritti umani e di scrivere un post, ecco il mio, anche se molto lungo. Spero comunque che possiate leggerlo tutto e fare un giro sui link inseriti per avere una visione più completa del dramma.

Mi era inevitabile parlare di mine antiuomo, avevo già intenzione di farlo e questa iniziativa mi tende la mano in tal senso. Perché le mine antiuomo? Perché penso che siano una delle invenzioni più vili che l’uomo abbia mai creato. Bisogna sapere che le mine antiuomo furono inizialmente create come arma tattica di difesa per le più grandi mine anticarro. Siccome queste ultime erano piuttosto grosse, facilmente individuabili e rimovibili qualcuno pensò bene di crearne una versione più piccola e facilmente mimetizzabile, che non consentisse al nemico di rimuovere le anticarro. Successivamente il loro utilizzo assunse funzioni quasi esclusivamente strategiche di difesa di postazioni militari. Posizionare campi minati in determinati e ben studiati posti obbligava il nemico esclusivamente a determinate strade riducendo l’area che avrebbe necessitato di difesa. A grandi linee è questa l’origine di questo strumento bellico. In seguito, con l’evoluzione dei conflitti che si spostavano sempre più dentro i confini mettendo di fronte schieramenti spesso dello stesso popolo anche il loro utilizzo cambiò. Diminuivano i campi minati segnalati o strategici, mentre aumentavano gli ordigni che venivano sparsi entro i confini di città, nei luoghi di maggior traffico civile, di questa o di quella etnia, di questo o di quello schieramento. Così le mine hanno finito per arrivare ovunque, anche nei giardini di casa, se questi erano considerati strategici. Va da sé che da arma strategica finisce per essere utilizzata come pure e bieco strumento di terrorismo, dal Vietnam ai Balcani, arrivando nelle zone afgane, ma anche nel sud America. Il Guaio è che le mine sono killer indiscriminati, non fanno differenze tra soldato di questa o quella fazione, tra soldato e civile, tra donna, uomo o bambino. Nel 1994, in seguito ad un convegno del comitato internazionale della croce rossa, la regina Noor, moglie del defunto re Hussein di Giordania e in qualche maniera erede del ruolo che fu di Lady Diana nella battaglia contro le mine scrisse così in un suo messaggio:<< esaminati 26 conflitti scoppiati dal 1940 in poi, la ricerca degli esperti militari ha scoperto che le mine non hanno avuto un peso significativo nell’evoluzione delle attività belliche. Gli esperti concludono affermando che le sofferenze e i danni causati dalle mine terrestri antipersona superano di gran lunga la loro discutibile utilità militare>>, questo in barba a quei paesi, produttori e acquirenti, che ancora si barricano dietro la scusante dell’utilità strategica di questi strumenti.

(da questo link accedete alla trascrizione in italiano di quanto detto nel video)

Alcuni testi approvati dal parlamento europeo in materia di mine e armi laser

Campagna Italiana contro le mine

Veniamo adesso ad analizzare anche un’altra questione, quella dei costi sociali che questa piaga provoca: per comprarla vi bastano dai 3 ai 30 dollari, mentre per rimuoverla occorre qualche centinaio di dollari, il costo di un arto artificiale, per chi rimane mutilato, si aggira anch’esso sui 130 dollari. Un bambino che viene mutilato dovrà cambiare circa 15 volte l’arto finto nella sua vita. Ma anche i costi ospedalieri raddoppiano, se uno viene ferito da un proiettile dovrà di media affrontare una degenza di circa 18 giorni, mentre se uno salta su una mina e sopravvive dovrà affrontare una degenza di circa il doppio, 32 giorni. A questo dobbiamo aggiungere un altro grave problema. Negli ultimi conflitti le mine, ma anche le cluster bomb, bombe a grappolo, ossia ordigni composti da diverse componenti esplosive che durante il lancio si sparpagliano sul terreno esplodendo all’impatto (solo in numero ridotto, rimanendo quindi inesplose sul terreno vanno di fatto a rappresentare una sorta di mina anch’esse) sono state utilizzate in massa, sia dagli eserciti contrapposti nel conflitto, sia dalle cosiddette forze di pace, o liberazioni, insomma, Nato, Usa e varie ed eventuali, andando ad infestare vaste aree nei territori interessati dagli scontri. Venendo lanciate, in parte un po’ a casaccio e in parte in maniera consapevole, su queste vaste aree hanno finito inevitabilmente per occludere enormi e importanti aree agricole, utili per il sostentamento delle popolazioni locali. Insomma, oltre al pericolo di morire, agli alti costi medici e di bonifica sono andate anche ad impedire la produzione di cibo necessaria aumentando le possibilità di carestie e fame nelle zone di guerra e quindi aumentando le quantità degli aiuti umanitari, anche in soldini, a loro destinate. Il problema è che anche dopo la fine del conflitto queste aree rimangono pericolose e inutilizzabili, le mine sparse qui e la continuano a mietere vittime, e i costi in denaro e vite umane sono tantissimi. In determinate zone del pianeta ci sono persone, come a kandahar, in Afghanistan, dove i pastori sono costretti a far pascolare i greggi entro le mura della città, per la strada, perché quelle risultano le uniche zone un minimo accessibili. Viene quindi indirettamente negato il diritto al naturale sostentamento, la precarietà del normale svolgimento della vita, sociale e non solo non diminuisce col passare degli anni, rimane costante. Ora non sto qui a riportare milioni di dati, ma le cifre sono drammatiche. Per le mine si è fatto, ma si deve fare ancora tantissimo, sensibilizzare costantemente è l’unica soluzione possibile. In questa occasione in cui ci veniva dato lo spunto per parlare di diritti umani ho così deciso di affrontare il discorso mine anche per i suoi risvolti indiretti, come abbiamo visto, che moltiplicano il dramma. Se sei arrivato a leggere fin qui ti ringrazio davvero tanto del tuo tempo speso per una buona ragione.

Per saperne anche di più: emergency

Bloggers Unite for human rights


Gigicogo segnala questa iniziativa a favore dei diritti umani promossa da blogcatalog.

Bloggers Unite

In un periodo dove i diritti umani calpestati sono più che mai all’ordine del giorno non si può restare fermi, e anche se non sarà molto, anche qualche riga può servire.

Blogcatalog annuncia per il 15 maggio una campagna per i diritti umani. Come le altre volte, è sufficiente inserire uno scudetto (badge) sul proprio blog e scrivere un articolo sull’argomento il giorno della manifestazione (15 maggio). Per l’articolo può venire in aiuto la sinergia che Blogcatalog ha messo in essere con Amnesty International che ha messo a disposizione moltissime risorse per evidenziare come vi siano migliaia di situazioni dove i diritti umani vengono giornalmente calpestati. (via Gigicogo)

Io rilancio con piacere questa iniziativa. Perdiamo ore a fare i meme, ecco, possiamo anche impegnarci a fare questo che senza dubbio è più utile per una volta.

Adesso fate voi!

Funerale sostenibile ecosolidale

Oggi, che è anche la giornata mondiale della terra mi sembra giusto parlare di ecologia. Anche da morto caro lettore (grattugiati i maroni…fatto? Ok) puoi contribuire ad una visione ecologica del mondo. Come? Ma facendoti seppellire in mezzo alla natura, magari sperduta, all’interno di una bara biodegradabile, senza lapide, né altre amenità. E io, parente, come minchia faccio a trovare il caro dipartito allora? Semplice caro il mio interlocutore in lutto, col Gps, no? Ma in che mondo vivi?

Il vantaggio per l’ambiente, dicono i sostenitori di questa nuova forma di sepoltura, è evidente. La cremazione produce gas serra; per l’imbalsamazione si utilizzano sostanze chimiche pericolose che potrebbero inquinare il suolo e le falde acquifere; le classiche bare sono generalmente fatte con legnami pregiati ricoperti di vernice e contengono colle ed elementi in plastica. Rinunciando a queste consuetudini, insomma, si potrebbe fare un grosso favore al pianeta.

I più avanti, in questo campo (santo) sono gli Inglesi, popolo risaputamene assai per bene e rispettoso, amanti delle buone maniere, anche in campo ecologico. Hanno ben 228 aree di questo tipo. Si apprestano invece ad entrare nella partita a scacchi ecologica con la morte anche gli Australiani.
Pensate di essere seppelliti in una bella bara di cartone riciclato, in culo ai lupi, magari su per il cucuzzolo di una montagna, con un bel segnalatore gps piantato tra le chiappe, e a farvi da lapide, una bella roccia trovata lì, nelle vicinanze. Bello no?
Gli americani, che sono risaputamene, il popolo che produce più morti in giro per il mondo (sono riusciti a globalizzare anche questo) hanno detto no, ritenendo che non fosse coerente con il loro rifiuto al protocollo di Kyoto, insomma, vogliono inquinare, e lo vogliono fare fino in fondo.

Produci, consuma, crepa, ma non nel mio cortile!

Pensavo alla questione dei rifiuti ieri sera, in maniera anche più ampia se vogliamo, ossia non circoscritta a Napoli e dintorni. Siamo una società ossessionata dai rifiuti, una società che anela a crearli e poi li guarda con disdegno, insomma viviamo in un ossimoro, ed è così che mi sono tornate in mente le città invisibili di Calvino: << una prima città tutta trasparente e limpida (porte d’alabastro, colonne di corallo, frontoni di serpentina, ville di vetro quasi acquari con danzatrici-sirene natanti); una seconda città fatta di detriti rugginosi e deperiti, mucchi di barattoli e corde così immonde da poter solo servire per impiccarsi ad una trave marcia >>. Questa città è Moriana, dalla doppia identità, in districabile nel suo essere così composta. Questo sistema produttivo, creato per soddisfare ogni nostro bisogno, e per crearne di sempre nuovi e non necessari, rende la prima Moriana stupenda, ma in maniera direttamente proporzionale contribuisce a nutrirne l’altra faccia, rendendola assai più diversa ma anche indivisibile. La nostra bella società si è votata all’usa e getta, altro ossimoro, una pratica che si è velocemente emancipata dal rango di novità merceologica finendo per diventare stile di vita dai connotati valoriali, impregnata del senso di superiore - inferiore, [...] una metonimia che sta lì, a indicare quel valore tritacarne supremo che è la libertà [...]
Lo spreco è auto referenziale, autistico, autocelebrativo.
[...] un naturale processo metabolico si è trasformato in un mostro temuto e venerato, dispensatore di un opulenza che, sta scritto, prima o poi verrà fatta scontare col filo di una lama, se non a noi almeno a quelli che verranno, cercando però nel frattempo di farla scontare anche ad alri. Perché nel mondo dei rifiuti, c’è sempre un altro: la sindrome di Nimby (Not In My Back Yard) è una sindrome che si allarga per cerchi concentrici, via la vergognosa prova della mia crapula, via da casa mia, dal mio quartiere, dalla mia città, dalla mia regione, dal mio continente, e via significa non vicino a me, ma vicino a qualcun altro, presente o futuro, il quale magari, nel lasso di tempo che lo separa dal godere i frutti interi della modernità, almeno ne gusta bucce e torsoli, perché anche con quelli qualcuno ci vive. [...] Continua a leggere ‘Produci, consuma, crepa, ma non nel mio cortile!’


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