Se continua di questo passo chi ci rimane da mandare fuori dall’Italia? I comunisti?
Adesso ho capito in che modo il governo intende creare nuovi posti di lavoro, con tutti gli extracomunitari e non (ancora si fatica a comprendere che i romeni sono comunitari, ma andiamo avanti) che stanno arrestando ci sarà bisogno di mille mila centri di permanenza temporanea, detti cpt, e di conseguenza un sacco di posti entro quelle strutture, e un sacco di italiani, brava gente intendiamoci, stanno già dando atto della loro preparazione nel ricoprire quei posti di lavoro. Hai capito che furbone il governo? Questa si chiama sinergia. A proposito di rumeni leggo tra le altre cose questo.
Che poi ci chiediamo perchè i giovinotti d’oggi stuprano, uccidono, fanno i bulli e si coprono dietro a vecchie e malsane ideologie. Signora del video (a cui sicuramente non le cederò mai il posto sul bus) pensi ad andare ad educare i suoi figli invece di bullarsi come la peggiore talebana davanti alla tv, per favore, un pochino di dignità.
Oggi Blogcatalog chiede ai bloggers di unirsi per i diritti umani e di scrivere un post, ecco il mio, anche se molto lungo. Spero comunque che possiate leggerlo tutto e fare un giro sui link inseriti per avere una visione più completa del dramma.
Mi era inevitabile parlare di mine antiuomo, avevo già intenzione di farlo e questa iniziativa mi tende la mano in tal senso. Perché le mine antiuomo? Perché penso che siano una delle invenzioni più vili che l’uomo abbia mai creato. Bisogna sapere che le mine antiuomo furono inizialmente create come arma tattica di difesa per le più grandi mine anticarro. Siccome queste ultime erano piuttosto grosse, facilmente individuabili e rimovibili qualcuno pensò bene di crearne una versione più piccola e facilmente mimetizzabile, che non consentisse al nemico di rimuovere le anticarro. Successivamente il loro utilizzo assunse funzioni quasi esclusivamente strategiche di difesa di postazioni militari. Posizionare campi minati in determinati e ben studiati posti obbligava il nemico esclusivamente a determinate strade riducendo l’area che avrebbe necessitato di difesa. A grandi linee è questa l’origine di questo strumento bellico. In seguito, con l’evoluzione dei conflitti che si spostavano sempre più dentro i confini mettendo di fronte schieramenti spesso dello stesso popolo anche il loro utilizzo cambiò. Diminuivano i campi minati segnalati o strategici, mentre aumentavano gli ordigni che venivano sparsi entro i confini di città, nei luoghi di maggior traffico civile, di questa o di quella etnia, di questo o di quello schieramento. Così le mine hanno finito per arrivare ovunque, anche nei giardini di casa, se questi erano considerati strategici. Va da sé che da arma strategica finisce per essere utilizzata come pure e bieco strumento di terrorismo, dal Vietnam ai Balcani, arrivando nelle zone afgane, ma anche nel sud America. Il Guaio è che le mine sono killer indiscriminati, non fanno differenze tra soldato di questa o quella fazione, tra soldato e civile, tra donna, uomo o bambino. Nel 1994, in seguito ad un convegno del comitato internazionale della croce rossa, la regina Noor, moglie del defunto re Hussein di Giordania e in qualche maniera erede del ruolo che fu di Lady Diana nella battaglia contro le mine scrisse così in un suo messaggio:<< esaminati 26 conflitti scoppiati dal 1940 in poi, la ricerca degli esperti militari ha scoperto che le mine non hanno avuto un peso significativo nell’evoluzione delle attività belliche. Gli esperti concludono affermando che le sofferenze e i danni causati dalle mine terrestri antipersona superano di gran lunga la loro discutibile utilità militare>>, questo in barba a quei paesi, produttori e acquirenti, che ancora si barricano dietro la scusante dell’utilità strategica di questi strumenti.
(da questo link accedete alla trascrizione in italiano di quanto detto nel video)
Veniamo adesso ad analizzare anche un’altra questione, quella dei costi sociali che questa piaga provoca: per comprarla vi bastano dai 3 ai 30 dollari, mentreper rimuoverla occorre qualche centinaio di dollari, il costo di un arto artificiale, per chi rimane mutilato, si aggira anch’esso sui 130 dollari. Un bambino che viene mutilato dovrà cambiare circa 15 volte l’arto finto nella sua vita. Ma anche i costi ospedalieri raddoppiano, se uno viene ferito da un proiettile dovrà di media affrontare una degenza di circa 18 giorni, mentre se uno salta su una mina e sopravvive dovrà affrontare una degenza di circa il doppio, 32 giorni. A questo dobbiamo aggiungere un altro grave problema. Negli ultimi conflitti le mine, ma anche le cluster bomb, bombe a grappolo, ossia ordigni composti da diverse componenti esplosive che durante il lancio si sparpagliano sul terreno esplodendo all’impatto (solo in numero ridotto, rimanendo quindi inesplose sul terreno vanno di fatto a rappresentare una sorta di mina anch’esse) sono state utilizzate in massa, sia dagli eserciti contrapposti nel conflitto, sia dalle cosiddette forze di pace, o liberazioni, insomma, Nato, Usa e varie ed eventuali, andando ad infestare vaste aree nei territori interessati dagli scontri. Venendo lanciate, in parte un po’ a casaccio e in parte in maniera consapevole, su queste vaste aree hanno finito inevitabilmente per occludere enormi e importanti aree agricole, utili per il sostentamento delle popolazioni locali. Insomma, oltre al pericolo di morire, agli alti costi medici e di bonifica sono andate anche ad impedire la produzione di cibo necessaria aumentando le possibilità di carestie e fame nelle zone di guerra e quindi aumentando le quantità degli aiuti umanitari, anche in soldini, a loro destinate. Il problema è che anche dopo la fine del conflitto queste aree rimangono pericolose e inutilizzabili, le mine sparse qui e la continuano a mietere vittime, e i costi in denaro e vite umane sono tantissimi. In determinate zone del pianeta ci sono persone, come a kandahar, in Afghanistan, dove i pastori sono costretti a far pascolare i greggi entro le mura della città, per la strada, perché quelle risultano le uniche zone un minimo accessibili. Viene quindi indirettamente negato il diritto al naturale sostentamento, la precarietà del normale svolgimento della vita, sociale e non solo non diminuisce col passare degli anni, rimane costante. Ora non sto qui a riportare milioni di dati, ma le cifre sono drammatiche. Per le mine si è fatto, ma si deve fare ancora tantissimo, sensibilizzare costantemente è l’unica soluzione possibile. In questa occasione in cui ci veniva dato lo spunto per parlare di diritti umani ho così deciso di affrontare il discorso mine anche per i suoi risvolti indiretti, come abbiamo visto, che moltiplicano il dramma. Se sei arrivato a leggere fin qui ti ringrazio davvero tanto del tuo tempo speso per una buona ragione.
8.30 Una mattina come tante. Guardo, perché non posso fare altro che guardare, le foto che dopo 60 anni sono fuoriuscite dalla vergogna. Guardo in silenzio, un silenzio profondo, improvviso come quello che precede di pochi istanti l’ultimo bagliore artificiale prima del buio. Guardo quelle foto, prima di leggere il bel articolo che Vittorio Zucconi scrive sulla Repubblica.it, e capisco che poco è cambiato. Con estrema rassegnazione la mente veloce ripercorre momenti e immagini non troppo lontane dalla memoria collettiva. Quegli ammassi, che siano esangui e riversi in una fossa comune o saldamente indistricabili dal cemento della strada non fanno differenza, ieri e neppure oggi. Sono macchie, mai lavate. La storia ci insegna, ma siamo scolari indisciplinati e poco attenti, troppo arroganti. La storia, ogni tanto, ci riprova, non si dà per vinta e torna, ci manda segnali, riaccende la luce. Quelle immagini potrebbero essere sovrapposte alle stragi dei mercati, nelle guerre fratricide nei balcani, alle mattanze irachene o a quelle cecene, a quelle armene. Insomma, sessanta anni dopo ci viene ricordato, per l’ennesima volta, che cosa voglia dire il delirio, che i morti giusti o ingiusti, sempre che ce ne siano, rimangono sempre morti, sulla nostra coscienza, sulle nostre ragioni, flebili.
Hiroshima e Nagasaki non sono state un sogno, e si ripropongono nel loro folle delirio, giorno dopo giorno, sparse qui e la per il pianeta, vuoi con modalità diverse, ma con uguale tragico risultato.
L’America oggi discute, dopo la riesumazione, non di semplici dieci foto, ma di 250 mila morti. Quelli seguiti, nell’immediato, al bombardamento atomico, i primi.
Concludo con un estratto dell’articolo:
Sospetto, per quel poco che so del Giappone, che se quelle fascine di corpi fissate sulle nuove foto emerse da Hiroshima potessero miracolosamente alzarsi e parlare, ci chiederebbero scusa per l’imbarazzo che suscitano in noi che li guardiamo. “Suimasèn, suimasèn”, scusate, perdonate, come le madri che si lanciavano singhiozzando con i figli stretti in braccio dallo scoglio dell’isola di Saipan, per sfuggire all’umiliazione della cattura e farsi perdonare dall’imperatore.
L’Italia delle teste di cazzo e del non mi ricordo mica più da dove provengo, ma che bella settimana.
Direi che non posso andarci delicato, non si può non avere il desiderio di prendere quei cinque pischelli, chiuderli in una stanza e dargli giù una rotta di botte che non se la scordano più. Perché ad esempio non chiamate due o tre di quei poliziotti che agirono alla Diaz? Sono sicuro che saprebbero il fatto loro. Resta comunque una voglia che sopprimo, perchè abbassarsi a livello della cacca non vale la pena, non è logico. Non ci sono dietro, dicono per ora, motivazioni politiche, il che vuol dire che queste deiezioni della società hanno deliberatamente ucciso per una sigaretta, per un rifiuto, insomma per il gusto di farlo. E non venite a dirmi che non volevano deliberatamente uccidere, non venite a dirmi sta stronzata. Queste bestie putride (chiunque sia stato, visto che la certezza della colpevolezza di tutti e cinque non è ancora chiara, è chiaro però che non si è spaccato la testa da solo, concordiamo tutti no?) hanno agito in maniera violenta usando la sigaretta come pretesto, mi par chiaro, perché io se uno mi rifiuta una sigaretta non lo riempio di botte. Poi, non venite a dirmi nemmeno che il fatto di dichiararsi naziskin non centri con l’accaduto, perché il solo fatto di riconoscersi in questa “ideologia” li predispone di pensiero all’uso della violenza. Non raccontiamoci boiate. Non si parla di gente che porta i malati nei santuari qui.
Poi veniamo a Fini, che insomma, anche lui ci mette del suo. D’accordo nel denunciare, criticare e mettersi fuori e lontani dall’antisionismo, che sia di destra o di sinistra, ma non mi si dica che è più grave bruciare una bandiera rispetto al pestaggio di un ragazzo che per giunta poi è praticamente morto. Non me lo dica Fini. Io apprezzo il cambio di direzione che lei ha preso, da persona di sinistra ho piacevolmente preso le sue dichiarazioni in cui si discostava nettamente da una certa storia passata e che, oggi, non può certo rappresentare le idee di una classe politica che governa un paese come l’Italia nel 2008, in europa. Concordo pienamente con la mala sanità delle ideologie radicali e violente, schifo senza problemi chi brucia una qualsiasi bandiera, e chi oggi inneggia ancora all’antisionismo, ma non accetto che si faccia una classifica dei fatti, non accetto che una vicenda del genere, così tragica e insensata, venga da lei definita meno rilevante. È uno schiaffo alla decenza, alla dignità, alla moralità e all’intelligenza. E lei è senza dubbio uomo intelligente.
C’è chi continua a dire che il pericolo viene dall’est, c’è chi continua a dirci di guardare all’orizzonte, fuori della finestra, di stare in guardia, ma come nel film the village, si finisce per scoprire che quello che pensavamo essere un pericolo nascosto, a noi sconosciuto, esterno, è in realtà tra noi, è già qui, che cova, che si muove, senza bisogno di andarlo a cercare altrove. Invece di guardare sempre di fuori sarebbe il caso di fermarsi a guardare dentro, prima che dilaghi. Episodi come quello riportato in questo VIDEO non lasciano presagire nulla di buono per il futuro. Se si continua a istigare alla violenza, dai palchi torinesi, dagli scrani della politica, dagli studi della tv, non si farà altro che giustificare, fomentare, rendere lecite azioni, comportamenti(anche oggi vedi il caro dottor Marcelletti) che poi saranno anche sorretti dall’esempio costante di impunità che vige in Italia, e che coccola sia il politico corrotto, quanto l’autista omicida, tanto il mafioso, quanto il brigatista, passando per i poliziotti pestatori e via dicendo. Pensiamoci.
Di tutto mi sarei aspettato, tranne che uno dei Boss Mafiosi più ricercati e pericolosi (Matteo Messina Denaro) diventasse un’icona pop. Questo, anche se fosse una mossa pubblicitaria ad opera del gruppo che lo cita in una canzone, cosa che non sarebbe da escludere, è comunque senza dubbio una cosa gravissima. Quasi che in Italia non si sia imparato abbastanza su cosa sia la Mafia e su che cancro sia per la società.
Vuole dire nessun rispetto per chi, combattendo la mafia, è rimasto orfano, vedovo, o peggio ancora ci ha rimesso la vita. Quando sento, vedo o leggo queste cose, rabbrividisco, e non posso che provare un immenso schifo. Poveri noi davvero
Cosa si evince da questi dati: che i coglioni sono passati dal 5,9% al 11,3% ma per fortuna la maggioranza sembra ancora sana.
Il 33% è contrario alle moschee. Cosa vogliamo fare? Più parcheggio? Volete più beauty center? Oppure un bordello? Dal 66% vorrei sapere se almeno è contrario all’ingerenza della chiesa nella politica italiana. No, perché qui si sdruga la fava e la rava con ste moschee, però qui, in Italia chi davvero smadrassa le uova nel paniere sono i prelati pelati che pongono veti di qui e voti di là su qualsiasi cosa venga proposto nel mondo politichese rallentando, in molti casi, quei rari tentativi di progresso che il paese tenta di fare. Diciamo le cose come stanno, suvvia.
Poi, pare che Alemanno abbia mandato un telegramma sia al Papa che al Rabbino capo di Roma, non gli avrà mica già mandato l’avviso di sfratto.
Dunque, fatemi capire: sembra che tutte le violenze sessuali in Italia siano opera dei Rumeni, che tutti gli incidenti stradali con atti di pirateria siano tutta colpa di Rumeni, che tutte le rapine in villa, o in appartamento, siano tutte portate a termine da temibili bande di Rumeni, le rapine nelle gioiellerie? Tutta colpa dei Rumeni, ovviamente, anche la prostituzione; gestita da Rumeni.
Ti hanno ucciso il cane? Colpa dei rumeni. Alla vecchia vacca grassa che abita sotto casa tua hanno rubato la pelliccia? È certamente stato un rumeno.
Prima di loro, a mia memoria, ci furono gli zingari, che rubavano i bimbi alla coop (simpatico che tutto accadesse nelle coop, quasi che gli zingari rubassero bambini da dare poi ai rossi per mangiarseli), che rubavano in casa, che rubavano le auto, picchiavano e via dicendo. Poi il pericolo zingaresco fu debellato e arrivò la volta, quasi in contemporanea di slavi (albanesi quasi sempre, attenzione) e marocchini, che potevano anche essere del sud africa che rimanevano quasi sempre marocchini, che non l’ho mai capita, cioè, se uno era che ne so, per dire, tunisino, egiziano, ganese, una volta arrivato in Italia diventava in automatico marocchino. Insomma, va da sé che c’era sempre un nemico in agguato, ogni due o tre anni c’era una nuova moda, che li capisco anche i flussi migratori, e capisco anche che tra questi ci fosse qualche malandrino, e che tra questi ci fosse qualcuno che, porca la puttana, spinto da guerra e fame non trovasse di meglio, però sembrava che in Italia non ci fossero italiani, il che mi sembrava esagerato persino a me, tenero fanciullo.
Poi alcuni hanno aumentato il punteggio del loro pg (quasi fosse un gioco di ruolo) come i famosi marocchini, che ora non sono più delinquenti allo sbaraglio, no, sono tutti terroristi tecnologicamente preparati in strategie della tensione e atti sovversivi. Prima di loro, di tutti loro, c’erano le BR, ma poi queste furono debellate, o meglio, si pensava, e c’era bisogno di un nuovo nemico pubblico. Ora, è buffo pensare che mentre il volgo tutto, invasato da guru, media, e Maurizio Costanzo stava lì con la spingarda pronta a far fuoco sui poveri malcapitati (non sempre, ma spesso) in alto, su per giù in zona colli romani, ce lo si metteva nel culo, a noi. E fu così che mentre noi gridavamo dacci al marucchein, dacci allo zingaro, dacci allo slavo, Craxi e gli amici politicanti ci svuotavano le casse, i piduisti brindavano allegramente ai futuri progetti, i tangentari si gasavano, Berlusconi si spianava la strada e i mafiosi si sbaciucchiavano con tutti quanti messi assieme. Ecco, non so se ho reso l’idea? Poi, ho sentito parlare di pericolo extracomunitario, ma porca la miseria, ci fosse una volta che questi babbani dei giornalisti si informassero: gli abitanti della ROMANIA, carissimi i miei opinionisti da bocciofila, massmediologi da deiezioni della domenica, sono comunitari dal 1° gennaio 2007, così come la Bulgaria, giusto per avvisarvi.
Infine, in appendice due piccole considerazioni; la prima è che vorrei sapere, visto che si parla di espulsioni, se intendete terrorizzare la popolazione affinché si unisca e vi versi fondi per salvare alitalia, no, perché se no con la ceppa che ci sono voli per rimandarli tutti a casa, anzi, non ci saranno nemmeno aeroplani se alitalia fallisce.
La seconda è: perché si dà sempre la colpa allo straniero nei tg e non si dice che quasi tutte le violenze su donne avvengono tra le mura domestiche, e che comunque la stragrande maggioranza sono ad opera di Italiani? E questo vale anche per i pirati sulla strada, intendiamoci, e per mille altre cosette. In fine, oltre che essere violenti e vigliacchi con le donne, noi Italiani andiamo pure all’estero a compiere le nostre belle bravate con minorenni e via dicendo, insomma, per dire che investiamo anche tanto nelle malefatte. C’è di che pensare. Poi se non vi va bene parlatene con lei
Chissà, forse sarà l’effetto nostalgia, la voglia di ricordare i bei tempi, certo è che l’inizativa lanciata dal blog color wars 2008 è davvero carina, si chiama youngme-nowme. Ne apprendo la notizia dal corriere della sera online. L’idea è quella di prendere una foto nostra, di vent’anni prima, e riscattarla il più possibile uguale a quella originale, vent’anni dopo, stessa posa, magari vestiti simili, per quanto possibile, l’unica cosa che ovviamente non potrà essere la stessa siamo proprio noi. Però, sbirciando nella galleria di immagini già arrivate mi sono fatto due simpatiche risate mentre su qualche foto sono rimasto affascinato, non ne posto nessuna, andate a vedere e poi ditemi. C’è anche un contatto twitter tramite il quale potete inviare le foto, insomma, non ci sono scuse.
Io avevo ci ero già arrivato, o quasi, da solo (ma quanto me la tiro, insultatemi)
Pensavo alla questione dei rifiuti ieri sera, in maniera anche più ampia se vogliamo, ossia non circoscritta a Napoli e dintorni. Siamo una società ossessionata dai rifiuti, una società che anela a crearli e poi li guarda con disdegno, insomma viviamo in un ossimoro, ed è così che mi sono tornate in mente le città invisibili di Calvino: << una prima città tutta trasparente e limpida (porte d’alabastro, colonne di corallo, frontoni di serpentina, ville di vetro quasi acquari con danzatrici-sirene natanti); una seconda città fatta di detriti rugginosi e deperiti, mucchi di barattoli e corde così immonde da poter solo servire per impiccarsi ad una trave marcia >>. Questa città è Moriana, dalla doppia identità, in districabile nel suo essere così composta. Questo sistema produttivo, creato per soddisfare ogni nostro bisogno, e per crearne di sempre nuovi e non necessari, rende la prima Moriana stupenda, ma in maniera direttamente proporzionale contribuisce a nutrirne l’altra faccia, rendendola assai più diversa ma anche indivisibile. La nostra bella società si è votata all’usa e getta, altro ossimoro, una pratica che si è velocemente emancipata dal rango di novità merceologica finendo per diventare stile di vita dai connotati valoriali, impregnata del senso di superiore - inferiore, [...] una metonimia che sta lì, a indicare quel valore tritacarne supremo che è la libertà [...]
Lo spreco è auto referenziale, autistico, autocelebrativo.
[...] un naturale processo metabolico si è trasformato in un mostro temuto e venerato, dispensatore di un opulenza che, sta scritto, prima o poi verrà fatta scontare col filo di una lama, se non a noi almeno a quelli che verranno, cercando però nel frattempo di farla scontare anche ad alri. Perché nel mondo dei rifiuti, c’è sempre un altro: la sindrome di Nimby (Not In My Back Yard) è una sindrome che si allarga per cerchi concentrici, via la vergognosa prova della mia crapula, via da casa mia, dal mio quartiere, dalla mia città, dalla mia regione, dal mio continente, e via significa non vicino a me, ma vicino a qualcun altro, presente o futuro, il quale magari, nel lasso di tempo che lo separa dal godere i frutti interi della modernità, almeno ne gusta bucce e torsoli, perché anche con quelli qualcuno ci vive. [...] Continua a leggere ‘Produci, consuma, crepa, ma non nel mio cortile!’
L’altra sera mi è capitato di vedere, la sera tardi, una puntata, che suppongo essere stata vecchia, del programma Mixer di Gianni Minoli. Si parlava di Ufo, avvistamenti e varie ed eventuali. La cosa che mi ha colpito sono state le dichiarazioni di uomini di chiesa, assolutamente più possibilisti di certi scienziati (non avendo bisogno i primi della prova empirica). Avevo, interessandomi da anni all’argomento per puro diletto e piacere di lettura, già incontrato qualcosa a riguardo, sia delle dichiarazioni di persone addentro agli ambienti della chiesa, sia di certe riletture (che almeno per ora lasciano e devono lasciare il tempo che trovano) delle sacre scritture. Mi è così venuta l’ispirazione per questo post, mi sono quindi messo alla ricerca di qualche spezzone della puntata sopra citata, ma ovviamente la ricerca ha dato pessimi risultati. Quello che ho trovato invece sono estratti da un libro scritto da Alfredo Lissoni sull’argomento Chiesa e Ufo, e che riportano frammenti di interviste o dichiarazioni di uomini di Chiesa.
[...]A parlare era padre José Luis Funes, che aveva stupito le folle con una scottante affermazione: “Gli extraterrestri esistono e sono nostri fratelli”, raccontava al giornalista scientifico Franco Foresta Martin (per il Corriere della sera del 13 giugno 2000, http://www.cun-italia.net/news/ newvatican.htm). Padre Funes, un gesuita argentino all’epoca di 36 anni, è un personaggio di grande rilievo: non ha soltanto due lauree (una in astrofisica ed una in teologia), è noto per avere osservato e fotografato (assieme a Michele Cappellari) le galassie S0-Sa nel maggio del ‘99, e soprattutto è stretto collaboratore di padre Coyne, il gesuita che segue il progetto SETI per conto del Vaticano. Funes fa parte del VATT (Vatican Advanced Technology Telescope), la sezione del Gruppo di Ricerca dell’Osservatorio Vaticano, di stanza a Tucson, Arizona, nell’ambito del progetto “Stargate”. Del progetto fanno parte i gesuiti Richard Goyle, scienziato, e Chris Corbally, vicedirettore del Gruppo. Funes ha pubblicato uno studio basilare su Dischi galattici e galassie a disco (tema del convegno organizzato a Roma dalla Specola Vaticana nella Pontificia Università Gregoriana dal 12 al 16 giugno assieme a padre George V. Coyne, Enrico Corsini e Francesco Bertola dell’Università di Padova, maestro di padre Funes). “In una tipica galassia, un ammasso di cento miliardi di stelle, ci potrebbero essere moltitudini di pianeti gemelli della Terra, con esseri viventi come noi”, ha dichiarato il giovane gesuita al Corriere della sera, esprimendo sì opinioni personali, ma pesanti come macigni. “Se, come io credo, essi esistono, possono essere considerati fratelli della creazione. Io penso che negli altri pianeti del sistema solare esistono solo forme molto primitive, come batteri o virus. Le civiltà evolute sono lontane, per ora invisibili e irraggiungibili, come gli angeli, anche essi fratelli della creazione”.[...]
“Estratto dal libro “UFO i dossier del Vaticano” di Alfredo Lissoni”
Qui il link alla pagina dove ho trovato questo ed altri estratti dal libro sopra citato.
Di seguito invece un video che qualche anno fa fece scalpore, un video dove le parole dell’esorcista Monsignor Corrado Balducci arrivarono come un flash nel buio.
L’argomento è davvero tanto vasto quanto ramificato, ma credo ci tornerò su. Intanto iniziamo da qui, voi a cosa credete?
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Parola di...