(rara immagine di contepaz fornita dalla reporter teiluj del national bloggraphic institute)
Ciao, sono Tiberio Timperi, e volevo lanciare un messaggio importantissimo.Tu, blogger che stai leggendo, che sei una persona estremamente sensibile, che non sei falso, né ipocrita, che non ti arrabbi mai se scali di 12.000 posizioni in classifica, che non ti scomponi se ti fanno un fake, ne tanto meno se ti fanno un fuck, insomma, voglio rivolgermi a te, stupenda creatura tecnologica 2.0, idillio internautico, pacato e mite fruitore civile del web, si proprio a te!
Adotta un contepaz, basta un feed, e con quello lui potrà mangiare, essere spronato a scrivere nuove mirabolanti avventure. Con un feed lo aiuterai a salvarsi, a progredire, e soprattutto farai di lui il miglior animale da compagnia che tu abbia mai avuto. Un contepaz è riguardoso, stringe con te un rapporto affettivo, ma in maniera assai discreta, non sporca (oddio, insomma, qualcosina, ma non è mica un facocero con la dissenteria), mente pur di renderti felice, è servile al punto giusto e ti fa pure dei fantastici paninanazzi con quintuplo strato di nutella che tè te li sogni.
Ad oggi nel mondo sono pochi gli esemplari di contepaz, non permettere che si estingua questo paffuto e dolce coccolone dalle enormi orecchie dumboidali. L’esemplare di contepaz occupa anche poco spazio, nel caso tu optassi per l’adozione diretta e non a distanza via feed. È alto solo un metro e 70 cm (attenzione: potrebbero essere allungati con etanolo).
Ogni giorno un lettore di feed scompare, e il giovane esemplare di contepaz ne soffre terribilmente, con tracolli emotivi, displasie gravissime e borgoritmi intestinali. Non lasciare che questa rarissima specie scompaia, non lasciare che contepaz, l’essere più dolce e affabile della blogosfera, muoia tra atroci sofferenze, non lasciare che contepaz soggiorni ancora a casa mia come il peggiore degli abusivi, adotta un contepaz e levamelo dai coglioni.
Fai come hanno fatto loro: Teiluj, Novecent0, Clockwise, Sednonstatiata e tanti altri, adotta anche tu un contepaz via feed, fai qualcosa che potrebbe cambiarti la vita (attenzione: non è detto che il cambio sia effettivamente positivo), fai qualcosa che renderà te e chi ti sta attorno orgoglione, adotta un contepaz.
Grazie di cuore! Tiberio Timperi!
Sponsor by: Lav, enpa, wwf, durex, durex un pò di più, durex un sacco e durex quanto rocco, minestrone delle semplificazioni e delle cose inutili.
Oggi Blogcatalog chiede ai bloggers di unirsi per i diritti umani e di scrivere un post, ecco il mio, anche se molto lungo. Spero comunque che possiate leggerlo tutto e fare un giro sui link inseriti per avere una visione più completa del dramma.
Mi era inevitabile parlare di mine antiuomo, avevo già intenzione di farlo e questa iniziativa mi tende la mano in tal senso. Perché le mine antiuomo? Perché penso che siano una delle invenzioni più vili che l’uomo abbia mai creato. Bisogna sapere che le mine antiuomo furono inizialmente create come arma tattica di difesa per le più grandi mine anticarro. Siccome queste ultime erano piuttosto grosse, facilmente individuabili e rimovibili qualcuno pensò bene di crearne una versione più piccola e facilmente mimetizzabile, che non consentisse al nemico di rimuovere le anticarro. Successivamente il loro utilizzo assunse funzioni quasi esclusivamente strategiche di difesa di postazioni militari. Posizionare campi minati in determinati e ben studiati posti obbligava il nemico esclusivamente a determinate strade riducendo l’area che avrebbe necessitato di difesa. A grandi linee è questa l’origine di questo strumento bellico. In seguito, con l’evoluzione dei conflitti che si spostavano sempre più dentro i confini mettendo di fronte schieramenti spesso dello stesso popolo anche il loro utilizzo cambiò. Diminuivano i campi minati segnalati o strategici, mentre aumentavano gli ordigni che venivano sparsi entro i confini di città, nei luoghi di maggior traffico civile, di questa o di quella etnia, di questo o di quello schieramento. Così le mine hanno finito per arrivare ovunque, anche nei giardini di casa, se questi erano considerati strategici. Va da sé che da arma strategica finisce per essere utilizzata come pure e bieco strumento di terrorismo, dal Vietnam ai Balcani, arrivando nelle zone afgane, ma anche nel sud America. Il Guaio è che le mine sono killer indiscriminati, non fanno differenze tra soldato di questa o quella fazione, tra soldato e civile, tra donna, uomo o bambino. Nel 1994, in seguito ad un convegno del comitato internazionale della croce rossa, la regina Noor, moglie del defunto re Hussein di Giordania e in qualche maniera erede del ruolo che fu di Lady Diana nella battaglia contro le mine scrisse così in un suo messaggio:<< esaminati 26 conflitti scoppiati dal 1940 in poi, la ricerca degli esperti militari ha scoperto che le mine non hanno avuto un peso significativo nell’evoluzione delle attività belliche. Gli esperti concludono affermando che le sofferenze e i danni causati dalle mine terrestri antipersona superano di gran lunga la loro discutibile utilità militare>>, questo in barba a quei paesi, produttori e acquirenti, che ancora si barricano dietro la scusante dell’utilità strategica di questi strumenti.
(da questo link accedete alla trascrizione in italiano di quanto detto nel video)
Veniamo adesso ad analizzare anche un’altra questione, quella dei costi sociali che questa piaga provoca: per comprarla vi bastano dai 3 ai 30 dollari, mentreper rimuoverla occorre qualche centinaio di dollari, il costo di un arto artificiale, per chi rimane mutilato, si aggira anch’esso sui 130 dollari. Un bambino che viene mutilato dovrà cambiare circa 15 volte l’arto finto nella sua vita. Ma anche i costi ospedalieri raddoppiano, se uno viene ferito da un proiettile dovrà di media affrontare una degenza di circa 18 giorni, mentre se uno salta su una mina e sopravvive dovrà affrontare una degenza di circa il doppio, 32 giorni. A questo dobbiamo aggiungere un altro grave problema. Negli ultimi conflitti le mine, ma anche le cluster bomb, bombe a grappolo, ossia ordigni composti da diverse componenti esplosive che durante il lancio si sparpagliano sul terreno esplodendo all’impatto (solo in numero ridotto, rimanendo quindi inesplose sul terreno vanno di fatto a rappresentare una sorta di mina anch’esse) sono state utilizzate in massa, sia dagli eserciti contrapposti nel conflitto, sia dalle cosiddette forze di pace, o liberazioni, insomma, Nato, Usa e varie ed eventuali, andando ad infestare vaste aree nei territori interessati dagli scontri. Venendo lanciate, in parte un po’ a casaccio e in parte in maniera consapevole, su queste vaste aree hanno finito inevitabilmente per occludere enormi e importanti aree agricole, utili per il sostentamento delle popolazioni locali. Insomma, oltre al pericolo di morire, agli alti costi medici e di bonifica sono andate anche ad impedire la produzione di cibo necessaria aumentando le possibilità di carestie e fame nelle zone di guerra e quindi aumentando le quantità degli aiuti umanitari, anche in soldini, a loro destinate. Il problema è che anche dopo la fine del conflitto queste aree rimangono pericolose e inutilizzabili, le mine sparse qui e la continuano a mietere vittime, e i costi in denaro e vite umane sono tantissimi. In determinate zone del pianeta ci sono persone, come a kandahar, in Afghanistan, dove i pastori sono costretti a far pascolare i greggi entro le mura della città, per la strada, perché quelle risultano le uniche zone un minimo accessibili. Viene quindi indirettamente negato il diritto al naturale sostentamento, la precarietà del normale svolgimento della vita, sociale e non solo non diminuisce col passare degli anni, rimane costante. Ora non sto qui a riportare milioni di dati, ma le cifre sono drammatiche. Per le mine si è fatto, ma si deve fare ancora tantissimo, sensibilizzare costantemente è l’unica soluzione possibile. In questa occasione in cui ci veniva dato lo spunto per parlare di diritti umani ho così deciso di affrontare il discorso mine anche per i suoi risvolti indiretti, come abbiamo visto, che moltiplicano il dramma. Se sei arrivato a leggere fin qui ti ringrazio davvero tanto del tuo tempo speso per una buona ragione.
Pier Paolo Pasolini intervistato da Enzo Biagi risponde sulla televisione come medium di massa.
Oltre quello che viene detto, una cosa salta all’orecchio: il pacato suono delle voci, quasi ipnotiche, rilassanti. Ricordo di una tv di altri tempi. Oggi, se qualcuno uscisse con affermazioni del genere finirebbe con lo scatenare urla, delirio, isteria e scazzottate all’interno dello studio e su tutti i media per una settimana.
Purtroppo oggi non solo non è possibile godere di un clima simile in tv, a scatenare le risse bastano anche solo i tronisti di Maria, ma non è facile trovarsi di fronte ad un evento che proponga simili contenuti.
L’Italia delle teste di cazzo e del non mi ricordo mica più da dove provengo, ma che bella settimana.
Direi che non posso andarci delicato, non si può non avere il desiderio di prendere quei cinque pischelli, chiuderli in una stanza e dargli giù una rotta di botte che non se la scordano più. Perché ad esempio non chiamate due o tre di quei poliziotti che agirono alla Diaz? Sono sicuro che saprebbero il fatto loro. Resta comunque una voglia che sopprimo, perchè abbassarsi a livello della cacca non vale la pena, non è logico. Non ci sono dietro, dicono per ora, motivazioni politiche, il che vuol dire che queste deiezioni della società hanno deliberatamente ucciso per una sigaretta, per un rifiuto, insomma per il gusto di farlo. E non venite a dirmi che non volevano deliberatamente uccidere, non venite a dirmi sta stronzata. Queste bestie putride (chiunque sia stato, visto che la certezza della colpevolezza di tutti e cinque non è ancora chiara, è chiaro però che non si è spaccato la testa da solo, concordiamo tutti no?) hanno agito in maniera violenta usando la sigaretta come pretesto, mi par chiaro, perché io se uno mi rifiuta una sigaretta non lo riempio di botte. Poi, non venite a dirmi nemmeno che il fatto di dichiararsi naziskin non centri con l’accaduto, perché il solo fatto di riconoscersi in questa “ideologia” li predispone di pensiero all’uso della violenza. Non raccontiamoci boiate. Non si parla di gente che porta i malati nei santuari qui.
Poi veniamo a Fini, che insomma, anche lui ci mette del suo. D’accordo nel denunciare, criticare e mettersi fuori e lontani dall’antisionismo, che sia di destra o di sinistra, ma non mi si dica che è più grave bruciare una bandiera rispetto al pestaggio di un ragazzo che per giunta poi è praticamente morto. Non me lo dica Fini. Io apprezzo il cambio di direzione che lei ha preso, da persona di sinistra ho piacevolmente preso le sue dichiarazioni in cui si discostava nettamente da una certa storia passata e che, oggi, non può certo rappresentare le idee di una classe politica che governa un paese come l’Italia nel 2008, in europa. Concordo pienamente con la mala sanità delle ideologie radicali e violente, schifo senza problemi chi brucia una qualsiasi bandiera, e chi oggi inneggia ancora all’antisionismo, ma non accetto che si faccia una classifica dei fatti, non accetto che una vicenda del genere, così tragica e insensata, venga da lei definita meno rilevante. È uno schiaffo alla decenza, alla dignità, alla moralità e all’intelligenza. E lei è senza dubbio uomo intelligente.
C’è chi continua a dire che il pericolo viene dall’est, c’è chi continua a dirci di guardare all’orizzonte, fuori della finestra, di stare in guardia, ma come nel film the village, si finisce per scoprire che quello che pensavamo essere un pericolo nascosto, a noi sconosciuto, esterno, è in realtà tra noi, è già qui, che cova, che si muove, senza bisogno di andarlo a cercare altrove. Invece di guardare sempre di fuori sarebbe il caso di fermarsi a guardare dentro, prima che dilaghi. Episodi come quello riportato in questo VIDEO non lasciano presagire nulla di buono per il futuro. Se si continua a istigare alla violenza, dai palchi torinesi, dagli scrani della politica, dagli studi della tv, non si farà altro che giustificare, fomentare, rendere lecite azioni, comportamenti(anche oggi vedi il caro dottor Marcelletti) che poi saranno anche sorretti dall’esempio costante di impunità che vige in Italia, e che coccola sia il politico corrotto, quanto l’autista omicida, tanto il mafioso, quanto il brigatista, passando per i poliziotti pestatori e via dicendo. Pensiamoci.
Di tutto mi sarei aspettato, tranne che uno dei Boss Mafiosi più ricercati e pericolosi (Matteo Messina Denaro) diventasse un’icona pop. Questo, anche se fosse una mossa pubblicitaria ad opera del gruppo che lo cita in una canzone, cosa che non sarebbe da escludere, è comunque senza dubbio una cosa gravissima. Quasi che in Italia non si sia imparato abbastanza su cosa sia la Mafia e su che cancro sia per la società.
Vuole dire nessun rispetto per chi, combattendo la mafia, è rimasto orfano, vedovo, o peggio ancora ci ha rimesso la vita. Quando sento, vedo o leggo queste cose, rabbrividisco, e non posso che provare un immenso schifo. Poveri noi davvero
Dunque, fatemi capire: sembra che tutte le violenze sessuali in Italia siano opera dei Rumeni, che tutti gli incidenti stradali con atti di pirateria siano tutta colpa di Rumeni, che tutte le rapine in villa, o in appartamento, siano tutte portate a termine da temibili bande di Rumeni, le rapine nelle gioiellerie? Tutta colpa dei Rumeni, ovviamente, anche la prostituzione; gestita da Rumeni.
Ti hanno ucciso il cane? Colpa dei rumeni. Alla vecchia vacca grassa che abita sotto casa tua hanno rubato la pelliccia? È certamente stato un rumeno.
Prima di loro, a mia memoria, ci furono gli zingari, che rubavano i bimbi alla coop (simpatico che tutto accadesse nelle coop, quasi che gli zingari rubassero bambini da dare poi ai rossi per mangiarseli), che rubavano in casa, che rubavano le auto, picchiavano e via dicendo. Poi il pericolo zingaresco fu debellato e arrivò la volta, quasi in contemporanea di slavi (albanesi quasi sempre, attenzione) e marocchini, che potevano anche essere del sud africa che rimanevano quasi sempre marocchini, che non l’ho mai capita, cioè, se uno era che ne so, per dire, tunisino, egiziano, ganese, una volta arrivato in Italia diventava in automatico marocchino. Insomma, va da sé che c’era sempre un nemico in agguato, ogni due o tre anni c’era una nuova moda, che li capisco anche i flussi migratori, e capisco anche che tra questi ci fosse qualche malandrino, e che tra questi ci fosse qualcuno che, porca la puttana, spinto da guerra e fame non trovasse di meglio, però sembrava che in Italia non ci fossero italiani, il che mi sembrava esagerato persino a me, tenero fanciullo.
Poi alcuni hanno aumentato il punteggio del loro pg (quasi fosse un gioco di ruolo) come i famosi marocchini, che ora non sono più delinquenti allo sbaraglio, no, sono tutti terroristi tecnologicamente preparati in strategie della tensione e atti sovversivi. Prima di loro, di tutti loro, c’erano le BR, ma poi queste furono debellate, o meglio, si pensava, e c’era bisogno di un nuovo nemico pubblico. Ora, è buffo pensare che mentre il volgo tutto, invasato da guru, media, e Maurizio Costanzo stava lì con la spingarda pronta a far fuoco sui poveri malcapitati (non sempre, ma spesso) in alto, su per giù in zona colli romani, ce lo si metteva nel culo, a noi. E fu così che mentre noi gridavamo dacci al marucchein, dacci allo zingaro, dacci allo slavo, Craxi e gli amici politicanti ci svuotavano le casse, i piduisti brindavano allegramente ai futuri progetti, i tangentari si gasavano, Berlusconi si spianava la strada e i mafiosi si sbaciucchiavano con tutti quanti messi assieme. Ecco, non so se ho reso l’idea? Poi, ho sentito parlare di pericolo extracomunitario, ma porca la miseria, ci fosse una volta che questi babbani dei giornalisti si informassero: gli abitanti della ROMANIA, carissimi i miei opinionisti da bocciofila, massmediologi da deiezioni della domenica, sono comunitari dal 1° gennaio 2007, così come la Bulgaria, giusto per avvisarvi.
Infine, in appendice due piccole considerazioni; la prima è che vorrei sapere, visto che si parla di espulsioni, se intendete terrorizzare la popolazione affinché si unisca e vi versi fondi per salvare alitalia, no, perché se no con la ceppa che ci sono voli per rimandarli tutti a casa, anzi, non ci saranno nemmeno aeroplani se alitalia fallisce.
La seconda è: perché si dà sempre la colpa allo straniero nei tg e non si dice che quasi tutte le violenze su donne avvengono tra le mura domestiche, e che comunque la stragrande maggioranza sono ad opera di Italiani? E questo vale anche per i pirati sulla strada, intendiamoci, e per mille altre cosette. In fine, oltre che essere violenti e vigliacchi con le donne, noi Italiani andiamo pure all’estero a compiere le nostre belle bravate con minorenni e via dicendo, insomma, per dire che investiamo anche tanto nelle malefatte. C’è di che pensare. Poi se non vi va bene parlatene con lei
Questa due giorni di astinenza dal pc mi ha rigenerato, un po’ meno il mio stomaco.
Due cose ho imparato, che non reggo più bene l’alcool, non sono davvero più abituato. Mi è bastato uno spritz per rendere il mio cervello leggero leggero, che dopo somigliavo al tenente colombo nelle sue uscite di questi giorni. Vedi foto qui sotto per farti un’idea.
La seconda cosa è che una dieta a base di cibo cinese la sera prima e cibo moldavo la sera dopo (con tanto di vino tipicamente moldavo da gradi 23492′0394) rende lo stomaco come un immenso ground zero, e vi risparmio i dettagli più scabrosi. Voglio solo dire che c’è un limite al melting pot culinario, e che comunque in un week end solo non puoi spararti tutte le cartucce, o rischi la prematura dipartita di stomaco e fegato. In ultimo voglio presentarvi gli ultimi arrivati a casa Paz, ma quanto sono belli?
(come promesso ecco anche il secondo video dei micetti)
Ho scelto questo video, una bellissima canzone di Ascanio Celestini, per il 25 aprile, per la festa della liberazione, per ricordare chi ha dato la vita, per ricordare tutte quelle altre liberazioni che ancora nel mondo ci devono essere, per ricordare tutti quei partigiani di ieri, ma anche quelli di oggi che combattono per la loro terra, perchè di oppressioni al mondo ce ne sono ancora tante, per ricordare chi ha combattuto perdendo la vita per questo paese, anche dopo la fine della guerra, lasciato solo a combattere una guerra che era, che è anche nostra, dedicato a tutti quelli che nella libertà credono, ai partigiani, agli Impastato, ai Falcone, ai Borsellino, ai morti di Nassiriya, ai monaci Buddisti e a tutti gli altri. Buon 25 aprile a tutti!
Io tengo al disordine, sono fautore del caos ordinato, o del disordine che crea ordine. Insomma, per farla breve, io nel mio casino mi ci ritrovo. So perfettamente dove si trova ogni cosa. Tutto è distribuito secondo la logica del caos, ogni posizione ha un suo perchè. Cercavo la penna, lì. Proprio in quel punto, tra le montagne dei vecchi biglietti e il gran canyon delle riviste, e l’ho trovata, solo che di fianco ho notato con la coda dell’occhio un vecchio fumetto che non trovavo più da secoli, così ho lasciato perdere la penna e mi sono dedicato a quello. Vedete? Il caos funziona, a modo suo, ma funziona. Se non avessi cercato la penna, trovandola, perchè era sistemata secondo una logica, la mia, non mi sarei mai scontrato col fumetto che si trovava lì, proprio per la legge del caos:
Prima Legge del Caos Qualsiasi sistema in equilibrio instabile, è destinato a subire un’esplosione “caotica” che lo trasformerà in un sistema più piccolo ma più stabile.
Seconda Legge del Caos Tutti gli avvenimenti “maggiori” apparentemente inattesi non sono altro che la somma di tanti avvenimenti “minori” passati inosservati.
Terza Legge del Caos Nulla accade per caso, anche se di solito non capiamo il perché.
E’ solo un corollario delle prime due Leggi, ma è anche la base per capire gli avvenimenti e intervenire prima che si verifichino.
Quindi madre, ti prego, se trovi 36 libri impilati, ed in cima svetta solitaria e instabile una cornice di vetro, non la spostare, rischieresti di sovvertire il sistema mandando in frantumi anni e anni di studi altamente scientifici, e, cosa più importante, manderesti tuo figlio, ossia io, nei matti.
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