Critica

Spesso quando discuto con chi vota lega, o la votava e ora vota m5s o con chi non votava e ora vota 5stelle, o con chi vota PDL, vengo accusato di essere di parte (eh ma dai), di non capire le dinamiche, le motivazioni. Sul m5s mi è stato detto che non potevo sapere perché non seguivo la sua storia, la sua evoluzione. Allora per curiosità ho fatto un giro tra i miei appunti digitali fino a dove potevo risalire. Ho scoperto, tra i tanti, un post del 2008 su Grillo, l’antipolitica, i meetup, e Nanni Moretti. La previsione di quel post era del tutto cannata, però il concetto rimane. ma amen. Comunque oggi, a tutto questo aggiungo la contestazione che mi è stata fatta e che stona con quanto scritto sopra: mi è stato detto che non era comprensibile il perché io sia criticissimo nei confronti del mio partito di riferimento, il PD, ma nonostante questo continui a sostenerlo. Ora non starò qua a spiegare il valore e la necessità di una critica nella dinamica di sostegno ad una formazione politica, i più furbi coglieranno comunque. Non ho approfondito nemmeno nella risposta a quella contestazione buffa. Mi sono limitato a poche parole, tra cui quelle in cui faccio notare che sta lì la differenza, nel porre una critica pur restando all’interno. Una cosa, che io individuo all’interno di un processo democratico, e che in effetti in altri contesti politici manca, e si nota.

Vi piaccia o meno

Comunque, per concludere vorrei ricordare che non sono i cittadini, ma i rappresentanti da loro eletti (deputati, senatori, senatori a vita e delegati regionali) che scelgono e votano a camere riunite il presidente della Repubblica. Vi piaccia o meno è la Costituzione, la stessa che quando fa comodo è bellissima e quando no allora è un golpe.

Separati in casa PD

Chi è figlio di genitori separati o divorziati lo sa, non è mai semplice. La confusione e la tensione a cui si è costantemente sottoposti nella fase che precede la divisione in taluni casi, soprattutto sui figli più piccoli, spesso rischia di lasciare il segno.

Comincia con piccole tensioni, disaccordi appena percepibili. Continua con scontri futili ma più violenti sulle decisioni, non sempre fondamentali. Va avanti fino a che uno dei due non cede e sbuffando accetta l’altrui volere. Salvo poi, magari sotto una spinta d’orgoglio, rimangiarsi tutto e tornare sulla sua decisione alzando nuovamente la barricata.

Prendiamo le vacanze estive: qualche mese prima dell’estate comincia il dibattito. Mare, montagna, mare, montagna, poi un compromesso: la campagna. La tensione cala, fino al momento in cui uno dei due non torna sulle posizioni. Procede così fino all’estate quando ormai è troppo tardi e i posti, che sia al mare o in montagna e finanche in campagna, sono tutti esauriti. Finisce che si resta tutti in città, tutti nella stessa casa a guardarsi in cagnesco pieni di risentimento. Chi ci rimette? Beh chiedetelo alla prole costretta alla canicola estiva della città.

Dal litigio, dal conflitto anche aspro, si arriva ad un passaggio cruciale. E’ quello in cui i due genitori vivono entrambi nella stessa casa ma non sono in casa, con la testa. Persa ormai altrove, in pensieri propri e totalmente svincolati dalle logiche famigliari. Separati in casa. Non perseguono più quegli obiettivi necessari a traghettare la famiglia fuori dalla crisi, ma impostano una loro linea, personale.

E’ il momento in cui il figlio non capisce più una mazza. Non sa se può contare ancora sull’integrità della famiglia, non sa se avrà ancora una famiglia, non sa nemmeno a chi dei contendenti guardare. Chi ha ragione? Chi torto? Nell’interesse di chi? Alla fine il figlio finisce spesso per chiudersi in se stesso allontanando le voci dell’uno e dell’altro.

Ecco, in queste ultime settimane da elettore del PD mi sono sentito nel ruolo del figlio, strapazzato, confuso nell’assistere al continuo e sempre più acre litigio interno al partito. Un partito che non riesce a mettersi d’accordo tra mare e montagna, un partito ormai separato in casa e che corre il rischio di trovarsi con tutti i posti esauriti. E la tentazione di allontanare le voci dell’uno e dell’altro è forte.

Dopo restano solo due strade percorribili: o un estremo sforzo nella ricerca di una riappacificazione, cosa non facile e che richiede una volontà comune enorme nel cercare di salvare il salvabile, o il divorzio. Il liberi tutti. Ma a quel punto è difficile prevedere se e dove le simpatie del figli andranno.

A questo c’è da aggiungere il collasso della linea di Bersani, che ci ha provato. Forse troppo e troppo a lungo. Ma dopo la prima votazione per il Quirinale, con il PD spaccato più che mai, la bocciatura di Franco Marini dopo il primo scrutinio è de facto anche una bocciatura del segretario del Partito Democratico ormai contestato nella sua scelta anche da una parte della base.

I giorni successivi all’elezione del Presidente della Repubblica ci diranno di più. Ma la crisi all’interno del PD pare non lasciare molto spazio alla prima ipotesi e forse, arrivati ad un certo punto è inutile continuare la battaglia contro i mulini a vento.

(questo post è stato pubblicato il 18/04/2013 su intervistato.com)

 

Uno vale l’altro

Oggi mi hanno chiesto: ma ti sta su Grillo? Si, tanto quanto Berlusconi. Allo stesso modo i meccanismi che innesca(no). Non vedo perché uno dovrebbe sconcertarsi nel sentirmelo dire. Se per anni ho criticato il meccanismo Berlusconiano non capisco come potrei ora, anche volendo trovare a tutti i costi un alibi, digerire quello grillino. Eppure molti tendono a trovare alibi, variabili, scusanti in un modo o nell’altro. Allora mi vien da pensare che pure con Berlusconi nel 94 successe la stessa cosa, e questo non fa che consolidare ulteriormente il mio pensiero.

Se c’era quello, se c’era quell’altro, se ci fosse il PD

Renzi dalle pagine del Corriere ha forse “provocato”, Bersani forse avrebbe dovuto fare un passo indietro qualche giorno fa (prima della messa in onda del remake della sua strategia). Al solito manca la quadra. Sta di fatto che adesso siamo tornati al: se c’era Renzi, se c’era Bersani e via dicendo (indietro, per intenderci). Ma è andata come è andata. Te pensa se ci fosse stato Enrico. Ma No, a quello non voglio pensarci. Il punto è che alla fine siamo ancora qua, divisi e a smazzuolarci dall’interno e dall’esterno, mentre gli altri ne approfitteranno per avanzare.

Non è questione di Matteo o di Pierluigi, non solo. E’ anche questione di elettori e di chi attorno al partito ci sta.