Critica

Spesso quando discuto con chi vota lega, o la votava e ora vota m5s o con chi non votava e ora vota 5stelle, o con chi vota PDL, vengo accusato di essere di parte (eh ma dai), di non capire le dinamiche, le motivazioni. Sul m5s mi è stato detto che non potevo sapere perché non seguivo la sua storia, la sua evoluzione. Allora per curiosità ho fatto un giro tra i miei appunti digitali fino a dove potevo risalire. Ho scoperto, tra i tanti, un post del 2008 su Grillo, l’antipolitica, i meetup, e Nanni Moretti. La previsione di quel post era del tutto cannata, però il concetto rimane. ma amen. Comunque oggi, a tutto questo aggiungo la contestazione che mi è stata fatta e che stona con quanto scritto sopra: mi è stato detto che non era comprensibile il perché io sia criticissimo nei confronti del mio partito di riferimento, il PD, ma nonostante questo continui a sostenerlo. Ora non starò qua a spiegare il valore e la necessità di una critica nella dinamica di sostegno ad una formazione politica, i più furbi coglieranno comunque. Non ho approfondito nemmeno nella risposta a quella contestazione buffa. Mi sono limitato a poche parole, tra cui quelle in cui faccio notare che sta lì la differenza, nel porre una critica pur restando all’interno. Una cosa, che io individuo all’interno di un processo democratico, e che in effetti in altri contesti politici manca, e si nota.

Il 30 dicembre con Giuditta perché comunque vada si vince

piniPraticamente mai mi sono lasciato trascinare in endorsement, non mi piacciono. Ma questa volta tocca fare la famosa eccezione. L’occasione è quella delle primarie parlamentari indette dal PD per il 29-30 dicembre. Seppur criticabili nei tempi e in certi suoi aspetti (vedi quello delle deroghe) bisogna evitare di far troppo gli schizzinosi e cogliere la palla al balzo. A Modena, e parlo di questa zona perché è quella in cui vivo, c’è la possibilità di cambiare davvero, e non solo anagraficamente, credendo in un progetto che è quello che in questi giorni sta proponendo e portando avanti Giuditta Pini , assieme ad una schiera di volontari valorosi. E’ vero, sono di parte, la conosco da quando in radio imperversavano ancora i blink182. Insomma ne è passata di acqua sotto i ponti del Secchia e del Panaro da allora. Ma non è solo questione di amicizia. Con lei ho sempre discusso di politica e quasi mai ci siamo trovati completamente allineati, anzi, spesso ne sono nate animate discussioni. Ma la sua passione, il suo impegno sul territorio (mentre molti parlavano lei era tra quelli che per oltre un mese è rimasta a Camposanto, nelle zone del cratere sismico, a dare una mano fisicamente, giorno e notte)  le sue idee, le istanze che si ripromette di portare avanti le firmo, strafirmo tutte. Attorno a lei si è formato un gruppo trasversale, di giovani e non, che lavora assieme, e non per Giuditta, ma con Giuditta per provare a cambiare le cose, per tutti. Dai diritti civili ai giovani, dall’agenda digitale al lavoro, passando per l’istruzione, intesa non solo come diritto accessibile, ma anche sicuro nelle infrastrutture in cui esso viene esercitato. Tema caldo, ancora più nelle nostre zone dopo il sisma. Insomma i motivi sono molteplici e  cambiare le cose, la storia, il suo corso tocca anche a noi.

Ma la cosa che più mi convince è che comunque vada si vince lo stesso. Perché la base che vedo crearsi attorno a Giuditta ci crede e continuerà sul territorio a portare avanti queste battaglie. In un modo o nell’altro. Sporcandosi le mani in prima persona. Ecco, questo per me vale più di mille programmi.

 

Ricapitolando, buon Natale a tutti

Il tempo stringe, il Natale incombe e gli impegni sono molteplici. Tocca quindi (ed è un piacere in ogni caso) buttare giù gli auguri di Natale a tutti voi amici e non che mi seguite. Auguri a tutti quelli che durante questi mesi sono passati stoicamente da questo lido, ultimamente un po’ abbandonato. Auguri a tutti quelli che ho incontrato in giro per l’Italia a questo o quell’evento, davanti ad una birra o mentre si ascoltava un panel. I prossimi giorni, le prossime settimane e i prossimi mesi porranno davanti molte incognite  ma anche qualche sfida stimolante e, forse, qualche nuovo progetto per il nuovo anno. Solo il futuro però dirà qualcosa di più chiaro.

Intanto Buon Natale e felici feste a tutti dal Paz!!!

Una notte

In pratica ho seguito la diretta fino alla conferma della rielezione di Obama che è arrivata attorno alle 05.20 ora italiana. Alle 06.00 mi sono sdraiato sul letto sempre seguendo la Tv in attesa che Romney uscisse a dichiarare la sconfitta, solo che lui non lo faceva, che dicevano voleva aspettare e solo che io volevo andare a letto. Ma era diventato un thriller ormai. E quando un film tiene il ritmo per tutta la durata poi anche se hai gli occhi che si chiudono ti sforzi di arrivare alla fine. Son venute le 6 che mi ricordo le telecamere che inquadravano i due palchi, quello di Obama e quello di Romney. E uno, il democratico, aspettava che l’altro, il repubblicano, uscisse. Perché è galateo negli USA che il perdente esca per primo e dica: ho perso! Ma Romney proprio non ne voleva sapere, che forse si era attaccato all’ultimo barlume di una speranza fatua. Che la matematica non è una opinione, ma vaglielo a spiegare, e poi se glielo spieghi e poi ha ragione? Che figura. Però poi ho deciso che basta e mi sono rimboccato le coperte. Ho chiuso gli occhi, appena, e la sveglia ha suonato. Ho levato le coperte, mi sono seduto, ho infilato le ciabatte e come un automa sono ripartito da dove avevo lasciato 45 secondi prima, lasciando agli americani i festeggiamenti e le delusioni, che io sto in Italia e avevo anche altro da fare.

La grande Farfalla

Prima sulla strada sentivo la voce di un bambino che urlava: guarda nonno c’è una farfalla enorme, guarda. Poi il rapido rumore di due bici e il silenzio. Io abito in campagna da qualche anno ormai, e dopo un po’ ho fatto l’abitudine, anzi, ho iniziato ad apprezzare i silenzi rotti solo di tanto in tanto da qualche voce solitaria che passa fugace lungo l’unica strada tra i campi nel raggio di un km, o da qualche cinguettio di uccelli e poco altro. Le apprezzo perché sono voci, rumori, essenziali. Sono rigurgiti spontanei. Non vanno ad accumularsi come in città all’entropico brusio costante che nel suo continuo riversarsi sopra se stesso finisce per perdere di senso. Assumono così le sembianze di un piccolo capolavoro solitario che mai avresti notato in una sala dai muri saturi di mille altri quadri. I rumori, a piccole dosi, sono efficaci. Ci fanno capire che nella sua lentezza pacata il mondo va, nonostante tutto, avanti. Così, anche la voce di un bambino che al vento grida la promessa di una grande farfalla che vola assume alle mie orecchie le sembianze di un caravaggesco capolavoro.