Intanto, proprio ora, da qualche parte nel mondo, stanno lavorando per produrre. Produrre per qualche spicciolo a settimana, i vestiti fashion che indosseremo il prossimo inverno. O le componenti degli ammennicoli elettronici (compreso il mio) da cui twitteremo e vomiteremo, comodamente ma con sdegno, status sulla prossima tragedia che colpisce i lavoratori, spesso minorenni e sottopagati, di un qualche paese troppo lontano perché ce ne si possa ricordare a lungo.
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Se lo dice #Grillo che il #25aprile è morto…
Dice Beppe Grillo che il 25 aprile è morto. Ma se fosse morto, ora Grillo non potrebbe dire quello che dice. Qua gli unici ad essere morti sono i partigiani, gli uomini e le donne della resistenza, sulle montagne, nelle campagne. Quelle persone che hanno reso possibile a noi, pur tra mille difficoltà, difetti, imperfezioni (chiamatele come volete) di arrivare ad oggi. Quelle persone senza le quali Grillo non potrebbe dire oggi, tra le tante (troppe) cose che dice, ad esempio, che il 25 aprile è morto.
Vi piaccia o meno
Comunque, per concludere vorrei ricordare che non sono i cittadini, ma i rappresentanti da loro eletti (deputati, senatori, senatori a vita e delegati regionali) che scelgono e votano a camere riunite il presidente della Repubblica. Vi piaccia o meno è la Costituzione, la stessa che quando fa comodo è bellissima e quando no allora è un golpe.
Separati in casa PD
Chi è figlio di genitori separati o divorziati lo sa, non è mai semplice. La confusione e la tensione a cui si è costantemente sottoposti nella fase che precede la divisione in taluni casi, soprattutto sui figli più piccoli, spesso rischia di lasciare il segno.
Comincia con piccole tensioni, disaccordi appena percepibili. Continua con scontri futili ma più violenti sulle decisioni, non sempre fondamentali. Va avanti fino a che uno dei due non cede e sbuffando accetta l’altrui volere. Salvo poi, magari sotto una spinta d’orgoglio, rimangiarsi tutto e tornare sulla sua decisione alzando nuovamente la barricata.
Prendiamo le vacanze estive: qualche mese prima dell’estate comincia il dibattito. Mare, montagna, mare, montagna, poi un compromesso: la campagna. La tensione cala, fino al momento in cui uno dei due non torna sulle posizioni. Procede così fino all’estate quando ormai è troppo tardi e i posti, che sia al mare o in montagna e finanche in campagna, sono tutti esauriti. Finisce che si resta tutti in città, tutti nella stessa casa a guardarsi in cagnesco pieni di risentimento. Chi ci rimette? Beh chiedetelo alla prole costretta alla canicola estiva della città.
Dal litigio, dal conflitto anche aspro, si arriva ad un passaggio cruciale. E’ quello in cui i due genitori vivono entrambi nella stessa casa ma non sono in casa, con la testa. Persa ormai altrove, in pensieri propri e totalmente svincolati dalle logiche famigliari. Separati in casa. Non perseguono più quegli obiettivi necessari a traghettare la famiglia fuori dalla crisi, ma impostano una loro linea, personale.
E’ il momento in cui il figlio non capisce più una mazza. Non sa se può contare ancora sull’integrità della famiglia, non sa se avrà ancora una famiglia, non sa nemmeno a chi dei contendenti guardare. Chi ha ragione? Chi torto? Nell’interesse di chi? Alla fine il figlio finisce spesso per chiudersi in se stesso allontanando le voci dell’uno e dell’altro.
Ecco, in queste ultime settimane da elettore del PD mi sono sentito nel ruolo del figlio, strapazzato, confuso nell’assistere al continuo e sempre più acre litigio interno al partito. Un partito che non riesce a mettersi d’accordo tra mare e montagna, un partito ormai separato in casa e che corre il rischio di trovarsi con tutti i posti esauriti. E la tentazione di allontanare le voci dell’uno e dell’altro è forte.
Dopo restano solo due strade percorribili: o un estremo sforzo nella ricerca di una riappacificazione, cosa non facile e che richiede una volontà comune enorme nel cercare di salvare il salvabile, o il divorzio. Il liberi tutti. Ma a quel punto è difficile prevedere se e dove le simpatie del figli andranno.
A questo c’è da aggiungere il collasso della linea di Bersani, che ci ha provato. Forse troppo e troppo a lungo. Ma dopo la prima votazione per il Quirinale, con il PD spaccato più che mai, la bocciatura di Franco Marini dopo il primo scrutinio è de facto anche una bocciatura del segretario del Partito Democratico ormai contestato nella sua scelta anche da una parte della base.
I giorni successivi all’elezione del Presidente della Repubblica ci diranno di più. Ma la crisi all’interno del PD pare non lasciare molto spazio alla prima ipotesi e forse, arrivati ad un certo punto è inutile continuare la battaglia contro i mulini a vento.
(questo post è stato pubblicato il 18/04/2013 su intervistato.com)
Uno vale l’altro
Oggi mi hanno chiesto: ma ti sta su Grillo? Si, tanto quanto Berlusconi. Allo stesso modo i meccanismi che innesca(no). Non vedo perché uno dovrebbe sconcertarsi nel sentirmelo dire. Se per anni ho criticato il meccanismo Berlusconiano non capisco come potrei ora, anche volendo trovare a tutti i costi un alibi, digerire quello grillino. Eppure molti tendono a trovare alibi, variabili, scusanti in un modo o nell’altro. Allora mi vien da pensare che pure con Berlusconi nel 94 successe la stessa cosa, e questo non fa che consolidare ulteriormente il mio pensiero.