L’Emilia non è Legoland

A poche ore dal secondo sisma che aveva colpito l’Emilia in molti avevano subito chiesto la sospensione dei pagamenti delle imposte e una serie di misure che andassero in direzione di sgravi fiscali per dare il tempo al territorio, una volta superata la prima emergenza ed entrati nella fase di ricostruzione, di riprendersi e rimettersi in moto. Aziende e privati. Ci sono realtà industriali andate materialmente in frantumi, senza contare l’inevitabile sospensione dell’attività lavorativa che a casa, per chi ne aveva ancora una, ha lasciato parecchia gente. C’è un territorio da ricostruire, una rete di imprese da rimettere in piedi e parecchie abitazioni private da riedificare. Insomma c’è da ricominciare, anche se poi molti senza aspettare troppo la burocrazia si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato da soli. Ma non basta. Non siamo mica supereroi. Siamo persone comuni in un territorio martoriato, in un paese che è peraltro in un periodo di crisi economica. Il che non aiuta. Oltre agli aiuti e’ necessario un alleggerimento fiscale deciso per fare si che la macchina si rimetta in moto senza avere sul collo il fiato pressante di tasse e tassine, e mica perché qui non si voglia pagarle, ci mancherebbe, ma perché è evidentemente l’unico modo. E se è vero che la percentuale di Pil prodotto solo in questo territorio era dell’ 1,8% sul totale nazionale risulta chiaro quanto sia cruciale farlo ripartire, e in fretta. Allora mi auspico che il governo metta voce su quanto dichiarato in una nota dell’agenzia delle entrate che in un passaggio, riportato anche da Repubblica, dice “La scadenza del termine di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari rimane fissata al 30 settembre 2012 fermo restando la possibilità di regolarizzare entro il 30 novembre 2012, senza applicazione di sanzioni e interessi, gli adempimenti concernenti le ritenute e relativi al periodo dal 20 maggio all’8 giugno 2012″. Io non sono un tecnico, ne un esperto, ma quattro miseri mesi di sospensione dei pagamenti in rapporto all’entità dei danni non si concilia per niente con il tempo necessario alla ripartenza effettiva. A meno che non sia stata solo una mossa da foto opportunity capitata a fagiuolo alla fine di un periodo non proprio idilliaco per l’agenzia delle entrate. Qui non si vuole insinuare o pensare male, almeno ci si prova. Ma non viviamo a legoland dove per far ripartire tutto basta incastrare quattro mattoncini in 20 minuti, e invece di richiamarci al doveroso, ma al momento procrastinabile, obbligo del pagamento delle tasse si concentrino magari sul taglio, come faceva notare qualcuno, di spese superflue (tav, areoplanini da guerra, ponti sullo stretto, costi politica e facezie varie). Questo, ovviamente, se si ha un reale interesse a mantenere quelle promesse lanciate ai quattro venti e che ora non possono venire meno per cause contingenti di cui qui nessuno ha colpa e di cui farebbe volentieri a meno.

(fonte foto qui )

#G8 di Genova, domani ultimo atto. La Cassazione si esprimerà sulle 10 “tute nere”

Potremmo definirlo come il secondo e conclusivo atto delle vicende processuali legate ai fatti del G8 di Genova, che dopo la condanna della Cassazione, emessa il 5 luglio, per i vertici della polizia (e la prescrizione per le condanne per le lesioni degli agenti) per i fatti, ma chiamiamolo massacro, della Diaz, domani vedrà sempre la Cassazione esprimersi sui 10 “black Block” (ma quelli veri erano probabilmente già lontani mentre la polizia picchiava duro nella Diaz) andati a processo. Sono accusati per i disordini e i danneggiamenti verso beni privati e pubblici. Insomma devastazione e saccheggio.

E’ vero, si sono macchiati di reati contro beni pubblici o privati, e probabilmente qualcosa dovranno pure pagarlo, ed è giusto. Ma teniamo a mente che non hanno ucciso nessuno a colpi di pistola, non hanno massacrato nessuno a colpi di manganello, non hanno falsificato prove per non andare in galera. Insomma, non sono santi ma nemmeno mostri. E soprattutto non erano solo loro, non possono, non dovrebbero pagare per tutti.

Intanto la campagna «10×100. Genova non è finita. Dieci, nessuno, trecentomila» ha raccolto 25mila firme. La campagna, che vede tra i firmatari Margherita Hack, Elio Germano, Erri De Luca, Curzio Maltese ed altri si batte perché venga annullata la sentenza di appello pronunciata il 9 ottobre del 2009.

Domani sapremo quale sarà il verdetto.

Forse con il prossimo passaggio di Venere

Un poco ci avevo sperato con le nomine per Agcom e Garante per la Privacy. Avevo sperato che si potesse cogliere l’occasione per dare un segnale, il segnale che chi doveva capire aveva capito, finalmente, la richiesta che la società civile in tutti i modi da mesi e mesi aveva provato a lanciare. Con le buone e le meno buone. Invece no.

Addirittura, tra le poltrone disponibili in Agcom e Garante per la privacy una, per la privacy, se l’accatta la moglie di Vespa.

Il nuovo che avanza, il rinnovamento, l’imparzialità, il no al conflitto di interessi e tutte queste cose qui… Dimenticatele anche per questa volta. Forse qualcosa cambierà, con il prossimo passaggio di Venere. 2117. Se va bene.

(fonte immagine: it.euronews.com)

Quel deposito di gas nelle zone del #terremoto che #Giovanardi voleva

Posizione di Rivara rispetto alle zone colpite dal sisma

In un articolo del 21 maggio 2012, il giorno dopo il sisma, Giovanni Tizian scrive sull’espresso un articolo in cui viene ricordato come proprio nell’area dell’epicentro, a Rivara di San Felice sul Panaro, “la società Ers (Erg Rivara Storage) vuole realizzare il deposito di gas naturale, presente nel sottosuolo di quell’area. L’impianto permetterebbe di stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di gas a 2800 metri di profondità nel sottosuolo”.

Il fatto però è che sia la Regione che gli enti locali, sia i comitati cittadini hanno sempre posto dinnanzi al progetto un rigoroso NO. Quell’impianto non lo vuole nessuno, nessuno a parte la società in questione evidentemente, e l’onorevole Carlo Giovanardi (PDL), che sulla realizzazione dello stesso ha insistito fortemente. Ancora fino a 20 giorni prima del terremoto, come ricorda Tizian. Sulla questione si era mosso anche l’allora governo Berlusconi cercando con un decreto ad hoc di venire incontro alle pretese dell’allora Ministro Giovanardi.

Sulla faccenda c’è anche un botta e risposta tra l’ex presidente del consiglio e l’onorevole Giovanardi, lo potete trovare in questi due pdf di articoli del Resto del Carlino e L’Informazione.

Vi è poi una relazione ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Interessante da leggere perché analizza e riporta sia le proposte e le analisi del richiedente, sia le verifiche dell’istituto.

Riporto alcuni passaggi:

2.2.3.11.3.2 Caratteristiche sismiche della zona

Dall’esame del catalogo sismico INGV (1981-2006) il Proponente (cioè Ers, Erg Rivara Storage) ricava che la zona in esame “è caratterizzata da scarsa sismicità, localizzata fino a profondità crostali di 25 km…Negli ultimi 25 anni si sono verificati sporadici terremoti di magnitudo inferiore a Md 3.5 lungo l’alto strutturale e principalmente a profondità inferiori ai 15 km (vedi figura). Non sono presenti, all’interno del catalogo della sismicità strumentale, sequenze di terremoti ravvicinati nel tempo o sciami sismici. La sequenza sismica più importante avvenuta diversi chilometri a sud ovest dell’area è quella di Reggio Emilia (1996), con repliche che si sono protratte per circa un mese a seguito di un mainshock di ML> 5.0”.

Bene, siamo andati oltre questa volta. Praticamente 6.0. Come si chiede Tizian, ma anche molti altri, cosa sarebbe successo se il deposito fosse stato costruito e operativo? Avrebbe retto? Oltre al potenziale danno umano, c’è da valutare un eventuale impatto su flora e fauna della zona. L’impatto ambientale.

La relazione continua nei suoi passaggi in riferimento al contesto sismico riportando:

4.3.3.1 Analisi geologico-strutturale-sismologica della struttura di Rivara

E’ stato accertato (vedi figura) che la struttura di Rivara è costituita da una piega anticlinale fagliata, sviluppata a seguito della propagazione di un sovrascorrimento sepolto sotto la Pianura Padana. La struttura è ulteriormente frammentata al suo interno in più blocchi, secondo faglie o sistemi di faglie che vengono distinte in faglie di tipo compressivo (sovrascorrimento principale, splay e retroscorrimento) e ulteriori 2 sistemi di faglie (dirette), la cui natura però non viene indicata nel dettaglio. Il serbatoio dello stoccaggio è in posizione di alto strutturale ed è delimitato dal sovrascorrimento principale, dallo splay e dal retroscorrimento verso NE, NW e SW, ma non risulta chiaramente confinato verso SE. La conoscenza di tale assetto strutturale deriva principalmente dai rilievi di sismica a riflessione già realizzati da ENI entro gli anni ‘80 per l’individuazione di giacimenti di idrocarburi e dalla perforazione di alcuni pozzi profondi.

In particolare è stata evidenziata (ERS_04_0_00_R_SUO_01_00, ERS_04_0_00_R_UNI_01_00, ERS_04_0_00_R_DOG_01_00) l’interpretazione geologica di una linea sismica che attraversa l’area della concessione in senso SW-NE, sulla quale sono stati proiettati i pozzi Camurana 2 e Rivara 1 (vedi figura seguente)

Inoltre, a partire dall’interpretazione di tutte le linee sismiche disponibili sull’area è stato sviluppato il modello tridimensionale del sottosuolo, interpretando le linee a partire dagli orizzonti sismici e dalle faglie riconosciute. Interpolando ai nodi di una griglia e tramite apposito contouring, sono state

ricostruite le mappe strutturali in tempi doppi riferite agli orizzonti interpretati. Successivamente, operando la conversione nel dominio delle profondità, sulla base della curva tempi-profondità registrata con un check shot sul pozzo San Felice al Panaro 1 e delle velocità intervallari calcolate per gli altri pozzi presenti nell’area, sono state ottenute le profondità in metri dei vari orizzonti sismici. Da ciò discende il modello della struttura, ricostruito però solo per alcuni orizzonti che “delimitano dei gruppi di unità con comportamento geomeccanico comparabile (superficie topografica, top della scaglia, base delle Marne del Cerro, top Lumachella)”. La formazione delle Marne del Cerro a diretto contatto con le rocce del serbatoio costituisce il seal, cioè il sigillo superiore all’eventuale perdita di gas in corrispondenza del culmine del serbatoio, e mostra localmente uno spessore di soli 7 metri. Spessori comunque contenuti sono stati indicati anche nella maggior parte delle perforazioni eseguite nell’area (Camurana 2: spessore 6 m; Spada 1: spessore 26 m; Bignardi 1: spessore 49 m). La sequenza di copertura sovrastante, che è considerata impermeabile e in sovrapressione al pari delle Marne del Cerro, comprende la formazione della Scaglia Rossa, composta principalmente da termini calcarei con livelli marnosi e quindi a potenziale comportamento fragile in conseguenza di intense deformazioni tettoniche. Pertanto, tenendo conto di quanto dichiarato riguardo all’intensa fratturazione dei Calcari grigi di Noriglio, della Maiolica e delle successioni condensate giurassiche sottostanti, è verosimile che anche le Marne del Cerro e soprattutto la Scaglia Rossa possano essere interessate da fratture, anche se in minore entità. L’assunzione dell’impermeabilità della scaglia è basata sullo studio eseguito dalla Schlumberger per sviluppare il modello geomeccanico della struttura a partire dalle analisi petrofisiche e dai logs geofisici eseguiti lungo i pozzi profondi. Lo studio, che è stato condotto per verificare la possibilità di variazioni delle tensioniinterne alla struttura, tali da poter riattivare le faglie e danneggiare l’integrità della roccia di copertura, con il variare della pressione durante le fasi di iniezione del gas, ha concluso che non vi è rischio di rilievo né di riattivazione di faglie né di fratturazione significative delle rocce di copertura. In tale ambito si rimarcano però alcune considerazioni:

• dal confronto tra l’analisi petrofisica eseguita sul tratto 3,750-4,260 metri di profondità lungo il pozzo Spada 1 e il profilo dello stesso pozzo, si evince come all’interno della formazione della scaglia calcarea esistano dei livelli potenzialmente fratturati o almeno con una sensibile permeabilità di matrice. Pertanto, anche perché i dati di perforazione costituiscono sempre dei valori puntuali mentre la caratterizzazione dal punto di vista della permeabilità secondaria per fratturazione è una problematica da valutare alla scala del giacimento, sorgono alcune perplessità riguardo a quanto è stato asserito circa l’evidenza che: 

- la roccia di copertura, che includerebbe anche la Scaglia Rossa calcarea, abbia sicuramente un adeguato stato geomeccanico e un comportamento schiettamente plastico e impermeabile;

- la transizione tra roccia serbatoio e roccia di copertura sia effettivamente netta. In definitiva, sebbene la roccia del serbatoio sembra essere stata modellizzata dal punto di vista strutturale abbastanza compiutamente, per quanto riguarda le rocce che costituiscono la copertura (soprattutto la Scaglia) non sembra esserne stata verificata adeguatamente l’integrità strutturale e la continuità laterale.

• non è detto che sia realmente assicurata la tenuta nel fianco rovescio dell’anticlinale, dove è presente lo splay nel sovrascorrimento principale;

• la problematica relativa alla presenza, nella zona degli interventi, di terreni soggetti a possibile liquefazione in seguito al moto sismico non è stata definita con sufficiente dettaglio, considerando la presenza di strutture sismotettoniche attive;

• non è da scartare a priori la possibilità che, essendo presenti giacimenti di metano in posizioni limitrofe e non nella zona di Rivara, dove sono state rilevate solo perforazioni sterili, l’anticlinale in oggetto potrebbe non essere in realtà idonea a fungere da “trappola” per gli idrocarburi. 

Infine, è stata descritta una faglia diretta con rigetto circa 950 m nel fianco normale SW dell’anticlinale (§6.2 del documento ERS_02_C_AC_R_AMB_01_000), quindi con risvolti non banali sulla tenuta della struttura stessa, che non ha riscontro nelle varie sezioni interpretative elaborate, e potrebbe pertanto rappresentare un refuso da verificare.

Qui il link al documento della relazione.

Questi sono solo alcuni punti, inerenti all’aspetto sismico, ripresi dalla relazione. Ve ne sono altri che poi si focalizzano, come scrivevo sopra, all’aspetto ambientale, sociale e via dicendo.

Da sempre ho sentito dire che la zona della Pianura Padana, o almeno quella in cui io risiedo e che è poi quella colpita dal sisma, è ritenuta a medio-bassa pericolosità sismica. La mappatura sismica del paese viene stilata in base alla memoria storica e agli eventi che via via in epoca moderna sono stati studiati e registrati. Da oggi forse bisognerà ridefinirla e rivalutare per bene lo stato di sicurezza o esposizione a rischio sismico di tutti i siti individuati per opere del genere, dallo stoccaggio di gas, alle centrali nucleari passando per siti industriali e via dicendo. La questione sull’impianto non è ancora chiusa, da quel che ho capito. Ma dopo il terremoto, i morti, i feriti, i danni, una rivalutazione generale forse è d’obbligo.

Prima di tutto, prima degli interessi, vi è la sicurezza dei cittadini.

Questo post nasce da una segnalazione di Lorenzo Ravazzini (@lollosassuolo)