Spinoza.it: una presentazione serissima e sudatissima di un libro consigliatissimo

Questo post non è tanto per gli habitué della blogopalla che saranno già informatissimi, ma per tutti gli altri che di tanto in tanto passano di qui. Martedì sono andato alla presentazione del libro di Spinoza.it (che è arrivato serissimo, in ritardissimo e sudatissimo nella persona di Stefano Andreoli a.k.a. Stark, uno degli autori) presso la libreria Trame, a Bologna. E ci sono andato, come si dice, già letto, dal momento che il libro in questione era già in mio possesso da sabato pomeriggio. Solitamente non faccio post marchetta, e in fondo nemmeno questo lo è (però io ve lo consiglio caldamente). Il volume raccoglie circa duemila battute (aforismi forse è il termine più corretto) di cui moltissime inedite, mai finite sul blog. Leggendolo si ha una panoramica proveniente dal basso e in chiave satirica, della cronaca politica e non, in particolare dell’ultimo anno ma non solo. E’ dissacrante e ironico, e a tratti pure amaro, il che non guasta. C’è più informazione qui dentro che nel TG di Minzolini (il che a onor del vero, va detto, non è impresa ardua). Quando lo sfogli pensi “ toh, una ventata di libertà”, quindi se in quel momento ti suona il telefono non rispondere, potrebbe essere Silvio che ha qualcosa da obbiettarti. All’evento era presente pure DelyMyth che in queste occasioni è fornita di strumentazione tecnica peggio di un militare dei reparti d’assalto ed è infatti grazie a lei se nei secoli dei secoli a venire il mondo potrà godere di questa importante testimonianza in chiave video, ecco perché a questo punto le cedo la parola e vi rimando al suo blog per il contributo audiovisivo e fotografico.

Sulla SLA (sclerosi laterale amiotrofica) il racconto di Tony Judt

Della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) si sente dire tutto e niente e se ne legge ancora meno. Sul numero di Internazionale del 19/25 febbraio (2010 ovviamente) è riportata la traduzione di un articolo (qui la versione originale in inglese) scritto da Tony Judt, storico britannico, per la New York Review of Books dal titolo Night (su internazionale tradotto come Immobile nel buio). Judt, a cui è stata diagnosticata una forma di SLA nel 2008, racconta in maniera lucida la condizione di immobilità e di prigionia all’interno del proprio corpo a cui questa malattia conduce concentrandosi sopratutto sul momento della notte. Purtroppo una versione italiana online del testo non l’ho trovata. Merita comunque la lettura per un tema che viene si trattato ma in maniera sempre troppo evasiva.

Il 26 marzo regala un libro a uno sconosciuto

Leggendo il Blog di Alberto questa mattina sono venuto a conoscenza di questa idea che devo ammetterlo, mi piace assai. Il 26 marzo regala un libro ad uno sconosciuto. Un gesto pacifico, stupendo. Cosa c’è di meglio che uscire e regalare parole, così, senza volere indietro nulla, gratuitamente? La gratuità del gesto non ha prezzo, davvero! Lo trovo poi uno stupendo atto di pace regalare una delle più potenti armi pacifiche che esista sulla faccia della terra. E proprio oggi che la cultura, il sapere sono così minacciati, combattuti diventa più che mai significativo.

Allo stesso modo di Alberto mi permetto di prendere anche io dal blog originale:

Ebbene sì. La cosa che mi inquieta molto è la surreale lontananza di persone fisicamente vicine. Ci saranno persone che (pendolariando da anni) vedo ormai da tempi infiniti a cui non ho mai rivolto parola e viceversa. E’ triste vedere come si può passare un’ora in un treno senza rivolgere parola a nessuno (sì sì, lo faccio anche io!). Com’è che accade ciò? Beh, la mia personale teoria dell’estraniamento routinario narra di una consuetudine che porta a creare uno scudo di serietà tra noi e il nostro prossimo. Tante volte infatti succede di rompere il ghiaccio proprio quando qualcuno rompe fisicamente il ghiaccio, rovinandoci sopra e provocando ilari risa tra due sconosciuti. E dobbiamo allora spaccarci una gamba per fare amicizia?

Non fare del male, non vuol dire fare del bene. Non uccidere qualcuno, non vuol dire curarlo. Volere bene a qualcuno, non significa fare il suo bene. Esigere rispetto, non vuol dire meritare rispetto. Occorre qualcosa di concreto, un gesto all’apparenza piccolo, ma dentro molto forte. Una piccola azione concreta che scalfisca un po’ quella stramaledetta scusa che ci porta spesso a dire “Sì, ma ci sono i bambini che muoiono di fame in Africa, a che serve fare questo?”. Bene, bimbi dell’Africa, ci stiamo attrezzando, ma prima di arrivare da voi dobbiamo fare tanti piccoli scalini, perché ora come ora non siamo in grado di aiutarvi. Dobbiamo diventare persone migliori e non lo si diventa da un giorno ad un altro, ma (leggere in crescendo) cazzo, fate un cavolo di piccolo passo che poi gli altri verranno da soli.

Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Sì, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte. Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete ad un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete.

Personalmente per restare in tema con quanto scritto nel precedente post ho deciso che lo farò entrando in un bar, sceglierò due persone che mi colpiscano a pelle e regalerò un paio di libri.

Uno sarà sicuramente in Asia di Tiziano Terzani, perché è davvero uno di quei libri che nel racconto/cronaca dell’autore ti trasporta con la mente nei posti percorsi dalle parole oltre che  aiutarti a comprendere tanto di quello che è stato di quei paesi e del perché di conseguenza oggi forse sono così. Al secondo ancora non ho pensato

E voi? Lo farete? Che libro regalereste ad uno sconosciuto?

(esiste anche un gruppo e una fan page su facebook)

Blogger come la corrente elettrica

Ma ciascun blog è connesso con altri. Nel suo piccolo mondo di amici e conoscenti online ciascun blogger segue con attenzione e fiducia quello che dicono i blog a cui si sente più collegato perché ha imparato a dar credito a quello che scrivono gli altri blogger con i quali ha costruito una conversazione consuetudinaria da lungo tempo. Le piccole chiacchiere abituali che la maggior parte dei blogger scambia con i pochi amici e corrispondenti non sono decisive nel quadro del sistema dell’informazione: ma tengono insieme la rete. E’ come la corrente elettrica che tiene acceso il computer: non sempre si batte sulla tastiera un testo fondamentale, ma quando occorre farlo il computer è pronto. I blogger fanno lo stesso: chiacchierando del più e del meno tengono accesa la rete e quando hanno un messaggio importante da lanciare o rilanciare, lo fanno con efficienza straordinaria.

Questo passaggio tratto da “Economia della felicità – dalla blogosfera al valore del dono e oltre” (del 2007) di Luca De Biase mi è davvero piaciuto un sacco e trovo contribuisca a descrivere bene alcuni aspetti della blogosfera anche a chi ne è completamente fuori, almeno a mio parere. Lettura comunque consigliata a chi non l’avesse già affrontata, per capire l’influenza dei nuovi media digitali, come i blog, che hanno riportato allo scoperto la centralità delle relazioni tra le persone.  Io ci sono arrivato solo pochi giorni fa, ma come si dice: meglio tardi che mai. Spero di avervi incuriosito.

Sostenibilità domestica parte seconda

Ricordo che quando ero piccolo mio nonno d’inverno indossava sempre un maglione in casa. Diceva sempre che tenendo il maglione e mantenendo più basso il termosifone si viveva meglio e si spendeva meno. Se c’è eccessivo caldo il corpo si rilassa, se invece la temperatura è gradevole ma non da tropici, magari tenendo un maglioncino, il corpo tenderà a reagire cercando di scaldarsi, mantenendosi quindi in moto. Molti di quei consigli, di quelli usciti dalla saggia bocca dei nonni, dieci o anche vent’anni fa, oggi sono propinati come dottrina del buon ecologista ed elencati in quintalate di libri (di carta) disponibili per tutte le tasche nelle librerie di mezzo mondo. Ma nulla di nuovo. Consigli sempre validi che però a quanto pare in pochi hanno ascoltato quando era il tempo. E oggi, per paradosso, siamo anche disposti a pagare per leggerli e giocare al buon ecologista, a quello che rispetta l’ambiente e che esercita nel suo piccolo la sostenibilità.

Così qualche consiglio lo butto li anche io, per la seconda volta, e alcuni infatti sono riproposti che male non fa. Piccole cose sempre utili da ricordare. Prendiamo i detersivi, quelli per la lavatrice ad esempio. Oggi in molti supermercati sono disponibili dispenser di detersivi. La prima volta acquisteremo la tanica, che poi riutilizzeremo anche le volte successive, con un risparmio notevole sul pakaging di plastica introdotto nell’ambiente. La qualità/prezzo del prodotto solitamente non è male.

Sempre per quanto riguarda i contenitori, ho notato, le volte che sono andato al supermercato, che la gente tende ancora ad usufruire delle sporte di plastica, quando ormai in ogni grande esercizio commerciale sono disponibili per la vendita grandi sacche di plastica rigida, riutilizzabili, con il fondo spesso semirigido. Costano talvolta qualcosina, ma non si rompono quasi mai, e le potete utilizzare un numero spropositato di volte. Noi ne abbiamo 4 o 5. Le si può lasciare in auto nel bagagliaio per ogni evenienza. Così, anche se ci capita una spesa dell’ultimo minuto sono sempre a portata di mano.

Se invece ci stiamo apprestando a pagare, e necessitiamo di una sportina, potrebbe cominciare ad essere buona abitudine chiedere all’esercente se nel suo negozio vi è disponibilità di quelle in Mater-b (ne avevo parlato qui), ossia in materiale biologico, o bioplastica, come preferite, che dovrebbero diventare obbligatorie dal 2011- in principio doveva essere il 2010, ma poi c’è stata una proroga. Vedi sempre post di qui sopra- e che andrebbero a sostituire quelle in polietilene. L’obbligatorietà dal 2011 non ne impedisce comunque la produzione e la distribuzione anche oggi, quindi magari anche solo il gesto di chiederle potrebbe essere utile a sensibilizzare anzitempo gli esercenti inducendoli magari a dotarsi di queste buste bio prima che sia la legge a obbligarli.

In ultimo il biglietto del Bus. Come mai direte voi? Ecco, pagare il biglietto del bus o dei mezzi pubblici vuole dire consentire alle aziende dei trasporti pubblici una buona salute, e quindi una efficienza sempre migliorabile e magari una ulteriore capillarità sul territorio del servizio. Maggiori a questo punto potrebbero essere le possibilità, magari, di lasciare a casa l’auto con un triplo vantaggio. Il primo, ambientale. Meno macchine girano e meglio è. Il secondo economico. Meno userete l’auto meno consumerete benzina, indi per cui meno soste dal benzinaio dovrete fare. Il terzo riguarda la salute. Niente parcheggio, niente code, insomma meno stress. Può sembrare una banalità, ma se ci pensate bene il semplice gesto di pagare il biglietto sul mezzo pubblico può avere un grandissimo impatto benefico sull’ambiente.

E voi, avete qualche suggerimento in materia da aggiungere?