Archivio per la categoria 'Diritti Umani'

Italiani brava gente! Con il randello!

Se continua di questo passo chi ci rimane da mandare fuori dall’Italia? I comunisti?
Adesso ho capito in che modo il governo intende creare nuovi posti di lavoro, con tutti gli extracomunitari e non (ancora si fatica a comprendere che i romeni sono comunitari, ma andiamo avanti) che stanno arrestando ci sarà bisogno di mille mila centri di permanenza temporanea, detti cpt, e di conseguenza un sacco di posti entro quelle strutture, e un sacco di italiani, brava gente intendiamoci, stanno già dando atto della loro preparazione nel ricoprire quei posti di lavoro. Hai capito che furbone il governo? Questa si chiama sinergia. A proposito di rumeni leggo tra le altre cose questo.

Che poi ci chiediamo perchè i giovinotti d’oggi stuprano, uccidono, fanno i bulli e si coprono dietro a vecchie e malsane ideologie. Signora del video (a cui sicuramente non le cederò mai il posto sul bus) pensi ad andare ad educare i suoi figli invece di bullarsi come la peggiore talebana davanti alla tv, per favore, un pochino di dignità.

Bloggers Unite for human rights: Danger Mines

Oggi Blogcatalog chiede ai bloggers di unirsi per i diritti umani e di scrivere un post, ecco il mio, anche se molto lungo. Spero comunque che possiate leggerlo tutto e fare un giro sui link inseriti per avere una visione più completa del dramma.

Mi era inevitabile parlare di mine antiuomo, avevo già intenzione di farlo e questa iniziativa mi tende la mano in tal senso. Perché le mine antiuomo? Perché penso che siano una delle invenzioni più vili che l’uomo abbia mai creato. Bisogna sapere che le mine antiuomo furono inizialmente create come arma tattica di difesa per le più grandi mine anticarro. Siccome queste ultime erano piuttosto grosse, facilmente individuabili e rimovibili qualcuno pensò bene di crearne una versione più piccola e facilmente mimetizzabile, che non consentisse al nemico di rimuovere le anticarro. Successivamente il loro utilizzo assunse funzioni quasi esclusivamente strategiche di difesa di postazioni militari. Posizionare campi minati in determinati e ben studiati posti obbligava il nemico esclusivamente a determinate strade riducendo l’area che avrebbe necessitato di difesa. A grandi linee è questa l’origine di questo strumento bellico. In seguito, con l’evoluzione dei conflitti che si spostavano sempre più dentro i confini mettendo di fronte schieramenti spesso dello stesso popolo anche il loro utilizzo cambiò. Diminuivano i campi minati segnalati o strategici, mentre aumentavano gli ordigni che venivano sparsi entro i confini di città, nei luoghi di maggior traffico civile, di questa o di quella etnia, di questo o di quello schieramento. Così le mine hanno finito per arrivare ovunque, anche nei giardini di casa, se questi erano considerati strategici. Va da sé che da arma strategica finisce per essere utilizzata come pure e bieco strumento di terrorismo, dal Vietnam ai Balcani, arrivando nelle zone afgane, ma anche nel sud America. Il Guaio è che le mine sono killer indiscriminati, non fanno differenze tra soldato di questa o quella fazione, tra soldato e civile, tra donna, uomo o bambino. Nel 1994, in seguito ad un convegno del comitato internazionale della croce rossa, la regina Noor, moglie del defunto re Hussein di Giordania e in qualche maniera erede del ruolo che fu di Lady Diana nella battaglia contro le mine scrisse così in un suo messaggio:<< esaminati 26 conflitti scoppiati dal 1940 in poi, la ricerca degli esperti militari ha scoperto che le mine non hanno avuto un peso significativo nell’evoluzione delle attività belliche. Gli esperti concludono affermando che le sofferenze e i danni causati dalle mine terrestri antipersona superano di gran lunga la loro discutibile utilità militare>>, questo in barba a quei paesi, produttori e acquirenti, che ancora si barricano dietro la scusante dell’utilità strategica di questi strumenti.

(da questo link accedete alla trascrizione in italiano di quanto detto nel video)

Alcuni testi approvati dal parlamento europeo in materia di mine e armi laser

Campagna Italiana contro le mine

Veniamo adesso ad analizzare anche un’altra questione, quella dei costi sociali che questa piaga provoca: per comprarla vi bastano dai 3 ai 30 dollari, mentre per rimuoverla occorre qualche centinaio di dollari, il costo di un arto artificiale, per chi rimane mutilato, si aggira anch’esso sui 130 dollari. Un bambino che viene mutilato dovrà cambiare circa 15 volte l’arto finto nella sua vita. Ma anche i costi ospedalieri raddoppiano, se uno viene ferito da un proiettile dovrà di media affrontare una degenza di circa 18 giorni, mentre se uno salta su una mina e sopravvive dovrà affrontare una degenza di circa il doppio, 32 giorni. A questo dobbiamo aggiungere un altro grave problema. Negli ultimi conflitti le mine, ma anche le cluster bomb, bombe a grappolo, ossia ordigni composti da diverse componenti esplosive che durante il lancio si sparpagliano sul terreno esplodendo all’impatto (solo in numero ridotto, rimanendo quindi inesplose sul terreno vanno di fatto a rappresentare una sorta di mina anch’esse) sono state utilizzate in massa, sia dagli eserciti contrapposti nel conflitto, sia dalle cosiddette forze di pace, o liberazioni, insomma, Nato, Usa e varie ed eventuali, andando ad infestare vaste aree nei territori interessati dagli scontri. Venendo lanciate, in parte un po’ a casaccio e in parte in maniera consapevole, su queste vaste aree hanno finito inevitabilmente per occludere enormi e importanti aree agricole, utili per il sostentamento delle popolazioni locali. Insomma, oltre al pericolo di morire, agli alti costi medici e di bonifica sono andate anche ad impedire la produzione di cibo necessaria aumentando le possibilità di carestie e fame nelle zone di guerra e quindi aumentando le quantità degli aiuti umanitari, anche in soldini, a loro destinate. Il problema è che anche dopo la fine del conflitto queste aree rimangono pericolose e inutilizzabili, le mine sparse qui e la continuano a mietere vittime, e i costi in denaro e vite umane sono tantissimi. In determinate zone del pianeta ci sono persone, come a kandahar, in Afghanistan, dove i pastori sono costretti a far pascolare i greggi entro le mura della città, per la strada, perché quelle risultano le uniche zone un minimo accessibili. Viene quindi indirettamente negato il diritto al naturale sostentamento, la precarietà del normale svolgimento della vita, sociale e non solo non diminuisce col passare degli anni, rimane costante. Ora non sto qui a riportare milioni di dati, ma le cifre sono drammatiche. Per le mine si è fatto, ma si deve fare ancora tantissimo, sensibilizzare costantemente è l’unica soluzione possibile. In questa occasione in cui ci veniva dato lo spunto per parlare di diritti umani ho così deciso di affrontare il discorso mine anche per i suoi risvolti indiretti, come abbiamo visto, che moltiplicano il dramma. Se sei arrivato a leggere fin qui ti ringrazio davvero tanto del tuo tempo speso per una buona ragione.

Per saperne anche di più: emergency

Bloggers Unite for human rights


Gigicogo segnala questa iniziativa a favore dei diritti umani promossa da blogcatalog.

Bloggers Unite

In un periodo dove i diritti umani calpestati sono più che mai all’ordine del giorno non si può restare fermi, e anche se non sarà molto, anche qualche riga può servire.

Blogcatalog annuncia per il 15 maggio una campagna per i diritti umani. Come le altre volte, è sufficiente inserire uno scudetto (badge) sul proprio blog e scrivere un articolo sull’argomento il giorno della manifestazione (15 maggio). Per l’articolo può venire in aiuto la sinergia che Blogcatalog ha messo in essere con Amnesty International che ha messo a disposizione moltissime risorse per evidenziare come vi siano migliaia di situazioni dove i diritti umani vengono giornalmente calpestati. (via Gigicogo)

Io rilancio con piacere questa iniziativa. Perdiamo ore a fare i meme, ecco, possiamo anche impegnarci a fare questo che senza dubbio è più utile per una volta.

Adesso fate voi!

Hiroshima e Nagasaki, la riesumazione della vergogna

8.30 Una mattina come tante. Guardo, perché non posso fare altro che guardare, le foto che dopo 60 anni sono fuoriuscite dalla vergogna. Guardo in silenzio, un silenzio profondo, improvviso come quello che precede di pochi istanti l’ultimo bagliore artificiale prima del buio. Guardo quelle foto, prima di leggere il bel articolo che Vittorio Zucconi scrive sulla Repubblica.it, e capisco che poco è cambiato. Con estrema rassegnazione la mente veloce ripercorre momenti e immagini non troppo lontane dalla memoria collettiva. Quegli ammassi, che siano esangui e riversi in una fossa comune o saldamente indistricabili dal cemento della strada non fanno differenza, ieri e neppure oggi. Sono macchie, mai lavate. La storia ci insegna, ma siamo scolari indisciplinati e poco attenti, troppo arroganti. La storia, ogni tanto, ci riprova, non si dà per vinta e torna, ci manda segnali, riaccende la luce. Quelle immagini potrebbero essere sovrapposte alle stragi dei mercati, nelle guerre fratricide nei balcani, alle mattanze irachene o a quelle cecene, a quelle armene. Insomma, sessanta anni dopo ci viene ricordato, per l’ennesima volta, che cosa voglia dire il delirio, che i morti giusti o ingiusti, sempre che ce ne siano, rimangono sempre morti, sulla nostra coscienza, sulle nostre ragioni, flebili.
Hiroshima e Nagasaki non sono state un sogno, e si ripropongono nel loro folle delirio, giorno dopo giorno, sparse qui e la per il pianeta, vuoi con modalità diverse, ma con uguale tragico risultato.
L’America oggi discute, dopo la riesumazione, non di semplici dieci foto, ma di 250 mila morti. Quelli seguiti, nell’immediato, al bombardamento atomico, i primi.
Concludo con un estratto dell’articolo:

Sospetto, per quel poco che so del Giappone, che se quelle fascine di corpi fissate sulle nuove foto emerse da Hiroshima potessero miracolosamente alzarsi e parlare, ci chiederebbero scusa per l’imbarazzo che suscitano in noi che li guardiamo. “Suimasèn, suimasèn”, scusate, perdonate, come le madri che si lanciavano singhiozzando con i figli stretti in braccio dallo scoglio dell’isola di Saipan, per sfuggire all’umiliazione della cattura e farsi perdonare dall’imperatore.

Italian History X violenze e ingiustizie quotidiane

L’Italia delle teste di cazzo e del non mi ricordo mica più da dove provengo, ma che bella settimana.
Direi che non posso andarci delicato, non si può non avere il desiderio di prendere quei cinque pischelli, chiuderli in una stanza e dargli giù una rotta di botte che non se la scordano più. Perché ad esempio non chiamate due o tre di quei poliziotti che agirono alla Diaz? Sono sicuro che saprebbero il fatto loro. Resta comunque una voglia che sopprimo, perchè abbassarsi a livello della cacca non vale la pena, non è logico. Non ci sono dietro, dicono per ora, motivazioni politiche, il che vuol dire che queste deiezioni della società hanno deliberatamente ucciso per una sigaretta, per un rifiuto, insomma per il gusto di farlo. E non venite a dirmi che non volevano deliberatamente uccidere, non venite a dirmi sta stronzata. Queste bestie putride (chiunque sia stato, visto che la certezza della colpevolezza di tutti e cinque non è ancora chiara, è chiaro però che non si è spaccato la testa da solo, concordiamo tutti no?) hanno agito in maniera violenta usando la sigaretta come pretesto, mi par chiaro, perché io se uno mi rifiuta una sigaretta non lo riempio di botte. Poi, non venite a dirmi nemmeno che il fatto di dichiararsi naziskin non centri con l’accaduto, perché il solo fatto di riconoscersi in questa “ideologia” li predispone di pensiero all’uso della violenza. Non raccontiamoci boiate. Non si parla di gente che porta i malati nei santuari qui.
Poi veniamo a Fini, che insomma, anche lui ci mette del suo. D’accordo nel denunciare, criticare e mettersi fuori e lontani dall’antisionismo, che sia di destra o di sinistra, ma non mi si dica che è più grave bruciare una bandiera rispetto al pestaggio di un ragazzo che per giunta poi è praticamente morto. Non me lo dica Fini. Io apprezzo il cambio di direzione che lei ha preso, da persona di sinistra ho piacevolmente preso le sue dichiarazioni in cui si discostava nettamente da una certa storia passata e che, oggi, non può certo rappresentare le idee di una classe politica che governa un paese come l’Italia nel 2008, in europa. Concordo pienamente con la mala sanità delle ideologie radicali e violente, schifo senza problemi chi brucia una qualsiasi bandiera, e chi oggi inneggia ancora all’antisionismo, ma non accetto che si faccia una classifica dei fatti, non accetto che una vicenda del genere, così tragica e insensata, venga da lei definita meno rilevante. È uno schiaffo alla decenza, alla dignità, alla moralità e all’intelligenza. E lei è senza dubbio uomo intelligente.
C’è chi continua a dire che il pericolo viene dall’est, c’è chi continua a dirci di guardare all’orizzonte, fuori della finestra, di stare in guardia, ma come nel film the village, si finisce per scoprire che quello che pensavamo essere un pericolo nascosto, a noi sconosciuto, esterno, è in realtà tra noi, è già qui, che cova, che si muove, senza bisogno di andarlo a cercare altrove. Invece di guardare sempre di fuori sarebbe il caso di fermarsi a guardare dentro, prima che dilaghi. Episodi come quello riportato in questo VIDEO non lasciano presagire nulla di buono per il futuro. Se si continua a istigare alla violenza, dai palchi torinesi, dagli scrani della politica, dagli studi della tv, non si farà altro che giustificare, fomentare, rendere lecite azioni, comportamenti(anche oggi vedi il caro dottor Marcelletti) che poi saranno anche sorretti dall’esempio costante di impunità che vige in Italia, e che coccola sia il politico corrotto, quanto l’autista omicida, tanto il mafioso, quanto il brigatista, passando per i poliziotti pestatori e via dicendo. Pensiamoci.

Chi ha paura del Rumeno?

Dunque, fatemi capire: sembra che tutte le violenze sessuali in Italia siano opera dei Rumeni, che tutti gli incidenti stradali con atti di pirateria siano tutta colpa di Rumeni, che tutte le rapine in villa, o in appartamento, siano tutte portate a termine da temibili bande di Rumeni, le rapine nelle gioiellerie? Tutta colpa dei Rumeni, ovviamente, anche la prostituzione; gestita da Rumeni.
Ti hanno ucciso il cane? Colpa dei rumeni. Alla vecchia vacca grassa che abita sotto casa tua hanno rubato la pelliccia? È certamente stato un rumeno.
Prima di loro, a mia memoria, ci furono gli zingari, che rubavano i bimbi alla coop (simpatico che tutto accadesse nelle coop, quasi che gli zingari rubassero bambini da dare poi ai rossi per mangiarseli), che rubavano in casa, che rubavano le auto, picchiavano e via dicendo. Poi il pericolo zingaresco fu debellato e arrivò la volta, quasi in contemporanea di slavi (albanesi quasi sempre, attenzione) e marocchini, che potevano anche essere del sud africa che rimanevano quasi sempre marocchini, che non l’ho mai capita, cioè, se uno era che ne so, per dire, tunisino, egiziano, ganese, una volta arrivato in Italia diventava in automatico marocchino. Insomma, va da sé che c’era sempre un nemico in agguato, ogni due o tre anni c’era una nuova moda, che li capisco anche i flussi migratori, e capisco anche che tra questi ci fosse qualche malandrino, e che tra questi ci fosse qualcuno che, porca la puttana, spinto da guerra e fame non trovasse di meglio, però sembrava che in Italia non ci fossero italiani, il che mi sembrava esagerato persino a me, tenero fanciullo.
Poi alcuni hanno aumentato il punteggio del loro pg (quasi fosse un gioco di ruolo) come i famosi marocchini, che ora non sono più delinquenti allo sbaraglio, no, sono tutti terroristi tecnologicamente preparati in strategie della tensione e atti sovversivi. Prima di loro, di tutti loro, c’erano le BR, ma poi queste furono debellate, o meglio, si pensava, e c’era bisogno di un nuovo nemico pubblico. Ora, è buffo pensare che mentre il volgo tutto, invasato da guru, media, e Maurizio Costanzo stava lì con la spingarda pronta a far fuoco sui poveri malcapitati (non sempre, ma spesso) in alto, su per giù in zona colli romani, ce lo si metteva nel culo, a noi. E fu così che mentre noi gridavamo dacci al marucchein, dacci allo zingaro, dacci allo slavo, Craxi e gli amici politicanti ci svuotavano le casse, i piduisti brindavano allegramente ai futuri progetti, i tangentari si gasavano, Berlusconi si spianava la strada e i mafiosi si sbaciucchiavano con tutti quanti messi assieme. Ecco, non so se ho reso l’idea? Poi, ho sentito parlare di pericolo extracomunitario, ma porca la miseria, ci fosse una volta che questi babbani dei giornalisti si informassero: gli abitanti della ROMANIA, carissimi i miei opinionisti da bocciofila, massmediologi da deiezioni della domenica, sono comunitari dal 1° gennaio 2007, così come la Bulgaria, giusto per avvisarvi.
Infine, in appendice due piccole considerazioni; la prima è che vorrei sapere, visto che si parla di espulsioni, se intendete terrorizzare la popolazione affinché si unisca e vi versi fondi per salvare alitalia, no, perché se no con la ceppa che ci sono voli per rimandarli tutti a casa, anzi, non ci saranno nemmeno aeroplani se alitalia fallisce.
La seconda è: perché si dà sempre la colpa allo straniero nei tg e non si dice che quasi tutte le violenze su donne avvengono tra le mura domestiche, e che comunque la stragrande maggioranza sono ad opera di Italiani? E questo vale anche per i pirati sulla strada, intendiamoci, e per mille altre cosette. In fine, oltre che essere violenti e vigliacchi con le donne, noi Italiani andiamo pure all’estero a compiere le nostre belle bravate con minorenni e via dicendo, insomma, per dire che investiamo anche tanto nelle malefatte. C’è di che pensare. Poi se non vi va bene parlatene con lei

Buon 25 aprile: non dimentichiamo

Ho scelto questo video, una bellissima canzone di Ascanio Celestini, per il 25 aprile, per la festa della liberazione, per ricordare chi ha dato la vita, per ricordare tutte quelle altre liberazioni che ancora nel mondo ci devono essere, per ricordare tutti quei partigiani di ieri, ma anche quelli di oggi che combattono per la loro terra, perchè di oppressioni al mondo ce ne sono ancora tante, per ricordare chi ha combattuto perdendo la vita per questo paese, anche dopo la fine della guerra, lasciato solo a combattere una guerra che era, che è anche nostra, dedicato a tutti quelli che nella libertà credono, ai partigiani, agli Impastato, ai Falcone, ai Borsellino, ai morti di Nassiriya, ai monaci Buddisti e a tutti gli altri. Buon 25 aprile a tutti!

Tutti in Cina con furore?

Queste olimpiadi partono con uno spirito che è tutto tranne che olimpico, chissà cosa ne penserebbe Pierre de Coubertin, fondatore delle moderne olimpiadi.

La Cina è una nazione che sta crescendo enormemente dal punto di vista economico, e il vantaggio, in tal senso, che potrebbe produrre lo svolgimento dei giochi Olimpici sul suo territorio è enorme, lo sanno bene i vertici dello stato a Pechino e se ne stanno rendendo conto anche gli altri paesi, soprattutto quelli che non vogliono che la Cina acquisti eccessivo terreno. Ecco perché in questi mesi si sta giocando una grande partita a scacchi in tal senso. Sul piatto viene messo di tutto, l’unica cosa di cui si parla poco è di sport, ma che strano, non trovate? Ogni occasione è buona, per chi non trarrebbe nessun vantaggio da questa avventura, per criticare o delegittimare la Cina, mentre per gli alti vertici all’ombra della muraglia ogni occasione è buona per rispondere e mostrare i denti. Ed è così che la Cina ad ogni attacco ha reagito con regole ferree e se vogliamo discutibili. Prima vietando simboli religiosi, poi vietando la politica durante i giochi, ponendo davanti agli occhi degli atleti inglesi addirittura un contratto capestro, ed in fine chiudendo il versante nord dell’everest.

Inevitabilmente nelle questioni inerenti alla manifestazione si è inserita prepotentemente la questione per i diritti del Tibet, tra le altre portate all’attenzione. Obiezioni giuste, senza ombra di dubbio. Il pericolo è che, determinate faccende vengano tirate in ballo da taluni soggetti politici esclusivamente per ottenere il vantaggio desiderato, appoggiando e favorendo quelle organizzazioni e quei movimenti (o viceversa delegittimandoli, vedi la Cina, che non è un angioletto innocente, tutt’altro) che con tutta onestà e disinteresse economico, si sono sempre battuti per vincere queste battaglie, indipendentemente dal fatto che ci fosse un evento di mezzo o una forte eseposizione mediatica. Si corre il rischio che questi finiscano per diventare, inconsapevolmente o no, dita di una mano mossa per ben altri interessi, che per tutto si battano, tranne certo che per il Tibet libero e varie ed eventuali nel campo dei diritti. Questo è un po’ il mio pensiero, ovviamente sempre opinabile.

Siccome l’argomento è molto ampio e articolato vi propongo qui anche i link di altri blog, che, in un modo o nell’altro, hanno affrontato la questione, ognuno col suo pensiero, cominciando da Chit che porta l’attenzione su eventi passati, come le olimpiadi in Corea, a Seul, dove nonostante fossero presenti problemi come ad esempio l’inquinamento, e dove il regime durò fino al 1993, nessuno protestò in maniera così eclatante, poi vi propongo anche le letture di questi altri due post, uno sul blog di Wolly e uno su Orientalia4All.

Tra l’altro, proprio oggi leggo sull’Ansa che la Cina, secondo il dipartimento di Stato Americano non è più nella lista nera dei paesi che infrangono i diritti umani, dunque le trattative economiche continuano….chi offre di più? 

Razzismo oggi!

Chi è stato quel idiota che diceva che è l’uomo bianco la razza superiore?

Chi è stata quella madre che non ha saputo educare suo figlio, o quel padre troppo spesso assente per non dire peggio?

Siamo nel 2008, due-mila-otto, e tu ti svegli la mattina e ti capita sotto gli occhi una cosa del genere, che ti viene voglia di correre al cesso e dipingerti la faccia di Nero, ma che dico, tutto il corpo, perché di essere bianco ti vergogni fin dentro nel profondo. E poi la mente corre veloce fino al tuo paese e pensi, pensi che qui c’è gente come il signor ex sindaco di Treviso, pensi che qui c’è gente come i leghisti, pensi che qui c’è ancora chi commette reato di apologia fascista, peggio, anzi, qui c’è gente che crea partiti di cui palesa in diretta tv l’ispirazione fascista, pensi a quello che hai intorno, pensi che, ancora, noi Italiani siamo divisi tra nord e sud, che qui il sud lo si guarda con disprezzo, che terrone è un termine usato con malignità spesso, dispregiativo, sinonimo di male, diciamo le cose come stanno, è così, punto. Poi ritorni al filmato, pensi agli Stati Uniti che tentano di candidare un Nero, loro, che i Neri non è che gli abbiano mai visti di buon occhio, ancora oggi, e la storia si dispiega come una matassa impazzita rotolante giù da una rampa di scale. Sud Africa, enclave occidentale, europea, non è che sia cambiato molto oggi, in superficie forse, ma non nel profondo c’è ancora molto da fare, noi giudichiamo sempre l’esterno, ma noi? A casa nostra come siamo messi? C’è ancora diffidenza, tanta, c’è odio, fomentato ad ogni passaggio della mano sul telecomando. C’è ancora da fermarsi due secondi, prima di pensare al futuro, che se si guarda sempre al domani senza riflettere sull’oggi certe questioni rimangono li, accantonate.

qui il video terribile apparso oggi sul sito di repubblica


Bloggers Unite

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