Buon 2011 (l’anno dello Scilipoti secondo il calendario Maya)

In poche parole, a breve finisce l’anno. In generale è stato un anno di merda, per quanto mi riguarda è stato nella media, ma poteva andare peggio, o forse meglio. Non stiamo qui a disquisire, lo si prenda per come è venuto. Fra poche ore, alle 23 e 45 il vostro qui presente compie la bellezza di 27 anni, che spreco, 15 minuti dopo finisce il 2010 e inizia il 2011, che stando alle previsioni dovrebbe essere l’ultimo anno vivibile…poi arriva il 2012 e son tutti cazzi nostri. Ma concentriamoci intanto su ciò che arriva nell’immediato. Colgo quindi l’occasione per farvi gli auguri di Buon anno 2011.

PS: secondo il calendario Maya il 2011 è l’anno dello Scilipoti.

Il grigio

Non si dovrebbe fare, ma in questo periodo sono così tiraculo che mi concedo un bel copia-incolla di un post che ho scritto su tumblr poco fa. Mi perdonerete, mi perdonino soprattutto quelli che sui vari servizi se lo vedranno in triplice copia. Questo è uno di quelli che io definisco Egopost, e vi assicuro non ne pubblico da secoli.

Qualcuno in pvt mi ha chiesto: Paz tu sei quasi onnipresente in rete, più di altra gente che sta meno ma di cui si sanno un sacco di cose, però di te non si sa quasi niente, o meglio, qualcosa si sa ma è confuso e indefinito
Io: è un tentativo abbozzato di sapere qualcosa di più?
Qualcuno: diciamo che è curiosità..forte.
Io: sai quale è il mio colore preferito in certe situazioni?
Qualcuno: no, quale?
Io: il grigio.
Qualcuno: come mai?
Io: perché il grigio è come un’ampia zona di barriera corallina, ti permette di vivere bene nell’ambiente senza esporti troppo offrendoti numerosi anfratti in cui andare a rifugiarti in caso di necessità.
Qualcuno: è un tentavio abbozzato di negarmi alcune risposte?
Io: No! E’ certezza assoluta di non dartele.

Perché poi non riesco a scrivere quello che volevo scrivere

Tanto tempo fa questo blog era nato con la funzione di raccogliere ciò che mi accadeva e ciò che pensavo, ma decisamente più la prima che la seconda, più una serie di cazzate mirabolanti frutto della mia mente malata che a tutti i costi dovevo condividere con il mondo intero. Poi ho smesso di raccontare ciò che mi accadeva (poco in realtà) lasciando tutto lo spazio a quel che pensavo, più qualcuna di quelle cazzate mirabolanti cui accennavo sopra. Alla fine sono sparite anche le cazzate ed è rimasto solo quello che pensavo, ma solo la parte politica di quello che pensavo. E quello che pensavo, in chiave politica, si riduceva sostanzialmente a PD e Berlusconi. Solo che poi anche il PD è sparito (e non per colpa mia) ed è rimasto solo Berlusconi. E’ a quel punto che ho cominciato a pormi qualche domanda, perché se quello che mi accadeva (poco in realtà, come ho scritto) è sparito, e le cazzate sono sparite, e poi pure il PD (ma, lo ribadisco, non per colpa mia) è sparito io cosa dovevo fare? Dedicarmi solo a Berlusconi? Che poi uno dice va bene, ci può stare, ma non è che puoi passare il tempo a catalogare le boiate che fa quello. E poi di cose da dire ne hai, anche troppe, è finisce sempre che quando hai lo spunto e ti metti davanti al pc commetti l’imperdonabile errore di aprire la stampa. Allora il dente ti si avvelena, la nebbia ti offusca il cervello e finisce che ti dimentichi l’input iniziale e dopo due ore sei li che fissi sullo schermo l’ennesima pappardella in cui è delineato il tuo pensiero che per forza di cose è in contrasto con l’attuale forza al governo. Rifletti due secondi e poi pigi su PUBBLICA. Andata, anche questa volta. Ti rassegni all’evidenza dei fatti. Sei condizionato. Ti riprometti che più tardi butterai giù quel pensiero che ti gira in testa da settimane, che è tuo e nulla centra con la politica e che non è uscito, per ora, ma solo perché sai… la crisi economica, il conflitto di interessi, la protezione civile, il legittimo impedimento, prescrizioni, furbetti del quartierino, puttane e transessuali, eroi e santori, veline e teenager, voli di stato e terremoti, appalti ed evasori, corrotti e corruttori, Bavagli e Travagli, ville e a mia insaputa, manganellate e amore che vince sull’odio, Casette e viaggi in Canada, e poi il caldo. Cristo il caldo. Quello è il peggior nemico del blogger, peggiore ancora di silvio. E allora ti rassegni, che già lo sai che dopo non avrai voglia. Al massimo ti spari un Cornetto Algida in endovena perché è l’unico modo per gustarlo in tempo prima che si sciolga, e fine. Come direbbe Porky Pig: E..E..E… E questo è tutto gente.

L’innovazione che conta davvero

Ora, qui si fa sempre un gran parlare di iPhone, iPad, iPod e iSnob. Il futuro signori, quello che ci aspetta e quello a cui stiamo andando incontro. Sistemi sempre più complessi, tecnologie sempre più piccole e performanti, macchine sempre più intelligenti e autonome: io robot, tu nerd! Ma l’innovazione e la ricerca, quelle che dovrebbero agevolarci la vita e renderla migliore per quanto possibile, hanno sì fatto passi da gigante ma in maniera secondo me errata. Mandiamo meccanici spaziali a riparare satelliti sospesi nel vuoto cosmico, riusciamo a fotografare dettagli nello spazio lontani migliaia di anni luce, siamo in grado di clonare, rigenerare e prefabbricare pezzi umani e non, siamo iperconnessi 24h su 24, possiamo parlare in tempo reale con Gianni l’eschimese, mentre scagazza la bistecca di foca che si è mangiato la sera prima e ancora non siamo in grado di costruire un maledetto miscelatore da doccia che funzioni correttamente per più di un mese senza sbarellare? Ma stiamo scherzando? Possiamo essere avanzati quanto vogliamo, ma se la mattina quando già siamo mal disposti verso l’universo tutto la doccia ci fustiga le chiappe con acqua a 130 gradi in agosto e a meno 18 in dicembre non c’è Steve Jobs che tenga, e a quel punto tutta l’innovazione che avvicina i popoli e migliora la vita ce la possiamo anche trapanare nel deretano e tanti saluti.

Mi dispiace lumachine

Sarà che piove da due settimane e loro stanno diventando davvero troppe. Sarà che in alcuni punti del giardino l’erba è molto alta e avendo aggiustato io il tosaerba…beh sta di fatto che al momento è fuori uso. Sarà che son piccine e io davvero non le vedo, sarà che quando cammino ho la delicatezza di un pachiderma ubriaco in un negozio di cristalleria. Sarà quel che sarà, ma sta di fatto che mi sento come uno che ha commesso crimini contro l’umanità, un genocidio o roba simile. Da qualche giorno quando cammino in giardino ho la stessa sensazione che si avrebbe camminando su del pluriball o meglio, su un pavimento di cocopops. Mi dispiace Lumachine!