I blog non sono stampa clandestina

Su Blog e Blogger se ne dicono tante e se ne propongono molte, vedi in ultimo le parole del ministro Severino poco tempo fa in occasione del Festival del Giornalismo di Perugia…

è necessario regolamentare i blog. Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro cittadino, ma lo deve fare seguendo le regole.

o i vari tentativi di far passare norme atte a porre bavagli più che regole. Oggi aggiungiamo al dibattito la sentenza storica della Cassazione che stabilisce  che “I blog non sono stampa clandestina”.  Qui anche il punto di Guido Scorza.

Alla prossima puntata!

Restiamo Umani

Di Vittorio Arrigoni ho sempre seguito il blog, fin dal mio approdo in rete. Un passaggio fisso nella mia navigazione giornaliera. Con i suoi post, i suoi articolo, ho imparato a conoscere e a riflettere.  Domani sarà un anno dalla sua morte, in quella stessa terra che ha amato, raccontato e difeso e da cui ha sempre lanciato il suo motto: restiamo umani. Con l’amico, il conoscente, il vicino, il nemico, lo straniero, il diverso, il povero, non importa. In ogni caso restare umani è fondamentale, e oggi ce n’è più bisogno che mai.

Vi rimando inoltre al servizio di oggi su Rainews24 che fa il riepilogo della vicenda.

Fonte foto Wikipedia

Piccola annotazione. Dal giorno della morte di Vittorio Arrigoni il governo italiano, di prima e dopo, si è sempre tenuto in disparte nelle questioni relative alle indagini sull’omicidio di un suo cittadino la cui attività e il cui impegno furono riconosciuti in tutto il mondo. All’indomani della morte anche in sede ONU fu condannato il suo assassinio. Le udienze del processo sull’omicidio Arrigoni sono ancora in corso e sarebbe bello se le autorità italiane dessero un minimo di supporto alla famiglia, mettendoci finalmente la faccia. Un minimo di umanità, in questo caso, servirebbe perché non ci possono essere cittadini di serie A o B.

Di Twitter e i dibattiti salutari tra pubblico e privato

Prima di tutto lasciatemi dire gioia finalmente per una discussione assai gustosa.

Tra ieri e oggi si è sviluppata questa bella discussione con botta e risposta, molti civili e molto salutari su twitter (e io penso sui social media in generale), o meglio, sull’uso che di questi strumenti viene fatto soprattutto da quei personaggi più in vista (giornalisti, politici, etc…).

Giuseppe Smorto in un articolo su Repubblica online dal titolo “troppo ego oscura il social” si è posto la domanda: il social è pubblico o privato?

Insomma, se per esempio seguiamo un giornalista dobbiamo aspettarci che condivida solo notizie e opinioni, oppure anche frammenti della sua vita privata?

Seguo un prof che scrive articoli efficaci sulla situazione della scuola, ma in compenso devo leggere anche che è molto raffreddato, e di questo non mi frega nulla

La domanda è una: il social è pubblico o privato? Sembra una riedizione in chiave digitale di quel “il personale è politico” che segnò gli anni della protesta. No, il personale non è politico, e nemmeno social. Le liti di Demi Moore col suo toy-boy possono interessare certi settimanali e molti siti, fanno parte di quel mondo che chiamiamo star-system. Ma il personaggio che viene definito pubblico dovrebbe avere un po’ più di pudore, proprio perché i social network sono pericolosissimi e spudorati.

A Smorto sempre dalle pagine di Repubblica ha risposto Arianna Ciccone in parte concorde e in parte no e che comunque sulla distinzione pubblico/privato non vede questa linea di demarcazione così netta

…non farei più questa differenza privato/pubblico, entrambe le dimensioni fanno parte del gioco. Ognuno usa questi strumenti, questi luoghi di incontro come vuole. Sta a noi “costruire” la nostra comunità in base ai nostri interessi, alle nostre esigenze, alla nostra voglia di confronto e di conoscenza. La mia timeline non è responsabilità di chi seguo.

Sempre prendendo spunto dall’articolo di Smorto pure Fabio Chiusi scrive un post che vi consiglio di leggere, perché centra in pieno parecchi aspetti della, citandone il titolo, fenomenologia della vita quotidiana al tempo di Twitter.

Per quanto mi riguarda, dico la mia da signor nessuno, proprio oggi discutevo su facebook di twitter (ironie) con un amico. Lo spunto era lo screenshoot con analisi di un tweet della Satta (che non seguo), forse la regina della banalità inconcludente di un certo uso di questo social. La mia critica era semplice: i social sono uno strumento e come tutti gli strumenti bisogna imparare ad usarli, non basta il “lei non sa chi sono io” per lanciarsi nella mischia, soprattutto se la mischia è orizzontale e il chi sei tu può tendenzialmente avere un peso pari a zero se ti giochi male quel che conta, e cioè cosa puoi darmi tu che potrei trovare interessante e stimolante, ma soprattutto se oltre a parlare sei anche in grado di ascoltare. Perché parte del gioco sta tutto lì, a mio parere. Sulla distinzione pubblico o privato tendo anche io ad essere poco netto, quello che secondo me è importante è e rimane sempre la misura e il gusto. Può essere pure che il mastro del gota del giornalismo vate la pesca di mia nonna in cariola decida di buttare li 4 tweet di vita privata al giorno. Pur se privati, se saranno intelligenti e stimolanti avranno per quanto mi riguarda lo stesso carburante motivante alla discussione di un articolo da pulitzer.

The Curator’s Code, alla ricerca di uno standard

Maria Popova ha da poco lanciato The Curator’s Code, un sistema che propone (oltre un codice etico) due simboli con cui indicare due tipologie di link: uno diretto alla fonte primaria, mentre il secondo indiretto o comunque facente riferimento ad una fonte da cui è stato preso uno spunto poi sviluppato o semplicemente un’ispirazione. L’idea sarebbe anche quella di definire uno standard in questo senso.

 This weekend, Maria Popova (whom you may know as an Atlantic contributor, or as the author of Brainpickings, and either way as one of the web’s foremost experts on the art of curation) is launching The Curator’s Code, a system — and, she hopes, a movement — to “honor and standardize the attribution of discovery across the web.” The new project offers both a code of ethics and a common standard for borrowing and sharing. It aims to provide a framework for celebrating curation by way of formalizing it — or, as Popova describes it, of “keeping the whimsical rabbit hole of the Internet open by honoring discovery.” [ The Curator's Guide to the Galaxy - The Atlantic]

Il codice può volendo anche essere usato su twitter ad esempio, per identificare la tipologia del contenuto. Se prenderà piede non è dato saperlo. Staremo a vedere.

 The unicode character is hotlinked to the Curator’s Code site to allow the ethos of attribution to spread as curious readers click the symbol to find out what it stands for. However, for use in social networks (like Twitter), simply copy and use these ‘naked’ unicode symbols [ Curator's Code ]

#TwitterBlackOut: alcuni link per capire meglio la censura di Twitter

In queste ore si sta parlando molto della censura di twitter, qualcosa lo avevo scritto pure io ieri. L’hashtag sul social network è #TwitterBlackOut.

Sull’argomento sono stati scritti alcuni post interessanti, utili per provare a capire meglio la faccenda e le varie posizioni. Provo a linkarvi dunque queste risorse per introdurvi un momento alla mappa della conversazione. Poi di link in link vedrete che la strada la troverete da voi ;-) .

Cominciamo con il post di GBA che prova a spiegare le ragioni del social network, ma anche quelle degli utenti che hanno deciso di restare in silenzio. Poi c’è ValigiaBlu che propone parecchi link interessanti ad aritcoli e post che analizzano l’argomento. Un’altra analisi qualche link lo trovate anche sul blog di Catepol. Sulla faccenda resto ad ogni modo del mio pensiero, cioè che scioperare stando zitti non mi pare una soluzione, che quando c’è qualcosa che non ti piace allora bisogna spiegare agli altri contro cosa e perché, dirlo. Magari forte. Ma ognuno ha il suo punto di vista e va bene così. Chi tace e chi parla, in ogni caso mirando se non altro ad un obiettivo comune: pretendere chiarezza!

(come sempre,  in questa mia tipologia di post, l’update eventuale a nuove risorse è d’obbligo)