Recall Toxicity
Ah questa foto. Quanti ricordi. Pensare che se non ci fosse stato lui, in certe mie comparsate web, ora forse non sarei dove sono. Ma dove sono? E chi può dirlo? Coi se non si è mai fatta la storia, certo è che hanno il pregio di renderla molto più affascinante. Se, ad esempio, pinocchio avesse avuto quella sua disfunzione alle parti basse vuoi vedere che la fata turchina non l’avrebbe trattato così di schifo? E se io non mi fossi mai drogato vuoi vedere che non sarei quello che sono, o forse si? Domande che rimarranno tali. Ma io, io su quel treno ci sono salito, e le ho viste tutte le località. Sfrecciavano veloci alla mia destra e pure alla mia sinistra, lungo la strada ferrata, ma questa è un’altra storia. Mi ricordo qualche hanno fa -ho il pregio di ricordarmi molto bene i dettagli, ho una buona memoria per queste suppellettili dell’inconscio- mentre di ritorno da un locale chiamato Il Sotto Tetto -un posticino situato in un sotto tetto appunto, proprio di fronte al covo, altro locale bolognese- vissi uno dei miei trip più belli. Nulla di che, stavamo tornando verso Modena, io e altri quattro amici, ora non ricordo bene. Dovevamo essere belli fumati, io di sicuro, e sicuramente anche molto stanchi, perché nel delirio generale (io mi ricordo di un caotico viaggio, ma si sa che io non sono attendibile in tal’une situazioni) ad un certo punto ho cominciato a vedere i funghetti lungo i bordi della strada. Ora, non pensate male. Mettetevi nei miei panni; dovete sapere che il sotto tetto è appunto un sotto tetto, quindi classicamente un luogo di per sé col soffitto basso basso, il tetto appunto. Aggiungiamo il fatto che dentro passavano musica reggae e raggamuffin, poi prendiamo la massa di gente stivata dentro, e mettiamo nelle mani delle persone presenti, una ogni tre persone in quel luogo, un bel cannone fumante. A questo, miei cari lettori, dobbiamo aggiungere un altro piccolo dettaglio, ossia la mia altezza, che come notorio non sfiora il metro e settanta. Otteniamo dunque un nano in un ambiente saturo di fumi salubri, impossibilitato a raggiungere la quota necessaria per l’approvvigionamento di aria. Tutto questo deve, non di meno delle belle fumate che ci dobbiamo essere fatti, aver contribuito al mio stato delirante durante il viaggio di ritorno. Vi parlavo dei funghetti. Sì, io li ho visti. Come al solito dovevo trovarmi nella mia classica situazione post sballa o sbornia, con quel muso da stregatto, dovuto al mio barbone folto e i capelli alla bach e gli occhioni gonfi e rossi. Appoggiato e sbavante contro il finestrino dell’auto. Obbligatoriamente seduto dietro come i poppanti, immerso nel mio stato catatonico fissavo lo scorrere monotono e ripetitivo di tutti quei funghetti rossi e bianchi, così ordinati, così in fila per uno. Come soldatini di piombo ritti sulla loro unica gamba. Mi ricordo che quando ero fumatissimo non avevo la vista ben a fuoco e tutto finiva per perdere i contorni. Forse era un vantaggio reggere poco, spendevi meno, e del resto sono quasi sempre riuscito ad andare a scrocco, da merdaccia quale sono, ma questa è l’ennesima altra storia. Ho ben impressa questa storia, perché solo quando furono aperti i finestrini e l’aria fredda della notte emiliana cominciò ad entrare mi accorsi con simpatico umorismo e molta verve, appena riacquistata, che altri non erano se non gli amici paletti catarifrangenti che aiutano noi tossici ed ex tossici a non finire contro un platano o dentro un canale.
Perché vi ho raccontato questa storia? Non lo so, ma se non l’avessi fatto forse saremmo ancora qui a pensare ai SE che rendono le nostre storie molto più affascinanti. E se mia nonna avesse avuto le ruote di certo non sarebbe stata una cariola, ma sarebbe comunque apparsa come un’ambigua vecchietta ai vostri occhi, e ad ogni cambio di stagione la sua pensione sarebbe finita nelle tasche del gommista. Le storie sono fatte di viaggi in auto, di fuoco, di uccelli che volano, di paesaggi che passano rapidi come un dejavù, di frammenti di celluloide e tal volta son causati dalla troppa marijuana assunta. Da qui, e forse anche da prima, partono le connessioni che ci riconducono a quello che sono diventato anche grazie allo xanax, con le mie ansie e le mie fobie, ma questa è per l’ennesima volta un’altra storia che di certo in questo momento non ho voglia di raccontarvi.
Mentre tutte queste cose ed altre mille mi frullavano in testa ho partorito questo video frutto del taglia e cuci di alcune scene tratte da film e di qualche materiale che di tanto in tanto filmo. Buon viaggio. È proprio il caso di dirlo.




















Ma sei proprio sicuro che c’entrino lo xanax, le droghe e il fumo?? ;)
La musica che hai scelto è proprio adatta per il “viaggio”.
Paz.. lo so che ti sono mancato e che ti manco e che senza di me sei alla deriva… ma non ti preoccupare.. perchè veglio su di te..
infatti dopo questo post ti ho prenotato una camera singola a San Patrignano..
Ti aiuteranno.. non disperare
Adoro i tuoi momenti di pura follia come questi!!! :D
:*
Ora che ho letto questo post torno a casa a pranzo invece di pranzare sotto l’ufficio.
mi hai fatto venire un certo languorino.
i paletti catarifrangenti ihih