Frammenti notturni
Stanotte all’una e venti.
Mi lascio coccolare tra le note e la voce di Cristina Donà mentre guardo il led del modem agonizzare prima fisso, poi lampeggiante come un cuore che non ne vuole sapere di riprendere a battere in modo regolare, come un cuore che non si lascia andare alla cura. Ancora navi col motore spento aspettano un segno dal faro. Stati emozionali, mentre la sigaretta fuma gloriosa e cauta nel posacenere e io non trovo di meglio da fare che buttare giù queste due righe offline. Nemmeno le zanzare osano avvicinarsi intimorite, forse rispettose, così sto pensando ad un finale che mi lasci il segno.
Stanotte all’una e trenta
Aspetto, mentre tutto va fluido tra musica e pensieri, e sento in lontananza un tuono, il temporale. Mi affaccio alla finestra, l’umido si è fatto soffocante e sopra, il cielo, è metafora di quel led lampeggiante.
Stanotte all’una e trentasei
Deve essere stata questa tempesta elettrica a tagliarmi fuori, elettrica come il sottoscritto in questo momento, ah, ma ci sono le note e la voce di Cristina Donà a coccolarmi e poi aspetto ancora un finale che mi lasci il segno.
Stanotte all’una e cinquanta
Stimola inibisce congela, il cervello. Se c’è è di troppo, se non c’è ti manca, terapeutiche le piccole pale del vecchio ventilatore ruotano forsennate alle mie spalle nella stanza, mentre il tuono è ormai sopra di me, muovono quel aria ferma che crea quel clima d’attesa mentre la fronte è ormai appiccicosa, decido di rollarmi l’ennesima sigaretta. La pioggia improvvisa scende ora copiosa. Aspetto ancora un finale che mi lasci il segno.
Stanotte alle due e zerodue.
La musica è lenta, le pale girano monotone, l’aria è comunque ferma, come di granito. Per contrapposizione quando fuori piove, dentro, tutto si fa pesante e d’attesa. Non godi immediatamente della frescura che arriva come coito finale.
Stanotte alle tre e cinquantotto
La grandine è arrivata forte, improvvisa. Il vento pure, che sembrava la fine del mondo. La musica è sopita da ore ormai. Le pale girano ancora forsennate, l’aria è ancora soffocante, mi affaccio fuori della finestra e vedo il grande carrozzone temporalesco che si allontana come un immenso circo, lasciando nell’aria solo l’odore del suo passaggio e l’eco del fragore che si dilata pian piano che il tempo passa. I suonatori se ne vanno. Ho letto dei racconti, chiudo il libro. Stimolato, inibito, congelato, il mio cervello, in questo caldo senza fiato così fermo. Tiro l’ultima boccata e premo nel posacenere il cadavere della sigaretta ormai esanime. Sto pensando ad un finale che mi lasci il segno, ma non è stanotte che lo troverò, non qui, non davanti ad un pc.
Posterò, non ora. Buonanotte, buon giorno mondo.



















Bello, veramente bello..
blues, fortemente blues
vero molto blues…io benedico l’onnipotente aria condizionata in queste notti insonni
bravo paz, questo post l’ho sentito molto affine ad alcune notti che vivo pure io per cui mi è piaciuto molto leggerlo
duhangst: sempre grazie!
idolo: hai colto lo spirito, grande!
Matto: qui dio è morto allora, nel climatizzatore…dio è…morto
adamo: grazie, è sempre bello sapere che non sono l’unico a passare queste nottate piene di travagli…
il segno, però, questa notte l’ha lasciato sul post;
ba..cio
Cronaca di dramma … :?