
Pensavo alla questione dei rifiuti ieri sera, in maniera anche più ampia se vogliamo, ossia non circoscritta a Napoli e dintorni. Siamo una società ossessionata dai rifiuti, una società che anela a crearli e poi li guarda con disdegno, insomma viviamo in un ossimoro, ed è così che mi sono tornate in mente le città invisibili di Calvino: << una prima città tutta trasparente e limpida (porte d’alabastro, colonne di corallo, frontoni di serpentina, ville di vetro quasi acquari con danzatrici-sirene natanti); una seconda città fatta di detriti rugginosi e deperiti, mucchi di barattoli e corde così immonde da poter solo servire per impiccarsi ad una trave marcia >>. Questa città è Moriana, dalla doppia identità, in districabile nel suo essere così composta. Questo sistema produttivo, creato per soddisfare ogni nostro bisogno, e per crearne di sempre nuovi e non necessari, rende la prima Moriana stupenda, ma in maniera direttamente proporzionale contribuisce a nutrirne l’altra faccia, rendendola assai più diversa ma anche indivisibile. La nostra bella società si è votata all’usa e getta, altro ossimoro, una pratica che si è velocemente emancipata dal rango di novità merceologica finendo per diventare stile di vita dai connotati valoriali, impregnata del senso di superiore - inferiore, [...] una metonimia che sta lì, a indicare quel valore tritacarne supremo che è la libertà [...]
Lo spreco è auto referenziale, autistico, autocelebrativo.
[...] un naturale processo metabolico si è trasformato in un mostro temuto e venerato, dispensatore di un opulenza che, sta scritto, prima o poi verrà fatta scontare col filo di una lama, se non a noi almeno a quelli che verranno, cercando però nel frattempo di farla scontare anche ad alri. Perché nel mondo dei rifiuti, c’è sempre un altro: la sindrome di Nimby (Not In My Back Yard) è una sindrome che si allarga per cerchi concentrici, via la vergognosa prova della mia crapula, via da casa mia, dal mio quartiere, dalla mia città, dalla mia regione, dal mio continente, e via significa non vicino a me, ma vicino a qualcun altro, presente o futuro, il quale magari, nel lasso di tempo che lo separa dal godere i frutti interi della modernità, almeno ne gusta bucce e torsoli, perché anche con quelli qualcuno ci vive. [...]
Nuovamente dalle città invisibili di Calvino, Leonia questa volta: << ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi di una ricorrente impurità >>.
Viene allora da chiedersi se: davvero solo nella possibilità di sprecare, si instilla l’essenza della libertà? [...] solo nell’impunità del sovraconsumo proliferano i vermi della sua metabolizzazione [...]
Oggi, si potrebbe quasi dire che; non sono più quello che penso, non sono più quello che mangio e forse non sono nemmeno più quello che consumo. Io sono quello che rifiuto [...] perché solo nell’ecatombe della materia si celebra la glorificazione della nostra missione culturale nel mondo e nel tempo [...]
Il problema non è nel trattare i rifiuti, il problema è nel crearli. Ma non crearli perché una qualche legge dell’entropia ce lo impone. Di crearli, e in questa quantità perché ne va della nostra libertà. Sembra quasi che la questione dei rifiuti non appaia come una questione ambientale, ma quasi una questione religiosa: “NULLA SALUS EXTRA ECCLESIAM” se si vuole guadagnare il “paradiso”.
I rifiuti sono dunque un giano bifronte.
[...] Un’ economista ( statunitense di formazione, se non di nascita) non più tardi di quaranta o cinquanta anni fa, indicava nella società dei consumi di massa lo stadio finale dello sviluppo, quello al quale tutti prima o poi dovevano tendere, o anelare, o che almeno dovevano immaginare, ed è in quegli straordinari anni che l’obbiettivo economico di una sparuta minoranza di opulenti si trasforma magicamente in missione di vita. Come potevamo noi con tali premesse scegliere altrimenti? E come possono, gli altri, scegliere altrimenti? [...]
(ovviamente non è tutta farina del mio sacco, l’idea di fondo solo. Le citazioni di Calvino vengono da: le città invisibili” mentre gli estratti vengono dal libro No global edito da Zelig e scritto da Davide De Michelis, Angelo Ferrari, Raffaele Masto e Luciano Scalettari. Nel particolare gli estratti sono di un articolo di Marco Giovagnoli, docente dell’università di Bologna, presenti e riportati nel libro)























Ciao, complimenti per il blog!! Davvero fatto bene! Dato che ho notato che hai molte visite ti volevo chiedere se mi potresti aggiungere nel blogroll (ovviamente ricambierò). E poi mi potresti dire cosa ne pensi del mio sito dato che sei più espert di me? Se vuoi prendere spunto per qualche articolo fai pure^^ Ciao!
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un intervento così lungo è difficile da commentare a dovere, purtroppo, perchè tocca dei punti molto ma molto importanti
io so solo che la politica del NIMBY, del no a tutti i costi, dell’ascoltare tutte le volte chi si lamenta per ogni cosa e non guardare quanto ci si guadagna non ci sta facendo bene, affatto
credo ci siano due possibili interpretazioni della vita, la prima partecipa e cerca di adeguarsi al sociale, la seconda partecipa osservando, capisce e prende delle decisioni serissime e difficili; staccandosi dalla corsa del consumismo si hanno diversi effetti, molti negativi sulla stabilità dei singoli e subito dopo un piu o meno lungo periodo di profonda infelicità….
Successivamente, data, e non data per certa, la sopravvivenza del singolo, si ride di cuore di quello che prima ritenevamo un dogma.
Si fanno i contadini con felicità si scopa o si prende nel didietro ma si è contenti e nulla al mondo puo piu toccarci, ci si riscalda a legna, si producono pochissimi rifiuti e si osservano le cincie sugli alberi della nostra nuova casa in piu che campagna
un grande abbraccio fabrizio
Io non ho votato per Berlusconi ma sono della tua stessa idea… diamogli tempo e vediamo. Dopotutto ha un’ampia maggioranza da poter avere i numeri più che sufficienti per poter far passare ogni sua idea. Ciao da Maria